In Iraq razzi contro obiettivi americani: colpita la green zone e una base militare
Top

In Iraq razzi contro obiettivi americani: colpita la green zone e una base militare

Dopo il raid che ha precipitato il mondo intero in uno scenario pauroso, Trump continua con i suoi atti di terrorismo e iniziano le reazioni. E dall'Iran promettono vendetta

Raid Usa in Iraq
Raid Usa in Iraq
Preroll

globalist Modifica articolo

4 Gennaio 2020 - 09.14


ATF

La risposta agli attacchi di Trump o chissà che cosa: due razzi si sono abbattuti sulla superprotetta Green Zone di Baghdad, in Iraq, provocando esplosioni nella zona che ospita gli uffici del governo iracheno e l’ambasciata degli Stati Uniti.

Secondo i media locali diversi elicotteri americani si sono alzati in volo per sorvegliare la zona. Non vi sono al momento notizie di vittime. In un secondo attacco, quasi simultaneo, quattro razzi hanno colpito la base aerea irachena Al-Balad che ospita militari americani.
Le sirene hanno immediatamente suonato nella base aerea Al-Balad di Baghdad, che ospita sia diplomatici sia truppe americane, secondo fonti dell’agenzia Afp. La base è stata colpita da missili Katyusha, hanno riferito fonti di sicurezza. Gli Stati Uniti temevano contraccolpi contro le basi in cui le loro truppe sono schierate in tutto l’Iraq a seguito dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani.
Il blitz della notte

La tensione in Medio Oriente cresce ora dopo ora, mentre gli Usa guidati dallo spregiudicato Trump hanno compiuto un altro raid aereo in Iraq ha ucciso un comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd al Shaabi). 
La tv irachena non ha specificato l’identità del comandante vittima del raid, riferendo soltanto di “morti e feriti” stando a una fonte della polizia locale. Ma secondo l’emittente iraniana Press Tv, nel corso dell’attacco sarebbe stato ucciso Shibl al Zaidi, leader delle Brigate Imam Ali, milizia che fa parte delle Unità di mobilitazione popolare (Pmu) allineata con l’Iran. Con lui sarebbero stati uccisi suo fratello e cinque guardie del corpo. Così per il Pentagono, secondo il quale, “con alta probabilità” l’attacco mirato ha portato alla morte di Shubul al-Zaidi. In una nota, tuttavia, le Forze di mobilitazione popolare hanno smentito la notizia sostenendo che le vittime sono medici vicini al gruppo e che nessun esponente della milizia è rimasto ucciso.
Nella zona colpita si sono riunite le forze di mobilitazione popolare irachene, gruppi di milizie sciite appoggiate dall’Iran. Secondo un funzionario iracheno, che ha parlato con l’agenzia Reuters, l’attacco di questa notte ha provocato la morte di sei persone, ferite in modo critico almeno tre.
L’operazione fa parte della stessa strategia approvata da Trump giovedì mattina e che ha ucciso il comandante della Forza Quds dei Guardiani della rivoluzione iraniana. La milizia ha smentito la morte del leader nel raid, ma secondo diverse fonti nel raid sono morti sei uomini, probabilmente i luogotenenti di al-Zaidi, appartenenti alle Forze di mobilitazione popolare, Hashed al-Shaabi, il cartello paramilitare iracheno dominata da fazioni sciite con stretti legami con l’Iran.
Intanto, dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, l’ambasciatore iraniano all’Onu Takht Ravanchi, in una lettera al segretario generale Antonio Guterres e al collega del Vietnam Dang Dinh Quy, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, scrive che “l’assassinio del generale Qassem Soleimani è un esempio evidente di terrorismo di Stato e, in quanto atto criminale costituisce una grave violazione dei principi di diritto internazionale, compresi quelli stipulati nella Carta delle Nazioni Unite. Comporta quindi la responsabilità internazionale degli Usa”.
E mentre il mondo trattiene il respiro, dall’Iran arrivano promesse di vendetta: “”Il sangue del martire SOLEIMANI sarà vendicato il giorno in cui vedremo la mano malvagia dell’America essere tagliata via per sempre dalla regione” ha dichiarato il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una visita ai familiari del generale Qassem Soleimani.

Leggi anche:  Narges Mohammadi in sciopero della fame: l'attivista rischia di morire in silenzio
Native

Articoli correlati