La famiglia dei miliardari Le Pen non è solo un clan mafioso: è un partito straniero
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La famiglia dei miliardari Le Pen non è solo un clan mafioso: è un partito straniero

La famiglia dei miliardari Le Pen non è solo un clan mafioso: è un partito straniero, e non a caso i suoi bersagli sono le persone meno istruite, che hanno fatto meno scuole, per le quali la "geopolitica" è una parola troppo complicata, dove lei raggiunge

La famiglia dei miliardari Le Pen non è solo un clan mafioso: è un partito straniero
Marine Le Pen
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11 Giugno 2024 - 21.05


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di Beatrica Sarza Amade

Macron manterrà la scommessa? 

Intanto il pagliaccio di corte Ciotti si avvicina al RN – cosa che non sorprende per la Costa Azzurra dove l’elettorato dei pensionati ha sempre esitato tra destra ed estrema destra. Altrove, invece, la maggior parte dei dirigenti repubblicani sono sofferenti, perché potremmo non essere molto lontani da una scissione. Gli orizzonti potrebbero schiarirsi per dar voce all’urgenza della situazione, tanto più che in 3 anni, la fine del mandato di Macron lascia un viale nel ritorno della destra tradizionale.

A parte la distanza minima che la storia impone nei rapporti con l’estrema destra, chi ha avanzato nella destra, sono quelli che sanno che con la RN, il loro futuro nazionale, o anche presidenziale è bloccato. 

Sarà Le Pen o forse Bardella, ma sicuramente non Bertrand, né Wauquiez, né Pécresse, mentre con un Macron ben saldo, presente, le primarie aperte nella destra repubblicana, mantengono tutte le possibilità di vittoria. A differenza di Ciotti, che gioca sapendo che non ha alcun futuro in nazione.

Come annunciato, la RN ha rifiutato un accordo di principio con il partito di Zemmour. Chi dalla sua parte sta cercando di radunare le altre piccole sette di estrema destra. L’RN ha il vento in poppa, è chiaro, i primi sondaggi lo danno dal 33 al 34% nell’intenzione di voto, a cui probabilmente bisognerà aggiungere altro voto – e qualche seggio – portato da Ciotti e dai suoi. Finirebbe intorno ai 250 seggi, tanti come Rinascimento nell’assemblea uscente: il più grande partito del Parlamento, ma senza maggioranza assoluta.

È un’ondata di sfondo, un momento culturale, che va oltre la semplice immigrazione. Il primo influencer francese oggi, in termini di visualizzazioni su YouTube, Tibo Inshape è un bodybuilder di una scuola professionale che si filma in uniforme o fa flessioni ed viene ridicolizzato da blog di sinistra o di estrema sinistra. Lui, certo è un gran “successo” su internet, su questi media particolarmente apprezzati dagli adolescenti, e sottolineo adolescenti!

La sinistra è divisa anche tra i sostenitori di France Insoumise e quelli di Place Publique. Unione, tutti d’accordo, ma su quale agenda politica – anche nei confronti dell’Ucraina e del Medio Oriente? 

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E anche con quanti posti garantiti, per chi? I distretti dominati dagli immigrati hanno votato soprattutto FI, per gli stessi motivi per cui FI serve a respingere 3/4 dell’elettorato. Secondo i primi sondaggi, il “Fronte popolare” della sinistra unita sarebbe solo il 22%. Portandosi così a testa alta agli altri elettori repubblicani.

I macronisti farebbero il 19%, ma se aggiungiamo la sinistra non radunata al Fronte Popolare e le LRs al RN, arriviamo a un minimo del 31 o 32%, alle calcagna dell’Assemblea Nazionale, ma con potenzialmente più seggi. 

QUINDI LA SCOMMESSA DI MACRON è LUNGI DA ESSERE PERSA. 

Le ripercussioni in America sarebbero una sorta di situazione con un grande partito “trumpista” (o “rougista”, il politically correct qui non esiste),  all’estrema destra e un grande partito democratico che va da destra democratica a sinistra. 

Oggi la Francia sta agendo/reagendo molto rapidamente: le liste dei candidati devono essere consegnate entro domenica sera dalle 16 fino alle 18 e la campagna inizierà ufficialmente lunedì prossimo. Il che lascia pochissimo tempo per discutere sul dispositivo. Se ho capito l’articolo di Le Monde sul retroscena dello scioglimento, fa parte del piano: affrettare le cose, cercare di far saltare in aria RN e France Insoumise, sperare di recuperare la maggioranza di governo in Assemblea. Tranne che l’articolo potrebbe essere una trappola per la sinistra.

