L'irrisolvibile "Questione israeliana"
Top

L'irrisolvibile "Questione israeliana"

Una “questione” che sta minando le basi stesse su cui si è fondato lo Stato d’Israele: i principi di quel sionismo originario che ispirò i padri fondatori d’Israele.

L'irrisolvibile "Questione israeliana"
Preroll

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

20 Novembre 2022 - 18.24


ATF

La sistematicità con cui Globalist segue gli eventi politici d’Israele ha alla sua base una convinzione che va controcorrente rispetto ad una pubblicistica pluridecennale, molto presente a sinistra, per la quale Israele “esiste” e va raccontato, monitorato, denunciato o difeso a spada tratta, in quanto specchio della irrisolta “questione palestinese”. Non è così. Almeno non lo è per chi scrive, che il Medio Oriente, in particolare Israele e Palestina, segue da trentacinque anni.

La “Questione israeliana”

Una “questione” che si fa sempre più complessa e probabilmente irrisolvibile. Una “questione” che sta minando le basi stesse su cui si è fondato lo Stato d’Israele: i principi di quel sionismo originario che ispirò i padri fondatori d’Israele.

Da democrazia a etnocrazia.

Un declino pericoloso che ritroviamo molto bene articolato in uno scritto su Haaretz di Amos Schocken.

“A trent’anni dalla sua promulgazione – annota l’autore – la Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà sarà di fatto annullata: L’intenzione di approvare una legge che consentirebbe a una maggioranza di 61 membri della Knesset di annullare le sentenze della Corte Suprema ne è un segnale. Questa mossa riflette il deterioramento della destra israeliana, da una destra liberale che dava priorità al singolo cittadino a una destra nazionalista meno interessata all’individuo, che premia i valori nazionalisti ebraici, che considera i non ebrei come un fastidio – in uno Stato in cui più di un quinto dei suoi cittadini non sono ebrei. La Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà ha sancito i diritti umani e civili in diverse aree: dignità umana e libertà; conservazione della vita, del corpo e della dignità; protezione della proprietà; libertà personale che non può essere limitata in alcun modo; il diritto concesso a ogni essere umano di lasciare Israele e il diritto concesso a ogni cittadino di entrare nel Paese; il diritto alla privacy e all’intimità.
La Corte ha interpretato il termine “dignità” nella legge nel senso di uguaglianza tra gli esseri umani e i cittadini. Ciò è in linea con i principi fondamentali che compaiono nella prima sezione della Legge fondamentale: “I diritti umani fondamentali in Israele si basano sul riconoscimento del valore dell’essere umano, della santità della sua vita e del suo essere una persona libera, e devono essere sostenuti nello spirito dei principi inclusi nella Dichiarazione di istituzione dello Stato di Israele”.
La Dichiarazione dello Stato di Israele stabilisce diversi principi, tra cui l’uguaglianza, che meritano di essere menzionati:
“Lo Stato d’Israele sarà aperto all’immigrazione ebraica e al raduno degli esuli; favorirà lo sviluppo del Paese a beneficio di tutti i suoi abitanti; sarà basato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come previsto dai profeti d’Israele; assicurerà la completa uguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti i suoi cittadini indipendentemente dalla religione, dalla razza o dal sesso; garantirà la libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura; salvaguarderà i luoghi santi di tutte le religioni; e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite.
Lo Stato di Israele è pronto a cooperare con le agenzie e i rappresentanti delle Nazioni Unite nell’attuazione della risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 novembre 1947, e prenderà provvedimenti per realizzare l’unione economica di tutta Eretz-Israel”.
Nel tentativo di sancire i diritti definiti dalla Legge fondamentale, i legislatori hanno essenzialmente imposto, con alcune limitazioni, l’obbligo alla corte di annullare qualsiasi futura legislazione che possa ledere tali diritti. La sezione 8 della legge afferma che: “Non si possono violare i diritti sanciti dalla presente Legge fondamentale se non per mezzo di una legge che corrisponda ai valori dello Stato di Israele, che abbia uno scopo appropriato e che non vada oltre quanto richiesto, o sulla base di una legge, come sopra menzionato, in forza di un’esplicita autorizzazione in essa contenuta”.
Se e quando un firmatario presenta un ricorso al tribunale contro una nuova legge che ritiene lesiva dei suoi diritti secondo la Legge fondamentale, il tribunale deve decidere se tale lesione è in linea con i valori dello Stato di Israele, se è destinata a uno scopo appropriato e se è proporzionale. Se il tribunale conclude che la nuova legge non soddisfa questi criteri, è suo dovere annullarla.
Questa Legge fondamentale è unica e dovrebbe essere motivo di orgoglio e di apprezzamento per gli israeliani nei confronti dei legislatori che l’hanno promulgata. Tra l’altro, la legge è stata approvata durante un governo del Likud, guidato da Yitzhak Shamir. Tra coloro che hanno lavorato per promuovere la legge c’erano il ministro della Giustizia Dan Meridor, il presidente del Comitato per la Costituzione, il Diritto e la Giustizia della Knesset Uriel Lynn, il deputato dell’opposizione Amnon Rubinstein e il deputato Yitzhak Levy del Partito Nazionale Religioso. Essi hanno guidato un’iniziativa che è stata sostenuta nella votazione finale da membri della Knesset sia della coalizione che dell’opposizione, come si addice a una Legge fondamentale.
I membri della Knesset che hanno appoggiato la legge hanno svolto il loro ruolo con modestia (una cosa del genere non esiste più): I membri della Knesset non sono che emissari del pubblico, che è il sovrano, che è “colui che comanda”, e questo pubblico comprende ebrei e non ebrei, cittadini e non cittadini. Hanno espresso l’idea che i diritti fondamentali definiti nella Legge fondamentale devono essere sanciti in modo tale che gli emissari del pubblico, coloro che legiferano oggi e coloro che seguiranno la loro scia in futuro, non possano ledere tali diritti.

