Iran: a Trump va bene un leader religioso anti-democratico purché 'tratti bene' Usa e Israele
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Iran: a Trump va bene un leader religioso anti-democratico purché 'tratti bene' Usa e Israele

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che l’Iran non deve necessariamente diventare uno Stato democratico e ha affermato di essere aperto anche alla possibilità che il paese sia guidato da un leader religioso.

Iran: a Trump va bene un leader religioso anti-democratico purché 'tratti bene' Usa e Israele
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6 Marzo 2026 - 18.50


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Dalle parole del presidente americano emerge con chiarezza una linea politica precisa: i diritti del popolo iraniano non sono al centro della strategia di Washington. Ciò che appare davvero determinante sono gli equilibri di potere nella regione, gli interessi strategici ed economici e la volontà di garantire a Benjamin Netanyahu piena libertà d’azione nella sua politica verso i palestinesi.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che l’Iran non deve necessariamente diventare uno Stato democratico e ha affermato di essere aperto anche alla possibilità che il paese sia guidato da un leader religioso.

In un’intervista alla CNN venerdì, Trump ha spiegato la sua visione per la futura leadership iraniana.

«Deve esserci un leader che sia equo e giusto», ha detto. «Che faccia un ottimo lavoro. Che tratti bene gli Stati Uniti e Israele e che tratti bene anche gli altri paesi del Medio Oriente — sono tutti nostri partner».

Il presidente ha parlato della leadership iraniana anche in un’intervista a Politico giovedì, affermando che avrà un “grande impatto” nella scelta del prossimo leader del paese.

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La Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, è stata uccisa lo scorso fine settimana durante gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele.

«Ora stanno guardando al figlio. Il motivo per cui il padre non gli ha passato il potere è che dicono che sia incompetente», ha dichiarato Trump a Politico, riferendosi a uno dei figli di Khamenei.

Durante l’intervista, Trump ha anche rivendicato il successo dell’operazione militare contro l’Iran, affermando che gli Stati Uniti stanno conducendo un’azione “chirurgica” e che Washington dispone di «una quantità illimitata di armi».

Le sue parole rafforzano l’impressione che, nella visione dell’attuale leadership americana, la natura democratica o meno del regime iraniano sia una questione secondaria. A contare davvero sono gli equilibri di potere, gli interessi strategici ed economici degli Stati Uniti e la possibilità di lasciare a Benjamin Netanyahu mani libere nella gestione del conflitto con i palestinesi, con tutte le conseguenze che ciò comporta per i diritti di quel popolo.

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