Dall'Isis a "Daniel": così muore Derna, città "sommersa"
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Dall'Isis a "Daniel": così muore Derna, città "sommersa"

Un'ecatombe senza fine nella devastata città portuale di Derna, in Libia, dove potrebbero essere circa 20.000 i morti per la tempesta Daniel che sabato notte si è abbattuta sulla costa settentrionale della Libia.

Dall'Isis a "Daniel": così muore Derna, città "sommersa"
Derna
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

13 Settembre 2023 - 18.21


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Dove non è riuscito il “Califfo”, è arrivato “Daniel”. 

Storia di Derna la città che non c’è più.

Un’ecatombe senza fine nella devastata città portuale di Derna, in Libia, dove potrebbero essere circa 20.000 i morti per la tempesta Daniel che sabato notte si è abbattuta sulla costa settentrionale della Libia.

A fronte delle 10.000 vittime dichiarate dalle agenzie umanitarie ufficiali come la Mezzaluna Rossa libica, la nuova drammatica stima di 20.000 morti è del direttore del Centro medico Al-Bayda, Abdul Rahim Mazi, citato dal Guardian, mentre gli aiuti internazionali cominciano a poco a poco ad arrivare sul posto. 

I cadaveri – si legge ancora nell’articolo del quotidiano britannico – sono ancora disseminati per le strade e l’acqua potabile scarseggia. Intere famiglie sono state spazzate via dalla tempesta e, data la lontananza di alcuni villaggi e la scarsa organizzazione delle amministrazioni comunali, ci vorrà del tempo prima che il bilancio delle vittime sia confermato.

La devastazione è anche peggiore di quanto si temeva inizialmente. “Il mare scarica costantemente dozzine di corpi”, ha detto Hichem Abu Chkiouat, ministro dell’aviazione civile nell’amministrazione che governa la Libia orientale, ripreso dal quotidiano britannico, e ha aggiunto che la ricostruzione costerà miliardi di dollari. 

 “Il 25% della città di Derna è completamente scomparso”

In tre giorni, sulle coste della Cirenaica sono caduti fino a 227 millimetri di pioggia. In media, in quelle stesse zone le precipitazioni ammontano a meno di un millimetro al giorno. La potenza del ciclone Daniel deriva dalla temperatura molto elevata del Mediterraneo, è stato un “ciclone di tipo tropicale”, una depressione verticale alimentata dall’energia del mare molto caldo. Continua a crescere il numero dei morti: solo a Derna, nell’Est, dove hanno ceduto le dighe, quelli accertati sarebbero circa seimila.

Un quarto circa della città “non c’è più”, il ciclone ha fatto tabula rasa: “Come uno tsunami”. Il flusso d’acqua ha sommerso buona parte di un centro che aveva 120mila abitanti. Case, auto e persone trascinate nel Mediterraneo. “Il 25% della città di Derna è completamente scomparso a causa delle alluvioni” dovute all’uragano Daniel che ha colpito la Libia orientale. Lo ha dichiarato ad Al Jazeera il ministro dell’Aviazione nel governo nominato dal parlamento di Tobruk, Hisham Abdullah Abushekiwat affermando che “i corpi dei morti sono sparsi ovunque nella città”.

Mohammed Qamaty, un volontario a Derna, ha detto che i soccorritori stanno ancora cercando di recuperare i corpi. “Chiediamo a tutti i giovani libici, a chiunque abbia una laurea o una professione medica di venire ad aiutarci”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters. “Abbiamo carenza di infermieri, abbiamo bisogno di aiuto”.

Esperti di ingegneria idraulica hanno detto alla Bbc che è probabile che una diga a circa 12 km da Derna abbia ceduto per prima, mandando la massa d’acqua a valle, superando una seconda diga che si trovava più vicino alla città. 

“Ci sono corpi in molti luoghi e famiglie bloccate nelle loro case”, ha commentato a proposito il ministro per la sanità, OthmanabdelJalil. Ma il fango rossastro e i rottami delle auto trascinate dai torrenti durante la tempesta rendono difficoltose le operazioni di soccorso. “Le strade sono state danneggiate, le telecomunicazioni a Derna non funzionano, gli ospedali sono in difficoltà, anche i nostri partner locali sono stati colpiti: è una situazione disastrosa”, ha raccontato la portavoce dell’UnhcrRula Amin, ad al Jazeera. Anche per questo molti aiuti stanno pervenendo via mare, come la nave carica di materiali sanitari già arrivata da Tripoli.

La Libia valuterà gli aiuti stranieri prima di accettarli. Lo ha sottolineato Abdul Hamid Dbeibah, alla guida del governo libico internazionalmente riconosciuto di Tripoli. “Ci sono state molteplici offerte di aiuto e accetteremo solo gli aiuti necessari”, ha affermato, sostenendo che la selezione degli aiuti internazionali faciliterebbe anche il coordinamento dell’operazione di salvataggio.