Leggi anche:  Cisgiordania, le verità scomode del generale Fuchs


“Lo Stato d’Israele sarà aperto all’immigrazione ebraica e al raduno degli esuli; favorirà lo sviluppo del Paese a beneficio di tutti i suoi abitanti; sarà basato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come previsto dai profeti d’Israele; assicurerà la completa uguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti i suoi cittadini indipendentemente dalla religione, dalla razza o dal sesso; garantirà la libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura; salvaguarderà i luoghi santi di tutte le religioni; e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite.
Lo Stato di Israele è pronto a cooperare con le agenzie e i rappresentanti delle Nazioni Unite nell’attuazione della risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 novembre 1947, e prenderà provvedimenti per realizzare l’unione economica di tutta Eretz-Israel”.


Il fiore all’occhiello

Per la destra di allora, la Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà era considerata il fiore all’occhiello della sua legislazione. Per la destra di oggi e degli ultimi anni, la Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà è un anatema.

Leggi anche:  Smotrich chiede a Netanyahu di annettere la Cisgiordania se l'Aia dichiarerà illegali le colonie israeliane


La destra non può tollerare questa base della democrazia, della parità di diritti tra i cittadini e della parità di diritti tra gli esseri umani. Nei casi in cui l’Alta Corte di Giustizia ha emesso una sentenza – come la Legge fondamentale la obbliga a fare – e ha annullato qualsiasi legge che lede i diritti, il clamore sollevato contro la Corte da parte di leader politici di alto livello (e apparentemente seri) non ha tenuto conto del fatto che questo è lo scopo stesso della Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà, che è stata approvata dalla Knesset e sulla quale la Corte è obbligata ad agire. La legge ostacola l’iniquità che la destra vuole promuovere tra i cittadini ebrei e i loro vicini non ebrei, tra israeliani e richiedenti asilo e palestinesi. Si pensi, ad esempio, alla legge sulla cittadinanza, che impedisce l’unificazione dei palestinesi in Israele sposati con palestinesi dei territori. L’ex ministro della Giustizia Ayelet Shaked ha dichiarato apertamente che è inadeguato che questa legge possa essere emendata solo per motivi di sicurezza; deve esserci un’opzione per impedire questi matrimoni per motivi demografici, ha affermato, nonostante il danno ai diritti umani e civili.


