Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la Guida Suprema Ali Khamenei è stata “martirizzata per mano dei più malvagi criminali del mondo”, accusando apertamente quello che ha definito l’asse “americano-sionista” di aver compiuto un atto equivalente a una dichiarazione di guerra.
Secondo Pezeshkian, “l’assassinio della più alta autorità politica della Repubblica islamica dell’Iran e della guida eminente del mondo sciita” rappresenta “una dichiarazione di guerra aperta contro i musulmani, in particolare gli sciiti, in ogni angolo del mondo”. Il presidente ha aggiunto che Teheran considera “lo spargimento di sangue e la vendetta contro gli autori e i mandanti di questo crimine storico” un proprio “dovere e diritto legittimo”, promettendo di fare “tutto il possibile” per adempiere a questa responsabilità.
Le dichiarazioni arrivano mentre, a Tehran, migliaia di persone si sono radunate per piangere la morte della Guida Suprema, in un clima di forte tensione regionale.
Poche ore dopo, anche il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, è intervenuto in televisione per commemorare Khamenei e ribadire la linea dura di Teheran verso Washington. “La scomparsa di una grande personalità ha ferito i cuori di tutti noi”, ha affermato, avvertendo che “gli americani devono sapere che, colpendo al cuore la nazione iraniana, verranno colpiti al cuore”.
Larijani ha sostenuto che l’azione contro la leadership iraniana ha suscitato una rabbia popolare tale che gli Stati Uniti “non raggiungeranno mai i loro obiettivi”. Ha inoltre annunciato la formazione di un consiglio di leadership temporaneo composto dal presidente della Repubblica, dal capo della magistratura e da un giurista del Consiglio dei Guardiani.
Le dichiarazioni segnano una brusca escalation retorica e lasciano intravedere il rischio di una risposta iraniana, mentre la regione osserva con crescente preoccupazione gli sviluppi successivi alla morte della Guida Suprema.