Gli aiuti hanno cominciato ad affluire ma la situazione è complicata anche dalla condizione interna: al governo di Dbeibeh a Tripoli si contrappone a est il comandante Khalifa Haftar e il suo esercito nazionale libico (Lna), sostenitori del Parlamento con sede a Tobruk guidato da Osama Hamad. Sotto l’autorità di questi ultimi ricade Derna, che si trova a circa 300 chilometri a est di Bengasi.

La portata del disastro ha spinto il consiglio presidenziale libico, riconosciuto all’estero, a chiedere “solidarietà al mondo”. La Turchia è stata la prima a rispondere, inviando la sua Autorità per la gestione dei disastri e delle emergenze (Afad). Il 12 settembre all’alba un aereo militare è partito da Ankara per Benina, vicino a Bengasi, la seconda città del paese, con a bordo soccorritori, veicoli e imbarcazioni di salvataggio. Nel corso della giornata sono seguiti altri due voli. Sono arrivati ​​anche i soccorritori dagli Emirati Arabi Uniti. 

Il vicino Egitto ha inviato il suo capo di stato maggiore Osama Askar accompagnato da una squadra di soccorso e da attrezzature. Il Cairo, alleato del maresciallo Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, ha annunciato aiuti materiali e la realizzazione di un “corridoio aereo”. L’Algeria, da parte sua, ha inviato otto aerei con “attrezzature mediche e aiuti alimentari”. 

Dopo anni di guerra civile, seguiti alla fine del governo di Muammar Gheddafi nel 2011, gli aiuti internazionali alla Libia si erano in gran parte fermati. “C’è stato un disimpegno dai progetti di sviluppo dei donatori umanitari internazionali, che invece intervengono in contesti di emergenza e di crisi con progetti di aiuto diretto. Questo disimpegno si è accelerato negli ultimi due anni”, osserva un dirigente dell’ong Humanité & Inclusion, presente nella Libia occidentale. 

La riduzione degli aiuti internazionali è legata a un contesto di “transizione” in un “paese che si muove verso progetti di sviluppo e di ricostruzione, ma dove permangono situazioni che richiedono assistenza umanitaria”. Al livello internazionale, dopo l’inizio della guerra contro l’Ucraina, nel febbraio 2022, gran parte dei fondi è stata reindirizzata verso il paese dell’Europa orientale. L’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento delle questioni umanitarie ha affermato che le squadre di emergenza sono state mobilitate per aiutare sul campo.

Eroi in camice bianco

Ne scrive Federico Mellano per La Stampa: “Prosegue senza sosta il lavoro dei medici della Comunità del mondo arabo in Italia, dell’Associazione medici di origine straniera in Italia, dell’Unione medica euro mediterranea e del Movimento internazionale transculturale interprofessionale Uniti per unire. Poche ore fa un gruppo di dottori è partito dall’ospedale di Yefren, in provincia di Tripoli per andare a Derna. «Abbiamo istituito l’unità di crisi internazionale per il Marocco e per la Libia – spiega il prof. Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia dell’Unione medica euro mediterranea e membro commissione Salute globale Fnomceo –, per sostenere la popolazione in Marocco, in Libia, ma anche in Italia. I morti sono più di 6.500 e più di 13mila dispersi. Tutti e due i governi libici, in queste ore, si stanno unendo per sostenere la popolazione».
Ma i numeri sono destinati a salire e la situazione a Derna è da girone dantesco. I morti potrebbero essere oltre 10mila, perché oltre il 30 per cento dei quartieri della città è scomparso», prosegue Aodi. A Derna manca praticamente tutto: «Purtroppo stanno aumentando i casi di setticemia ed è sempre più concreto il rischio di colera perché l’acqua è sporca». Ma oltre alle risorse, c’è bisogno anche di personale specializzato: «Servono psicologi, i bambini sono traumatizzati e molte donne in gravidanza hanno avuto aborti spontanei per lo stress. Servono ginecologi, pediatri, ostetrici e infermieri».

In città il fetore causato dai cadaveri in putrefazione è diventato insopportabile: «Si cammina con le mascherine».
«Lanciamo un appello al governo Italiano per avere maggiori aiuti. Ci serve una delegazione di medici specialisti», aggiunge Aodi.
«Le prime stime locali dicono che gli sfollati interni sarebbero 60mila», afferma Rula Amin, portavoce dell’Unhcr, ad Al Jazeera. Prima che la tempesta devastante colpisse la Libia orientale, l’area ospitava già più di 46.000 sfollati interni a causa del conflitto decennale del paese. «Stiamo inviando tutto il necessario per integrare e aumentare le forniture nell’hub di Bengasi», ha aggiunto Amin, «le strade sono state danneggiate, le telecomunicazioni a Derna non funzionano, gli ospedali sono in difficoltà, anche i nostri partner locali sono stati colpiti: è una situazione disastrosa». […]Co-mai, Amsi e Umem si erano già attivati per l’emergenza terremoto in Marocco, promuovendo un clima inclusivo e attento alla tutela delle minoranze. «Siamo stati in contatto con i nostri rappresentanti locali in Marocco, medici e giornalisti che ci avevano raccontato della gravità della situazione», spiega prof. Foad Aodi. «L’11 settembre scorso, poi, abbiamo svolto un dibattito interreligioso, in cui abbiamo affrontato anche il tema della violenza sulle donne, che non deve mai essere accettabile. La violenza non ha mai giustificazione, non ha colore né religione», conclude Foad Aodi”.

