Odessa chiama l’Europa: i nodi politici italiani di fronte alla resistenza contro l’invasione russa
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Odessa chiama l’Europa: i nodi politici italiani di fronte alla resistenza contro l’invasione russa

Una trentina di dimostranti ha deciso di recarsi a Odessa, città ucraina che si affaccia sul Mar Nero, scelta perché vittima di innumerevoli attacchi russi, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa,

Odessa chiama l’Europa: i nodi politici italiani di fronte alla resistenza contro l’invasione russa
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Antonio Rinaldis Modifica articolo

16 Febbraio 2026 - 19.27


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Nel mondo della Realpolitik i valori, le idee, persino le utopie sono un lusso, che qualche anima bella, che con comprende il corso delle cose, vorrebbe contrapporre all’evidenza dei fatti. Nel mondo della Realpolitik è la Forza che determina il Diritto e un Fatto imposto con un atto di forza diventa un diritto acquisito. È questo il refrain che molti, troppi opinionisti, giornalisti, storici, e politici ripetono dal 2022, anno dell’invasione russa dell’Ucraina. Molti di questi sostenevano che l’Ucraina si sarebbe arresa dopo qualche settimana, altri che comunque sarà costretta a farlo ed è solo questione di tempo, altri ancora, manipolando dati storici oggettivi, ripetono che alcune regioni ucraine sono tradizionalmente russe e quindi è pieno diritto di Putin occuparle.  Al momento l’unica certezza, al netto della varietà di opinioni più o meno credibili, è la resistenza del popolo ucraino e le terribili sofferenze alle quali è costretto, nell’indifferenza di coloro che invece sostengono ogni giorno la causa palestinese. 

E poi ci sono i resistenti, quelli veri. 

L’idea è partita da un gruppo di volontari, molto volenterosi, tra cui il Presidente dei Radicali Italiani Igor Boni, il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto, Marco Taradash, Gianni Vernetti e Antonio Stango: con una trentina di dimostranti hanno deciso di recarsi a Odessa, città ucraina che si affaccia sul Mar Nero, scelta perché vittima di innumerevoli attacchi russi, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa, con l’obiettivo di manifestare la solidarietà della politica italiana a un popolo che sta subendo un’aggressione crudele e spietata, ma dimostra una capacità di resistenza sorprendente, smentendo tutti i falsi analisti che avevano previsto una facile vittoria russa.

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Prima di entrare in Ucraina saranno a Chisinau, capitale della Moldavia, di fronte al Parlamento con uno striscione per sostenere l’ingresso della Moldovia nella Comunità Europea, per metterla al riparo dalle mire espansionistiche russe. 

Dopo la Moldovia si trasferiranno in pullman verso Odessa, perché i treni non sono più in funzione a causa dei bombardamenti. Alloggeranno in alberghi vicini ai rifugi antiaerei, perché il fronte si trova a circa sessanta chilometri e quindi il tempo per mettersi in salvo è molto breve. 

Il 23 febbraio arriveranno a Odessa per partecipare al Black Sea Security Forum che riunisce associazioni che si occupano della sicurezza del sud dell’Ucraina. 

Bisogna tenere conto che la situazione di Odessa è drammatica; la città viene, infatti, colpita quotidianamente da droni, che hanno come obiettivo edifici civili e infrastrutture, causando interruzioni prolungate nell’erogazione dei servizi essenziali quali l’elettricità, il riscaldamento, l’acqua potabile, in un periodo dell’anno nel quale le temperature scendono normalmente sotto i dieci gradi.

Il 24 di febbraio, che è il giorno della ricorrenza dell’invasione, la delegazione manifesterà sulla scalinata Potemkin, set del famoso film, e verranno esposte due enormi bandiere, una dell’Unione Europea e un’altra dell’Ucraina. In quella occasione saranno ribaditi gli scopi dell’iniziativa, oltre alla solidarietà: l’ingresso rapido dell’Ucraina nell’Unione Europea, saltando alcuni passaggi burocratici, la predisposizione di uno scudo protettivo sui cieli ucraini, con la creazione di una no flight zone da parte dei paesi europei, e infine una mobilitazione internazionale affinché si possano svolgere i processi per crimini di guerra nei confronti dei dirigenti politici e militari russi responsabili del conflitto. 

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Sulla scalinata è prevista anche la presenza della banda municipale di Odessa. Nello stesso giorno ci sarà l’incontro con il reggente e il vice Sindaco di Odessa e tutte le forze politiche che vorranno incontrare gli italiani. 

Il programma potrebbe essere modificato in caso di attacchi aerei, che però non dovrebbero avvenire, poiché i russi concentrano le loro operazioni terroristiche soprattutto nelle ore notturne con lo scopo di fiaccare la resistenza della popolazione civile. 

Una parte della delegazione resterà a Odessa anche nei giorni successivi, per aiutare la popolazione con presidi sanitari, medicine e viveri. 

L’iniziativa dei Radicali Europei non ha trovato appoggio presso i partiti politici italiani, anche se alcuni parlamentari a livello personale hanno manifestato apprezzamento. 

Quale spiegazione si può fornire per un simile atteggiamento?  Si deve tenere conto del fatto che ci sono forze politiche come ad esempio Lega, 5 Stelle e Avs, che sono contrarie a questo tipo di iniziative, mentre il Partito Democratico non riesce ad assumere una posizione coerentemente favorevole alla causa ucraina, per le divisioni interne, tra chi vorrebbe schierarsi in maniera più decisa a fianco della resistenza ucraina e chi invece manifesta un sentimento pacifista. 

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Rimane, a giudizio di Igor Boni, una sottovalutazione della posta in gioco, poiché non si tratta, come erroneamente si pensa, di una guerra regionale, bensì della difesa dei valori portanti dell’Unione Europea, al punto che si può affermare che l’Europa rinasce a Kiev, che, in questo momento è il cuore del vecchio Continente, dove si decidono le sorti future. 

Globalist seguirà, giorno per giorno, gli eventi che si susseguiranno nei giorni della prossima settimana; l’idea è quella di ospitare testimonianze dirette della popolazione di Odessa per riportare ai lettori italiani la realtà della guerra, che troppo spesso viene ignorata dai mass media, anche per contrastare la disinformazione, che nel nostro Paese è molto diffusa, alimentata dalla sistematica opera di propaganda con la quale il Cremlino condiziona l’opinione pubblica dei paesi europei, e che in Italia trova un terreno particolarmente fertile. 

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