Il presidente Donald Trump ha annunciato una campagna militare statunitense “massiccia e in corso” contro Iran, invitando apertamente i cittadini iraniani a ribellarsi alla loro leadership. La mossa segnala una rinnovata propensione al rischio geopolitico e proietta la sua presidenza in una fase di maggiore incertezza.
In un video pubblicato su Truth Social, Trump ha dichiarato che le forze armate USA stanno conducendo un’operazione su larga scala per impedire alla “malvagia dittatura radicale” di minacciare l’America e i suoi interessi di sicurezza nazionale. Il presidente ha anche riconosciuto esplicitamente la possibilità di perdite tra i militari statunitensi.
La registrazione di otto minuti ha chiarito obiettivi finora poco definiti: Trump sembra sperare che la vasta campagna aerea possa portare a un cambio di regime in Iran, nonostante le profonde incognite su ciò che potrebbe seguire e i limitati precedenti storici in cui la sola potenza aerea abbia rovesciato un governo.
Secondo il presidente, Teheran avrebbe “respinto ogni opportunità” di rinunciare alle ambizioni nucleari. Trump — che, secondo un funzionario USA, continua a monitorare gli attacchi da Mar-a-Lago — ha maturato la decisione dopo settimane di valutazioni e un tentativo diplomatico fallito volto a forzare concessioni rapide.
Operazione pianificata per più giorni
Fonti citate dalla CNN riferiscono che il Pentagono prevede diversi giorni di attacchi. Il presidente, tuttavia, non aveva esposto pienamente la sua giustificazione pubblica per la guerra neppure durante il discorso sullo Stato dell’Unione, nonostante l’elevato rischio politico interno — soprattutto per un leader che aveva fatto campagna promettendo di ridurre gli impegni militari all’estero.
Trump ha ammesso il possibile costo umano:
“Il regime iraniano cerca di uccidere. Le vite di coraggiosi eroi americani potrebbero andare perdute… ma lo facciamo per il futuro, ed è una missione nobile.”
Ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno adottato “ogni misura possibile” per ridurre i rischi per il personale nella regione.
Appello diretto al popolo iraniano
Nel video, Trump ha invitato esplicitamente gli iraniani a prendere il controllo del proprio governo, sostenendo che potrebbe essere “l’unica occasione per generazioni”. Ha anche affermato che, a differenza dei suoi predecessori, lui sarebbe disposto a fornire l’aiuto richiesto da tempo.
Obiettivi in evoluzione e rischi elevati
Le motivazioni dell’amministrazione per la seconda ondata di attacchi in Iran — dalla protezione dei manifestanti al contenimento del programma nucleare fino al cambio di regime — sono apparse mutevoli nel tempo. Trump ha inoltre citato l’arsenale missilistico iraniano e il sostegno a gruppi regionali come Hezbollah e Hamas.
Resta incerto se l’azione militare statunitense e israeliana riuscirà a raggiungere uno qualsiasi di questi obiettivi, così come non è chiaro quale scenario post-conflitto si aspettino alla Casa Bianca.
Timori di ritorsioni
Dietro le quinte, i funzionari hanno valutato diverse opzioni imperfette. L’intelligence USA non ha certezze su chi potrebbe sostituire l’attuale leadership iraniana in caso di sua rimozione. I vertici militari hanno inoltre avvertito il presidente del rischio concreto di ritorsioni: migliaia di soldati americani in Medio Oriente potrebbero diventare bersagli.
Durante le riunioni nella Situation Room, Trump e i suoi consiglieri hanno incalzato i vertici del Pentagono — incluso il generale Dan Caine — sulle probabilità di successo delle varie opzioni, spesso senza ricevere risposte definitive.
Pressioni politiche e divisioni interne
Alcuni alleati del presidente consideravano da tempo inevitabile un’azione militare. Tra i più scettici sulla via diplomatica c’era il senatore repubblicano Lindsey Graham, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe indicato questo momento come particolarmente favorevole per colpire.
Al contrario, emissari come Steve Witkoff e Jared Kushner avevano perseguito negoziati indiretti con cauta speranza di successo. Trump stesso, secondo fonti vicine, avrebbe preferito un accordo diplomatico da presentare come più solido rispetto all’intesa nucleare dell’era Barack Obama, da lui abbandonata.
Rischio politico interno
La nuova operazione — che segue attacchi limitati contro siti nucleari iraniani lo scorso giugno — comporta notevoli rischi politici per Trump, la cui base elettorale è storicamente contraria alle guerre all’estero. Non è chiaro quanto durerà la campagna né quale sarà il costo complessivo.
Il vicepresidente JD Vance ha cercato di rassicurare sull’eventualità di un conflitto prolungato, affermando che Washington deve evitare gli errori di Iraq e Afghanistan, pur senza escludere l’uso della forza quando necessario.
Lo stesso Trump ha riconosciuto l’incertezza: in guerra, ha detto, “c’è sempre un rischio, nel bene e nel male”.