Nel diluvio del fuoco cresce il diluvio dell’odio mentre il Medio Oriente diventa il laboratorio della guerra perpetua globale

Quello che ho trattenuto in questi giorni, è il raid notturno dell'esercito israeliano per recuperare, presumibilmente, il corpo di un soldato, probabilmente o forse,  ucciso da Hezbollah quarant'anni fa. 

Nel diluvio del fuoco cresce il diluvio dell’odio mentre il Medio Oriente diventa il laboratorio della guerra perpetua globale
Beirut
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Beatrice Sarzi Amade Modifica articolo

10 Marzo 2026 - 23.04


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Che dire?  Dove volgere gli occhi?

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Quello che ho trattenuto in questi giorni, è il raid notturno dell’esercito israeliano per recuperare, presumibilmente, il corpo di un soldato, probabilmente o forse,  ucciso da Hezbollah quarant’anni fa. 

Hanno scavato una buca enorme, in mezzo ad un paese, dopo aver distrutto non so quante case, e ucciso più di quaranta persone, uomini, donne e bambini, e se ne sono andati senza nulla, perché non c’era niente da cercare. 

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Questo, come un ciondolo, o uno specchio delle cinquecentomila persone gettate sulle strade, giorno dopo giorno, perché le bombe si intensificheranno nuovamente ed è molto possibile che l’esercito israeliano arrivi, come in passato, distruggendo infrastrutture critiche per la vita civile. 

Per non parlare delle case. 

Israele sa solo distruggere. 

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Distruggi e distruggi di nuovo. 

E cemento le colline, costruisci sbarre di edifici come HLM invece degli ulivi, sì, distruggi e distruggi.

Ovviamente dobbiamo sbarazzarci di Hezbollah, proprio come dobbiamo eliminare Hamas. 

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Ma mentre Hezbollah, politicamente, si trovava in una posizione di crescente debolezza, anche all’interno del Libano, a causa della stanchezza che ispira, dovrei dire “odio” all’interno della società libanese, un odio crescente tra i musulmani, e non solo i cristiani, Israele mostra solo l’obitorio e la disumanità, secondo la grande formula: 

“lasciate che mi odino, nel momento in cui mi temono.”

E così, che ci piaccia o no, è Hezbollah, o una nuova organizzazione che nascerà, che gioverà a tutte le vite distrutte. 

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È il fanatismo dell’odio in risposta che può solo crescere e perpetuarsi.

Come se, alla lunga, Israele considerasse più redditizio, insisto, avere alle porte non uno stato, ma una massa di profughi guidati dai signori della guerra.

Ovviamente dobbiamo sbarazzarci di Hamas, ma Israele si è liberato di Hamas a Gaza? No. 

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Hamas è ancora al suo posto, insieme ad altri leader, ovviamente, ma c’è. E cosa sta succedendo a Gaza mentre il resto del Medio Oriente si avvicina al disastro? 

Beh, non sta succedendo niente, anzi, quello che sta accadendo è esattamente lo stesso da quando è iniziata la tregua. 

Ci sono morti ogni giorno. 

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I soldati di Netanyahu sparano a chiunque, per qualsiasi motivo, e, ogni giorno, se lo guardi, ma chi guarda, oggi Gaza? 

E sul pianeta umanitario cosa sta succedendo? 

Niente. 

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La carestia non c’è più, che già esiste, ma i posti di blocco portano solo il minimo vitale, e ancora, non sempre, quando Israele non decide, per un motivo, di chiuderne uno, o di scaricare camion di medicinali, ad esempio, come recentemente, con il pretesto che qualche occultamento contenesse glicerina, e quella glicerina viene usata anche per fare bombe.

C’è un inizio per ricostruire? 

Neanche per sogno. 

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La gente vive ancora nelle tende. 

E sotto le tende, c’è un inizio di vita. 

Esiste, ad esempio, un sistema scolastico, per incanalare solo la vita dei bambini. Non ultimo, a parte, precisamente, iniziative individuali, sotto le tende. 

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Cioè tutti i bambini di Gaza, quante centinaia di migliaia di bambini, futuri adulti sono privati di un futuro di pace, perché, senza istruzione, e con Hamas onnipresente come sempre, saranno destinati, in stragrande maggioranza, a far crescere le fila dei sostenitori, e la violenza non farà che crescere, e crescere. 

Ma, di questo, ovviamente, ai fascisti di Netanyahu non interessa, o, più seriamente, è esattamente quello che vogliono: 

un futuro di vita in rovina per tutto ciò che non è ebreo. 

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Cioè, la guerra perpetua è meglio che costruire la pace.

È da questo punto di vista che capisco la dichiarazione dell’ambasciatore americano in Israele, Huckabee:

“sarebbe bello se prendessero tutto”, ovvero non solo la Cisgiordania, già annessa ai fatti, ma la Siria e il Libano. 