La denuncia del vice sindaco

Il vicensindaco di Derna Ahmed Madroud ha affermato che la manutenzione sulle dighe della città è stata interrotta nel 2002 e che i danni causati dalle inondazioni saranno difficili da riparare.

Lo riporta al Jazeera sul suo sito.

“Le dighe non vengono controllate dal 2002 e non sono molto alte”, ha affermato. Secondo Madroud la prima diga crollata era di soli 70 metri. Una volta che l’acqua l’ha superata, si sarebbe accumulata sotto la seconda, provocandone il crollo. 
Il vicesindaco ha stimato che il numero delle vittime potrebbe essere superiore a 5.000, nonostante il bilancio ufficiale per ora si aggiri intorno alle 3.000 persone. “Secondo le informazioni ricevute, almeno il 20% della città è stata distrutta”, ha detto il vicesindaco. 

Madroud ha fatto presente che, sebbene la comunicazione sia stata ripristinata in alcune parti di Derna, l’accesso stradale non è ancora garantito e la connessione Internet e l’elettricità sono ancora interrotte. “Molti edifici sono raggruppati in strade strette molto vicine ai punti in cui scorre l’acqua e non sono stati costruiti bene”, ha concluso il vicesindaco, facendo presente che al momento sta aspettando l’arrivo di un carico di aiuti algerini per via aerea, con cui lui stesso ha intenzione di entrare a Derna. 

Una città martoriata

È stata la prima roccaforte dello Stato Islamico (Isis) fuori dalla Siria e dall’Iraq. Caduta sotto il controllo dei jihadisti di Abu Bakr al-Baghdadi nell’ottobre del 2014 e poi bombardata dai jet delle forze armate del Cairo per vendicare i 12 copti egiziani decapitati proprio sulla spiaggia della città libica che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Ma è stato l’uragano Daniel, partito dalla Grecia e dalla Turchia, a dare il colpo finale a Derna, spazzando via interi quartieri della città della Libia nord orientale che vanta un importante e storico porto e non è lontana dal confine con l’Egitto.  Forse anche per questo al-Baghdadi ha orchestrato personalmente il piano per conquistare Derna sognando di farne un’altra Raqqa e ha inviato i suoi uomini più esperti per far sì che l’Isis ne prendesse il controllo, issando le bandiere nere sugli edifici pubblici e trasformandola in una città tipo del suo modello di amministrazione.  I miliziani hanno infatti creato a Derna proprie forze di polizia e tribunali che hanno condotto processi sommari in nome di una rigida applicazione della sharia, la legge islamica. 

Non sono mancate le esecuzioni pubbliche nello stadio cittadino, così come le fustigazioni in piazza. La trasformazione non ha risparmiato i più giovani, con una “rivoluzione” del sistema educativo che ha visto ragazzi e ragazze segregati a scuola. Messe al bando le materie come scienze e filosofia, così come fuorilegge sono stati messi i negozi di sigarette e punizioni sono state inserite nel codice penale per chi fumava. 

La storia della città

Ci sono voluti due anni perché l’Isis lasciasse la città di Derna, nell’aprile del 2016. La rivolta era partita dall’interno, dalle «forze del Consiglio consultivo dei mujahedin di Derna, sostenute dai rivoluzionari locali e da quelli di Tobruk e al-Baida» che «hanno preso il controllo della zona di al-Fatayeh, ultimo covo dell’Isis nella città». Via lo Stato Islamico, Derna però non ha trovato pace. Per due anni l’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar ha isolato la città, mettendola sotto assedio per 21 mesi. Gli uomini di Haftar hanno assaltato la città il 7 maggio 2018, dando inizio alla battaglia di Derna del 2018-2019 e infine conquistando la città il 12 febbraio 2019. 

L’assedio, iniziato nell’agosto del 2016, è stato criticato dalla Commissione Nazionale per i Diritti Umani in Libia come un crimine di guerra, così come dal Governo di Accordo Nazionale . Ma Derna ha una lunga storia di radicalismo islamico. Emarginata durante l’era di Muammar Gheddafi, ha contribuito con più combattenti stranieri pro capite ad al Qaeda in Iraq di qualsiasi altra città del Medio Oriente. Ha anche fornito decine di combattenti per l’Isis in Siria. L’ala di Derna dello Stato islamico in Libia è stata la principale sospettata dell’attentato suicida avvenuto a Tobruk, sede temporanea del parlamento libico riconosciuto a livello internazionale, vicino al confine egiziano. Il gruppo è anche sospettato di aver effettuato un’autobomba fuori dalla base aerea di Labraq ad Al-Bayda.

Derna, un’agonia infinita. 

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