Lontano dalle altre opinioni, sembra essere più nel calcolo del dispositivo e nel colpo di Jarnac. Su qualche malinteso potrebbe funzionare, solo che il rischio è enorme portare Jordi a Matignon. La sinistra deve decidere molto velocemente e Glücksmann gioca con maestria, proponendo un potenziale 1° ministro che non sarebbe lui, ma un uomo di consenso, un sindacalista rispettato. Solo che chi osserva non lo apprezza e Mélenchon non ha ancora ingoiato le sue stupidità. Place Public chiede un sostegno incondizionato all’Ucraina, la continuazione delle consegne di armi e lo stop del colpo di stato politico.

L’accordo annunciato in serata, proprio nel momento in cui si verifica una protesta dei giovani che chiedono unità, non menziona le richieste del pubblico, il movimento Glücksmann. Niente ovviamente anche su Israele, mentre il voto ebraico può fallire, a favore di un voto musulmano, digitalmente molto più importante, soprattutto per il FMI. Il momento chiave sarà quello di scegliere il candidato unico nelle circoscrizioni e lì, Place Public rimane intrappolato. 

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Non ci sarebbe logica per non reinvestire i parlamentari uscenti, il che mette la FI un passo avanti, mentre il rapporto di forza è cambiato notevolmente dal 2022. E dare un passo avanti alla FI è dare alla RN un’altra possibilità di accedere a Matignon.

L’analisi dei numeri rileva che, contrariamente ad una leggenda ostinata che fantastica la memoria del Fronte Popolare e dell’Unione di Sinistra, la sinistra non fa necessariamente più voce quando è unita, soprattutto in tempi come oggi in cui le questioni cruciali non fanno parte del programma. Campo politico di sinistra-destra. Al contrario, nella legislatura 2022, il NUPES unito aveva segnato il 25% al primo turno, il 31,6% al secondo turno. Domenica scorsa, tutte le forze di sinistra, piccoli listini compresi, hanno fatto il 34%, profondamente divise. Perché molte persone potrebbero votare Glücksmann, ma in nessun caso Mélenchon e viceversa. Non tanto per le loro personalità estremamente appiccicose, ma in base ai loro programmi e alle loro ideologie. Specialmente in geopolitica.

Per l’estrema destra sarà più semplice: nessuna discussione. 

Il clan della famiglia Le Pen (fino a pochissimo tempo fa Jordi Bardella era nipote per alleanza con Marine) accetta candidature individuali da tutte le parti politiche, ma non discute con nessun altro partito. È un allevamento di mucche, e Zemmour a cui la famiglia non perdonerà per aver creato il suo segno rastrellando Marion. Chi potrebbe ritornare al circolo famigliare in questa occasione, purché si faccia cadere l’ulivo?

La Famiglia ha presentato il suo programma, il più fantastico in termini di economia, che ha acclamato il mercato azionario con un drammatico declino. Sembra promettente, appunto, sembra.Tra le misure flagranti, la privatizzazione di France Télvisions e France Inter, che potrebbero così unirsi al flusso di antenne detenute dai miliardari di estrema destra. Così è iniziato tutto in Polonia e Ungheria. In Polonia ci sono voluti otto anni per riprendersi e in Ungheria, ancora no: tutti i media sono al potere fascista. Anche in Senegal, il governo Sonko oggi assume la stampa accusata di non pagare le tasse, mentre sta affrontando una grave crisi economica, con l’obiettivo ovviamente di sequestrarla. 

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Ma l’obiettività giornalistica è nel migliore dei casi un augurio e il più delle volte un inganno. Ecco perché c’è una sola soluzione: la diversità di opinioni e fonti.

Il problema dei media in Francia oggi è la loro polarizzazione: senza riconoscerla, tendono a trasmettere idee di estrema destra o di estrema sinistra, ma quasi mai la realtà centrista che è quella della democrazia liberale occidentale. I buoni risultati economici del governo sono stati così sistematicamente zittiti, così come il volume di redistribuzione che rimane in Francia un’eccezione globale. In Ucraina, un recente sondaggio indica che i cittadini hanno lamentele contro il Governo, ma preferiscono aspettare che la guerra sia finita per denunciarlo. Una maturità che manca in Francia. Certo, non siamo in guerra, ma quasi, essere francesi significa anche questo. Eppure, di Hormis Glücksmann e Rinascimento, nessuno ne ha parlato. Come se le tattiche dello struzzo fossero sufficienti a preservarci.

È surreale vedere come l’estrema destra sia pro-Putin e pro-Russia a livello globale (anche se ci sono notevoli eccezioni) mentre la Russia, da 3 ⁄4 secolo, attacca tutto ciò che rende grande la “Francia”: nucleare, Africa, DOM-TOM sono stati Mosca e sono gli obiettivi di azioni malvagie, che in altre parole promuovono l’immigrazione islamica in Europa e Francia su vasta scala. 

La famiglia dei miliardari Le Pen non è solo un clan mafioso: è un partito straniero, e non a caso i suoi bersagli sono le persone meno istruite, che hanno fatto meno scuole, per le quali la “geopolitica” è una parola troppo complicata, dove Marine raggiunge il suo record.

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