È sotto gli occhi di tutti l’allarmante percorso di “fascistizzazione” imboccato dalla Croazia da una manciata di giorni, ossia da quando si è insediata la nuova compagine governativa frutto di un accordo di coalizione tra il fronte conservatore capeggiato dall’Hdz (ritornato al potere dopo quattro anni di opposizione) e il giovane movimento centrista Most. Niente di più prevedibile, del resto: i tanti indizi a sostegno di questa tesi, sparsi dal neonato esecutivo in appena due settimane di mandato, sono legati a doppio filo alla retorica nazionalista a cui a sempre attinto a piene mani l’Hdz, il maggiore partito di centrodestra del Paese. E dunque, basta scorrere la rassegna stampa di questi giorni per comprendere che le varie dichiarazioni revisioniste e filo-fasciste pronunciate da esponenti e ministri dell’Hdz, le loro scioccanti iniziative e il discutibile approccio al pluralismo informativo non rappresentano altro che i primi tasselli di un quadro chiaro sin da fine dicembre, quando l’Hdz riuscì a mettere in piedi l’alleanza con Most. Qualche esempio? La proposta di istituire un “registro dei traditori” con cui schedare tutti i cittadini croati che in passato si sono schierati contro l’indipendenza della Croazia, avanzata da Mijo Crnoja, che non ha resistito alle fortissime pressioni (esercitate anche sul fronte interno) ed è stato costretto a rinunciare all’incarico a nemmeno una settimana dalla sua nomina. Oppure gli incredibili strali del ministro della Cultura Zlatko Hasanbegovic – a differenza del collega, saldamente ancorato alla poltrona nonostante le feroci proteste scatenate dai media di tutto il mondo, dalla società civile, dagli operatori culturali e da nomi noti dell’arte e dello spettacolo – contro l’antifascismo. O ancora, l’intenzione dell’Hdz (rivelata dalla stampa croata) di stanziare fondi statali solo ai media “no profit” compiacenti e di sostituire in blocco l’intero cda di “Hina”, l’agenzia di stampa pubblica. Segnali, inoltre, di come la società croata non abbia ancora chiuso i conti con il passato, visto che il blocco nazionalista ha ottenuto, seppure con uno scarto di pochissimi voti rispetto allo schieramento di centrosinistra, la maggioranza dei consensi alle elezioni parlamentari di novembre.
A tracciare questa impietosa disamina della situazione attuale è Oliver Frljić, direttore del teatro nazionale “Ivan Zajc” di Fiume, in un’intervista concessa ad “Al Jazeera”. “Bisogna essere realisti: ciò che sta accadendo sulla scena politica croata – aggiunge Frljić – riflette la scala di valori completamente distorta di buona parte della nostra società. Chi ha votato questa gente? È stata la popolazione croata, ben sapendo chi fossero e che idee avessero. Quindi, non dobbiamo domandarci: in che Paese viviamo? Ma, piuttosto: con chi viviamo?”.
(Francesco Caponio)