Quando il 23 gennao il “New York Times” ha pubblicato una storia che raccontava come gli Stati Uniti “si basano molto sul denaro saudita per offrire supporto ribelli siriani” aggiungendo che il presidente Obama ha segretamente autorizzato la CIA a iniziare armare i ribelli siriani fino dal 2013, l’agenzia di spionaggio sapeva che di avere un partner disposto a pagare per l’operazione segreta, lo stesso che l’Agenzia ha invocato per decenni per ottenere denaro e discrezione nei conflitti lontani: il Regno di Arabia Saudita.
Da allora, la C.I.A. e la sua controparte saudita hanno mantenuto un accordo per formazione dei ribelli, che gli americani hanno il nome in codice di “Timber Sycamore”, ovvero legno di sicomoro. Secondo l’accordo, hanno detto i funzionari dell’amministrazione attuali ed ex, i sauditi contribuiscono sia con armi e che con ingenti somme di denaro, e l’ Agenzia prende l’iniziativa di addestrare i ribelli sull’uso dei fucili d’assalto “AK-47” dei missili controcarro.
“Il supporto ai ribelli siriani è solo l’ultimo capitolo del rapporto lungo decenni tra i servizi di spionaggio di Arabia Saudita e gli Stati Uniti, un’alleanza che ha resistito allo scandalo Iran-Contras, al supporto fornito ai mujaheddin contro i sovietici in Afghanistan in Africa “, ha scritto il “NYT” . Ma dopo tanti libri, articoli e rivelazioni giunte da informatori di varie agenzie degli Stati Uniti, questa si può forse definire una sorpresa?
Questa alleanza sotterranea siglata nel reciproco interesse contro “nemici comini” era nota da decenni all’opinione pubblicae l’ultimo elemento di prova è giunto da un libro su al-Qaeda che ha scosso il mondo, ed è stato scritto da Mike Springmann, capo della sezione visti degli Stati Uniti a Jeddah, in Arabia Saudita, dal 1987 al 1989. Pubblicato lo scorso anno (gennaio 2015), questo libro ha rivelato fatti noti che sono accaduti negli Anni ottanta, quando la CIA ha reclutato e addestrato operatori musulmani per combattere l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Più tardi, avrebbe spostato questi “esperti” dall’Afghanistan ai Balcani, e dunque in Iraq, Libia, e Siria grazie a passaporti muniti di visti illegali negli Stati Uniti. “Questi combattenti appoggiati e addestrati dagli USA si sarebbero poi trasformati in un’organizzazione che è sinonimo di terrorismo jihadista: al-Qaeda “, ha scritto Springmann. E l’autore ha rilasciato un’intervista all’ agenzia di stampa russa “Sputnik”, in cui condivide conoscenze di prima mano: gli è stato chiesto se concedendo quei visti lui fosse consapevole di violare le leggi degli Stati Uniti. “Certo che lo sapevo, ma li ho rilasciati egualmente”, ha risposto –
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Al suo arrivo a Jeddah, Springmann scoprì che, come capo dell’ufficio visti , avrebbe dovuto vagliare oltre un centinaio di domande al giorno, separandole in “emissioni “,” rifiuti “ed in quelli che avrebbe in seguito definito “pass gratuiti per gli agenti della CIA . “ Un giorno – racconta – Eric Qualkenbush, allora responsabile del campo base della CIA, mi fermò mentre stavo camminando nell’ enorme “compound “del consolato. Aveva una richiesta per me: avrei potuto rilasciare un visto ad uno dei suoi agenti, un iraniano la cui famiglia possedeva un negozio tappeti orientali? Mi disse: “Fallo sembrare buono, lo vogliamo a Washington per consultazioni”.