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Un’affermazione che ripristina solo ciò che poteva essere considerato folle, la litania secondo cui l’intero territorio della Bibbia deve essere Israele, che, ma questo è un altro soggetto, indica una non lettura della stessa Bibbia. 

E perché non l’Egitto, dopotutto, visto che Giuseppe era ministro del faraone.

È anche questo, che lascia senza parole, il fatto che siamo arrivati a sentir dire questo da un ambasciatore degli USA e che, alla fine, tutti zitti davanti alla forza.

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Tranne che, questa forza è davvero una forza.

Certo, le forze americane possono sequestrare chiunque e qualsiasi cosa, e la guerra contro l’Iran è solo la continuazione del colpo di stato contro il Venezuela, per sequestrare il petrolio, non per cambiare affatto il mostruoso regime degli islamisti sciiti, e, comunque, come si sorprende che uno dei figli di Trump, due giorni prima dell’inizio dei bombardamenti, ho comprato 50 milioni di dollari di idrocarburi, prima che il prezzo salisse alle stelle. 

E sì, Trump e Netanyahu, ognuno per le sue ragioni, trascineranno il mondo in un abisso, un abisso in cui la guerra non farà altro che espandersi: 

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Putin vede improvvisamente una via d’uscita dalla crisi economica che stava divorando il suo sforzo bellico contro l’Ucraina; 

la Cina, al momento, non vede una via d’uscita dal blocco dello stretto di Hormuz, il 30 o il 40% della sua fornitura di petrolio passa da lì, ma, per uscire dalla crisi, potrà solo lanciare un’invasione di Taiwan, tutto sembra mostrare che la direzione sia questa. 

E ovviamente, l’Iran non può resistere, militarmente.

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E, ovviamente, anche gli Stati Uniti traggono beneficio dalla crisi petrolifera che hanno causato, l’hanno causata anche per questo motivo, poiché loro, il loro petrolio, provengono solo dallo scisto, e sono i primi produttori mondiali di quel petrolio. Al contrario, a breve termine, hanno tutto l’interesse ad approfondire il disastro che colpisce il resto del pianeta, poiché questo disastro ha indebolito ogni resistenza al nuovo ordine mondiale.

Ma fino a quando? 

Il fatto è che gli USA hanno perso, dal 1945 ogni guerra che hanno intrapreso. Non solo loro, lo sto annotando tra parentesi: (tutte le potenze occidentali).

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Mi sembra che ci stiamo avvicinando sempre di più alle recenti distopie nei film di Hollywood. Un mondo diviso in due, da un lato, custodito da muri e tecnologie ipersofisticate, una piccola élite, e, dall’altro lato delle mura, schiavi, persino zombie, a seconda degli scenari e, in fin dei conti, i muri sono rotti, e il coraggioso eroe americano ha salvare la sua famiglia e ritrovare, dopo tutto, disperso in un luogo sconosciuto, come la Groenlandia, forse, un campo di sopravvissuti ancora sorvegliato e protetto dall’esercito americano. 

Come se, finalmente, le teorie eugenetiche, survivalist di Musk e altri Peter Thiel non sono così fumose, che, come se, infatti, ci fosse un gruppo di persone che considera, e più specificamente, che la sopravvivenza dell’umanità stia attraversando un nuovo diluvio e che il mondo doveva essere affrettato in una guerra, o in una serie di guerre, per fare spazio in qualche modo, e, in attesa che sia libera, questo posto, si riempie le tasche, afferra tutto, il più possibile.

Sto pensando a Putin. Ho già parlato di questa scena. Nell’89 o 90, presso il municipio di San Pietroburgo, un parlamentare liberale che conosceva la croce in un corridoio, e Putin gli chiede cosa rappresenta in termini simbolici. 

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L’altro inizia a spiegare qualcosa, che sta cercando di riformare un settore del genere, un altro, che è molto difficile, e poi Putin lo interrompe, lo colpisce sulle spalle, lo guarda con una sorta di pietoso disprezzo e gli dice: “Babki délat’ nado”, “Noi dobbiamo fare soldi!”  E lui fa, saltando da un piede all’altro, “Babki delat’ nado!” Soldi, soldi e soldi. 

È diventato, come sappiamo, quello che sappiamo. (alcuni)

Nel diluvio del fuoco risponde il diluvio dell’odio. 

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E no, Lucrèce sbaglia a dire che è dolce guardare i pericoli degli altri nel mare mosso quando si è al sicuro sulla riva. Perché va solo su, l’alluvione. 

I pericoli, noi qui in questo frammento più ristretto del pianeta, possiamo guardarli, ma sentiamo già il vento, e vediamo il cielo che si fa buio molto velocemente. 

Il cielo di Teheran che non ha ancora nulla a che vedere con il bombardamento delle raffinerie che lo fa sembrare irrespirabile. Ma quando l’onda assume le dimensioni di uno tsunami…

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