Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre scorso, la Striscia di Gaza continua a essere teatro di attacchi israeliani che colpiscono in modo diretto e sistematico la popolazione civile. Il 31 gennaio 2026 una nuova ondata di bombardamenti aerei e attacchi con droni ha causato la morte di almeno 28 palestinesi, tra cui almeno sei bambini, segnando uno dei bilanci giornalieri più pesanti dall’avvio della tregua.
I raid si sono concentrati soprattutto su Gaza City e Khan Younis, colpendo edifici residenziali, strutture civili e aree che ospitavano sfollati. A Gaza City, un bombardamento aereo ha centrato la sede della polizia nel quartiere di Sheikh Radwan, provocando almeno 13 morti. In un secondo attacco, nel quartiere di Remal, un edificio residenziale è stato completamente distrutto: cinque i civili uccisi, tra cui tre bambini. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, l’esplosione è avvenuta di notte senza alcun preavviso, mentre all’interno dell’appartamento si trovavano famiglie con minori.
A Khan Younis, un drone israeliano ha colpito una tenda che ospitava sfollati nell’area di al-Mawasi, una delle zone teoricamente destinate alla protezione dei civili. L’attacco ha causato almeno sette morti, tra cui tre bambini. I corpi sono stati trasferiti al Nasser Medical Complex, già al limite delle proprie capacità.
Il bilancio delle vittime è cresciuto nel corso della giornata: dalle prime 12 segnalate — la metà delle quali bambini — si è passati a 19, poi a 25, fino al conteggio finale di 28 morti, secondo fonti mediche e il Ministero della Salute di Gaza. Le operazioni di soccorso sono proseguite per ore, con il recupero di corpi sotto le macerie, inclusi almeno sette estratti dall’edificio della polizia colpito a Gaza City.
Hamas ha definito gli attacchi una “pericolosa escalation” e un “deliberato sabotaggio” del cessate il fuoco. Le autorità sanitarie palestinesi sottolineano che, dall’inizio della tregua, le forze israeliane hanno già ucciso oltre 500 palestinesi in episodi analoghi, svuotando di fatto l’accordo di qualsiasi credibilità.
Gli attacchi avvengono alla vigilia della prevista riapertura, seppur parziale, del valico di Rafah, ma il dato politico resta immutato: la Striscia di Gaza continua a essere colpita anche in assenza di combattimenti aperti, con operazioni militari che interessano aree residenziali, campi di sfollati e civili inermi. Una tregua solo nominale, mentre sul terreno la guerra contro la popolazione non si è mai fermata.