Springmann racconta ancora di avere avuto battaglie quasi quotidiane con Jay Freres, il Console generale, che insieme a diversi altri funzionari della CIA chiedevano costantemente visti per le persone che la legge e i regolamenti avrebbero imposto di rifiutare. Ebbe anche diversi scontri con i candidati che insistevano perché approvasse i loro visti o che si lamentavano perché li aveva annullati. La maggior parte di costoro ora viene classificata da Springmann nella categoria dei ‘tipi poco raccomandabili’ , che ricevono i visti per recarsi negli Stati Uniti per formazione, debriefing, e per altri scopi. E consentendo loro passaggio, i funzionari governativi americani violato l’ “Immigration and Nationality Act”, così come molti regolamenti codificati nel manuale per gli affari esteri del Dipartimento di Stato,
Springmann finì col rendersi conto che il suo dovere nel lavoro alla Sezione consolare di Gedda era principalmente quello di garantire i visti per gli agenti della CIA, cioè per stranieri reclutati da ufficiali americani. “Come ho poi appreso con sgomento, i richiedenti il visto erano reclute per la guerra in Afghanistan contro l’Unione Sovietica. Poi ,col passare del tempo, i combattenti addestrati negli Stati Uniti hanno continuato ad essere attivi su altri campi di battaglia: la Jugoslavia, l’Iraq e la Siria, “, continua lui.
Ora, a parte il fatto che la testimonianza è di prima mano, tutti questi dettagli, in particolare sulla guerra in Afghanistan ed in Jugoslavia , erano ben noti in entrambi i Paesi e nella regione balcanica, eppure nessuno le ha ascoltate perché erano imbarazzanti sul piano politico. Oggi le cose sono cambiate a causa del fatto che il mondo non è più unipolare, e dopo questo terremoto geopolitico ci troviamo di fronte alle gravi conseguenze di una politica estera aggressiva in Medio Oriente come nei Balcani e nell’ Europa in generale. Però, ci si deve chiedere: perché proprio ora e dopo tanti decenni, l’autorevole “New York Times” ha scritto di questo? Forse, l’articolo va collegato a quanto sta accadendo in con Medio Oriente, ed in particolare nei rapporti con l’Arabia Saudita.
Dobbiamo ricordare alcuni eventi recenti: alla fine dello scorso anno del BND, il servizio segreto tedesco, ha pubblicato un notevole appunto di una pagine e mezza che diceva che l’Arabia Saudita aveva adottato “una politica di intervento impulsiva, e ritraeva il ministro della difesa e vice principe ereditario Mohammed bin Salman – il potente figlio prediletto del vecchio re Salman, che soffre di demenza – come un giocatore d’azzardo che sta destabilizzando il mondo arabo attraverso guerre per procura in Yemen e Siria,. Ma come Patric Cockburn ha scritto su “The Independent” nel gennaio di quest’anno, di solito le agenzie di spionaggio non distribuiscono documenti così esplosivi alla stampa , per giunta criticando la guida di un alleato vicino e potente come l’Arabia Saudita.
In effetti, questo non era normale. Come non era normale il fatto che non vi sia traccia di alcuna discussione sulla relazione nel BND, nemmeno una singola analisi. Poi, il 2 gennaio, c’è stata l’ esecuzione del religioso sciita Nimr al-Nimr e di altri 46 prigonieri, per lo più jihadisti sunniti o dissenzienti. L’Iran ha reagito con furia, il resto degli Stati mediorientali si è messo in stato di allerta. E da quel momento la corte saudita è diventata prima luogo di riunioni con alti funzionari degli Stati Uniti di America, poi coi rappresentanti di altre potenze mondiali.
Adesso si sta discutendo di come si potrebbe risolvere il problema principale degli occidentali , quello del cambiamento di generazione sul trono saudita dopo la morte, avvenuta l’anno scorso, di re Abdullah . Il sovrano attuale, Salman, come si diceva è affetto da demenza, eppure nell’ aprile dello scorso anno deciso cambiamenti che hanno preoccupato i tradizionali alleati del suo Paese. Il re ha rimosso il suo fratellastro dal ruolo di principe ereditario, sostituendolo con suo nipote, ed ha elevato il figlio al posizione di vice successore. Questi movimenti di corte hanno fatto avanzare una nuova generazione di principi sauditi nella linea di successione e, potenzialmente, hanno determinato il futuro del trono per decenni.
