L’Assemblea Nazionale del Popolo della Repubblica Popolare Cinese ha approvato la Legge sulla Promozione dell’Unità e del Progresso Etnico, trasformando in norma la linea politica promossa dal presidente Xi Jinping sulla costruzione di un’identità nazionale unificata centrata sulla maggioranza Han.
Il provvedimento è stato adottato con 2.756 voti favorevoli, tre contrari e tre astensioni nella seduta conclusiva delle “Due Sessioni”, il principale appuntamento politico annuale del paese. La legge definisce l’obiettivo di rafforzare il senso di appartenenza alla Zhonghua minzu, una nazione comune che incorpora le 55 minoranze etniche riconosciute nello Stato dominato dalla popolazione Han, che rappresenta oltre il 90% degli abitanti.
Il testo presenta la storia della Cina come una civiltà multietnica unificata sotto la guida del Partito Comunista Cinese. In questa narrazione la cultura Han viene descritta come il “tronco” dell’identità nazionale, mentre le culture delle minoranze sono definite “rami e foglie”, subordinate alla cultura dominante.
Lingua e istruzione
La legge interviene direttamente su lingua e sistema educativo. Stabilisce che tutti gli studenti debbano studiare il putonghua — il mandarino standard — dall’asilo fino alla fine delle scuole superiori.
Nei luoghi pubblici i caratteri cinesi avranno priorità rispetto alle scritture delle minoranze. In diverse regioni autonome, in passato, parte dell’istruzione poteva svolgersi nelle lingue locali come tibetano, uiguro o mongolo.
Il provvedimento prevede inoltre programmi di educazione patriottica e iniziative per creare comunità “interconnesse” in cui cittadini Han e minoranze vivano e lavorino insieme. Contiene anche riferimenti alla trasformazione di tradizioni considerate “obsolete”, un passaggio che apre la porta a interventi statali su pratiche culturali e religiose.
Giurisdizione anche all’estero
La legge stabilisce inoltre che la Cina possa perseguire organizzazioni o individui stranieri accusati di compiere azioni che “minano l’unità etnica” o promuovono divisioni tra gruppi etnici.
La disposizione crea una base legale per colpire attivisti, dissidenti o organizzazioni all’estero che criticano le politiche etniche di Pechino.
Diritti delle minoranze sotto pressione
Secondo numerosi osservatori, la legge rafforza un quadro normativo che erode ulteriormente i diritti delle minoranze e ne riduce l’autonomia culturale.
Le disposizioni su lingua, istruzione e identità nazionale consolidano la centralità della maggioranza Han e subordinano le comunità minoritarie all’identità dominante dello Stato.
Il provvedimento si inserisce in politiche già applicate negli ultimi anni nelle regioni a forte presenza non-Han, tra cui Tibet, Xinjiang e Mongolia Interna, dove organizzazioni per i diritti umani denunciano restrizioni crescenti su lingua, religione e cultura.
Il governo cinese sostiene invece che la legge servirà a rafforzare stabilità e coesione nazionale. La norma entrerà in vigore nei prossimi mesi.
