La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodríguez di assumere ad interim la presidenza della Repubblica bolivariana, dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi nel corso di un’operazione militare condotta nel Paese. La decisione, annunciata nella notte, punta formalmente a garantire la continuità dello Stato in una fase di gravissima crisi istituzionale e di aperto scontro con Washington.
In una nota ufficiale, la Corte ha stabilito “che la cittadina Delcy Eloína Rodríguez Gómez assuma ed eserciti, in qualità di responsabile, tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione”. I giudici non hanno tuttavia dichiarato Maduro decaduto in via definitiva: un passaggio che, secondo la Costituzione venezuelana, avrebbe comportato l’indizione di elezioni anticipate entro trenta giorni.
La scelta appare come un compromesso politico-giuridico in un contesto dominato dall’eccezionalità: da un lato, l’assenza forzata del capo dello Stato; dall’altro, la volontà di evitare un immediato vuoto di potere che potrebbe essere sfruttato per accelerare una transizione imposta dall’esterno.
Sul piano militare e umanitario, intanto, emergono dettagli sempre più inquietanti sull’operazione statunitense. Secondo un rapporto pubblicato dal New York Times, almeno 40 persone – tra civili e soldati venezuelani – sarebbero state uccise durante il raid che ha portato alla cattura di Maduro. La cifra è stata riferita al quotidiano americano da un alto funzionario di Caracas, che ha parlato a condizione di anonimato.
Se confermato, il bilancio rafforzerebbe le accuse mosse dal governo venezuelano contro Washington, che ha definito l’operazione un atto di aggressione armata e una violazione flagrante della sovranità nazionale e del diritto internazionale. Accuse che si inseriscono in una lunga storia di interferenze, sanzioni e tentativi di destabilizzazione nei confronti di Caracas, culminata ora in un’azione militare diretta sul territorio venezuelano.
Mentre Delcy Rodríguez assume la guida provvisoria del Paese, il Venezuela si trova così sospeso tra emergenza istituzionale, lutto per le vittime del raid e il rischio concreto di un’escalation regionale. La comunità internazionale osserva, divisa tra chi legittima l’operato degli Stati Uniti e chi teme che si sia aperto un precedente gravissimo: la rimozione forzata di un capo di Stato tramite un’operazione militare straniera.