Come principe ereditario, Mohammed bin Nayef, 55 anni, è il più probabile successore del re. Il principe, che è anche il ministro degli interni, è conosciuto a livello internazionale come zar dell’ anti-terrorismo nel suo Paese e adesso diventa il primo della sua generazione a toccare una posizione così elevata. E’ sopravvissuto a diversi attentati, tra cui uno di “al-Qaida” nel 2009 , ed ha preso il posto del principe Muqrin.
Il regio decreto ha anche annunciato però che il figlio del re, il principe Mohammed bin Salman, che non ha ancora trent’anni ed è anche ministro della Difesa , diventa secondo nella linea di successione al trono. Entrambi i principi sono parte di una generazione di nipoti del fondatore dell’Arabia Saudita, Abdulaziz al-Saud, dopo la morte del quale, nel 1953, il potere era passato da fratello a fratello.
Un altro cambiamento importante è stata la rimozione del ministro degli esteri di vecchia data, il principe Saud al-Faisal, sostituito con Adel al-Jubeir, ambasciatore del regno negli Stati Uniti. Faisal, 75, che era stato ministro degli Esteri per 40 anni, quest’anno ha trascorso diversi mesi all’estero per ricevere cure mediche, e il decreto cita proprio le condizioni di salute come la ragione dell’avvicendamento.
Tra tutto questo, occorre leggere i titoli dei giornali con particolare attenzione: il ministro della Difesa, principe Salman bin, tutto ad un tratto è divenuto “l’uomo più pericoloso del mondo “ che nella regione gioca con il fuoco . Ma in Medio Oriente il fuoco brucia costantemente da anni se non da decenni: perché dunque , tutto ad un tratto, tanta tapreoccupazioni circa principe saudita Salman bin?
A parte tutte le forzature del flusso multimediale, la minaccia si può forse individuare negli stretti legami che principe saudita ha con la Federazione russa,che ha messo entrambe le gambe nella regione?
Giusto per ricordarlo, nel mese di ottobre dello scorso anno il presidente russo Vladimir Putin e il ministro della difesa saudita hanno convenuto sul fatto che Mosca e Riyadh dovrebbero perseguire obiettivi comuni in Siria, tra cui la riconciliazione nazionale e la lotta contro i terroristi, come dichiarò allora il ministro degli Esteri Sergey Lavrov E’ dal quel monento che fra gli alleati occidentali di Ryadh è scattato l’ allarme rosso.
Anche Putin ha incontrato lo sceicco Mohammed bin Salman per i colloqui che si sono svolti a margine di una gara di Formula 1 , a Sochi, ed alla riunione hanno partecipato anche i ministri degli Esteri di entrambi gli Stati . “Le parti hanno confermato che l’Arabia Saudita e la Russia hanno obiettivi simili riguardanti la Siria – ha dichiarato Lavrov dopo i colloqui – prima di tutto, quello di evitare che un califfato terrorista ottenga il sopravvento in Siria . Da parte nostra, siamo pronti a una nuova collaborazione, proposta che è stata accolta positivamente dal principe ereditario, per iniziare una stretta collaborazione tra forze armate e servizi di sicurezza al fine di eliminare qualsiasi dubbio sul fatto che gli obiettivi della forza aereaa della Air force russa sono militanti dell’ ISIS, di al-Nusra, e di altre organizzazioni terroristiche “.
Durante i colloqui, l’Arabia Saudita ha espresso anche disponibilità ad intensificare gli sforzi di cooperazione con la Russia per quanto riguarda le operazioni anti-terrorismo, ha confermato il ministro al-Jubeir, in quel monento ancora in carica. E’ questa dunque la ragione principale per cui d’un tratto il principale flusso di comunicazione occidentale definisce il principe saudita “l’uomo più pericoloso del mondo”? La risposta a questa domanda certamente potrà rivelare meglio la natura di quel che sta succedendo in Arabia Saudita.
(Marina Ragush)