Rubio, Witkoff, Blair: il board della "Riviera-Gaza" da ribrezzo per trattare i palestinesi da straccioni
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Rubio, Witkoff, Blair: il board della "Riviera-Gaza" da ribrezzo per trattare i palestinesi da straccioni

Marco Rubio; Steve Witkoff. Tony Blair. Domanda: ma c’è qualcuno di voi, care lettrici e lettori di Globalist, che comprerebbe una macchina usata da costoro?

Rubio, Witkoff, Blair: il board della "Riviera-Gaza" da ribrezzo per trattare i palestinesi da straccioni
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

17 Gennaio 2026 - 12.48


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Marco Rubio; Steve Witkoff. Tony Blair. Domanda: ma c’è qualcuno di voi, care lettrici e lettori di Globalist, che comprerebbe una macchina usata da costoro? Un anticastrista della peggior specie. Un immobiliarista senza scrupoli. Un ex premier britannico che passerà alla storia per aver coperto le nefandezze americane in Iraq partecipando a guerre che hanno destabilizzato il Medio Oriente. Ora, costoro a cui non andrebbe affidata neanche la gestione di un condominio (si arricchirebbero alle vostre spalle) sono stati chiamati dal capo dei capi a guidare il board of peace che dovrebbe presiedere alla ricostruzione di Gaza e al consolidamento della pace (sic) in Palestina. 

Qui siamo oltre ogni immaginazione. Questo board di affaristi e mestieranti, con il supporto finanziario delle petromonarchie del Golfo che tutto hanno a cuore tranne che uno Stato di Palestine libero e indipendente, dovrebbe convincere la cricca di fascisti che governa Israele a non cacciare le Ong a Gaza (già fatto), a non sabotare la costruzione di una leadership palestinese riconosciuta come tale dal popolo palestinese (ma quando mai), porre fine all’apartheid in Cisgiordania e dare concretezza alla soluzione a due Stati. Neanche il più inguaribile ottimista, sotto effetto di sostanze allucinogene, potrebbe spingersi a tanto.

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Si dirà: meglio che continuare a sopravvivere dormendo in tende sulla spiaggia, in balia delle intemperie, per i dannati di Gaza, sarebbe già qualcosa poter contare su una casa. Un popolo ridotto alla fame, privo di libertà, comprato per qualche milione di dollari. D’altra parte, è questa la “dottrina Trump”: invadere o comprare. Tertium non datur. 

Accontentatevi di non morire di freddo o di fame. Il resto, si vedrà. Quando? Boh. C’è tempo. 

Una cosa del genere ci fa ribrezzo. Trattare un popolo come una moltitudine di straccioni a cui fare elemosina in cambio della rinuncia a sognare, sperare, battersi per l’autodeterminazione e per la propria dignità. 

Intanto avanti con la “Riviera-Gaza”. Resort vista mare. E vista sui palestinesi, non tutto è perfetto. Ma un giorno, ladies and gentlemen, li faremo sparire. 

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