Il defunto giudice della Corte Suprema Edmund Levy ha affermato, al contrario, in una sentenza sugli emendamenti alla legge sulla cittadinanza, che “le disposizioni che non sono individualmente sensibili a ogni richiesta posta alle porte delle autorità di sicurezza sono incoerenti con l’intenzione di riconoscere la posizione centrale del diritto alla vita familiare e il diritto all’uguaglianza”. Nella stessa ottica, Shaked ha citato la sentenza emessa dall’Alta Corte di Giustizia sul caso Kaadan nel 2000, che vietava la disparità tra ebrei e arabi nell’accettazione negli insediamenti comunali, come motivo per opporsi ai diritti derivati dalla Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà. È in questo contesto che nel 2018 è stata approvata la Legge fondamentale fascista su Israele come Stato-nazione del popolo ebraico. Infatti, la sezione 7 di tale legge afferma che: “Lo Stato considera lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale e agisce per incoraggiare e promuovere la sua creazione e il suo consolidamento”. Hanno dimenticato “lo spirito dei principi inclusi nella Dichiarazione di fondazione dello Stato di Israele” su cui poggia esplicitamente la Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà, compreso il principio che lo Stato “promuoverà lo sviluppo del Paese a beneficio di tutti i suoi abitanti”.

Leggi anche:  Cosa c'entra Anna Frank con la guerra di Gaza? Una riflessione da Israele


È deludente che, a seguito delle petizioni presentate contro la legge sullo Stato-nazione, il verdetto della Presidente della Corte Suprema Esther Hayut non abbia annullato la legge – anche dopo il suo lungo sforzo di affermare che la Sezione 7 non ostacola l’uguaglianza nello sviluppo del Paese anche per i cittadini non ebrei, e nonostante sia giunta lei stessa alla conclusione (che non ha nascosto) che il suo sforzo non ha raggiunto il suo obiettivo. Sarebbe stato giusto annullarla, se non altro per la contraddizione tra la sua sezione 7 e la Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà, l’impegno stabilito nella Dichiarazione di Indipendenza e il verdetto di Kaaden. Una delle ragioni principali che Hayut ha addotto nella sua decisione di non annullare la legge è che esiste una sorta di armonia tra le Leggi fondamentali. L’esistenza della Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà influenzerà le sentenze dei tribunali che saranno influenzate anche dalla Legge fondamentale su Israele come Stato-nazione del popolo ebraico. È difficile accettare questo ragionamento, data la contraddizione tra le due leggi. In ogni caso, l’approvazione della legge di annullamento con una maggioranza semplice significherebbe una cosa sola per quanto riguarda la Legge fondamentale sulla dignità umana e la libertà: la sua eliminazione”.

Così Schocken. 

Un tempo si affermava che a confrontarsi erano due “Israele”: quella laica, inclusiva, proiettata nel futuro, l’Israele nazione delle sturt up, che ha come suo cuore pulsante, Tel Aviv, e l’Israele ultraortodossa, iper nazionalista, fortemente identitaria sul piano ideologico, ispirata da un messianismo politico-religioso che è sempre stato alla base del revisionismo sionista di Zeev Jabotinsky, il grande ideologo della destra ebraica. I risultati delle elezioni del 1° novembre hanno sancito, ratificato, ciò che da tempo era chiaro: l’Israele fondamentalista ha se non cancellato di certo messo in un angolo l’Israele laico, secolarizzato. La destra ha vinto prima sul piano culturale e poi su quello politico. Perché ha colto i cambiamenti strutturali intervenuti nei decenni a trascorrere dentro la società israeliana, nella sua composizione demografica, anche a seguito delle varie ondate migratorie succedutesi negli ultimi trent’anni, e a questi cambiamenti ha dato voce, identità, rappresentanza. Cosa che non è riuscita a fare la sinistra. Quanto a noi, noi europei, noi sinistra, ci innamoriamo di quello che appare a noi più vicino, più simile. Nel corso del tempo abbiamo imparato a conoscere, leggere, apprezzare, grandi scrittori come sono stati gli scomparsi Abraham Yehoshua, Amos Oz. Come è David Grossman. Scrittori impegnati in quel campo della pace che oggi non ha più rappresentanti alla Knesset, il parlamento israeliano. Quell’Israele è oggi minoranza, illuminata ma pur sempre esigua minoranza. Stranieri in patria. 

Native

Articoli correlati