Naomi Seibt chiede asilo politico a Trump: il paradosso di chi fugge dalla democrazia per rifugiarsi da un golpista
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Naomi Seibt chiede asilo politico a Trump: il paradosso di chi fugge dalla democrazia per rifugiarsi da un golpista

L’estremista di destra tedesca ostiene di essere perseguitata in Germania per le proprie opinioni.

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Naomi Seibt
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11 Novembre 2025 - 15.07


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Naomi Seibt, 25 anni, è tornata al centro del dibattito internazionale con la notizia della sua richiesta di asilo politico negli Stati Uniti. L’estremista di destra tedesca, conosciuta come “l’anti-Greta” per il suo scetticismo sul cambiamento climatico e la sua vicinanza ai circoli dell’estrema destra post nazista, sostiene di essere perseguitata in Germania per le proprie opinioni. Ma dietro il clamore mediatico si nasconde una contraddizione profonda che rivela la deriva ideologica di una certa destra globale, pronta a piegare persino il concetto di asilo politico per costruire nuovi miti vittimisti.

Chiedere asilo in un Paese democratico come la Germania, dove lo stato di diritto è solido e la libertà di espressione è garantita, è una forzatura che rasenta l’assurdo. La Germania è uno dei Paesi europei con il più ampio pluralismo politico e mediatico, dove il dissenso è non solo tollerato ma tutelato. Ogni giorno, figure di ogni orientamento, dagli ambientalisti ai nazionalisti, si esprimono liberamente senza rischiare persecuzioni reali. Le istituzioni tedesche perseguono la disinformazione e l’odio politico non per censura, ma per difendere la convivenza civile. Parlare di persecuzione per un’attivista che diffonde teorie negazioniste sul clima o messaggi vicini a partiti xenofobi significa travisare completamente la realtà.

Il punto, infatti, non è la libertà di opinione, ma la responsabilità delle parole. Naomi Seibt non è un’eroina della libertà: è una figura che ha scelto di orbitare attorno a movimenti che della libertà vorrebbero fare strame. La sua vicinanza ad Alternative für Deutschland (AfD) non è un dettaglio.

Parliamo di un partito che vorrebbe riscrivere la storia tedesca, che minimizza i crimini del nazismo, che alimenta un clima d’odio verso migranti, rifugiati e persino cittadini tedeschi di origine straniera. Se fosse l’AfD a governare, Seibt non avrebbe il privilegio di invocare la libertà d’espressione: verrebbero ridotte le tutele, limitati i diritti civili, espulsi gli “indesiderati”. È l’eterna contraddizione dell’estrema destra, che si proclama vittima di repressione mentre predica l’autoritarismo.

Eppure, a rendere ancora più grottesca la vicenda è la scelta del Paese in cui la giovane chiede asilo: gli Stati Uniti, nella stagione in cui la destra trumpiana torna a occupare spazi di potere e a condizionare il dibattito pubblico. Un Paese dove manifestare per la Palestina può costare l’arresto, dove l’attivismo progressista viene demonizzato e dove l’estrema destra armata gode di impunità crescente. Un Paese che ha graziato molti protagonisti dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, ma perseguita chi difende i diritti umani o denuncia il suprematismo bianco. Parlare di “rifugio politico” in questo contesto è un’operazione di pura propaganda.

A completare il quadro c’è l’inevitabile benedizione di Elon Musk, sempre più icona di una destra radicale che veste i panni del libertario solo quando le conviene. Lo stesso Musk che su X (ex Twitter) offre spazio e visibilità a figure di estrema destra, che rilancia i post di Farage, dell’AfD e dei propagandisti russi, e che ha avuto l’ardire di parlare di “razzismo contro i bianchi” in Sudafrica: un’affermazione infondata e strumentale, funzionale solo a un’agenda politica che legittima i movimenti suprematisti. Il suo sostegno a Seibt non è un atto di difesa della libertà di pensiero, ma l’ennesima conferma di un fronte reazionario internazionale che si serve dei social per amplificare le voci più tossiche e costruire nuovi martiri dell’“opinione censurata”.

Naomi Seibt non è perseguitata: è parte di un sistema mediatico che si alimenta di provocazioni, vittimismo e manipolazione. La sua storia non racconta l’oppressione del pensiero libero, ma la strategia di un’ideologia che si traveste da dissenso per imporre una visione illiberale e regressiva del mondo. Un’aberrazione che rivela il volto autentico del suo mondo politico: quello di chi urla alla censura mentre prepara nuovi muri, nuove esclusioni e nuove menzogne.

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