Cuba, Trump esce allo scoperto e dice di voler conquistare e prendere il controllo dell'isola
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Cuba, Trump esce allo scoperto e dice di voler conquistare e prendere il controllo dell'isola

Trump ha ipotizzato che gli Stati Uniti potrebbero arrivare a esercitare un controllo diretto su Cuba, in dichiarazioni che segnano un ulteriore irrigidimento della linea di Washington verso l’isola caraibica già alle prese con una grave crisi energetica

Cuba, Trump esce allo scoperto e dice di voler conquistare e prendere il controllo dell'isola
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17 Marzo 2026 - 12.57


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Donald Trump ha ipotizzato che gli Stati Uniti potrebbero arrivare a esercitare un controllo diretto su Cuba, in dichiarazioni che segnano un ulteriore irrigidimento della linea di Washington verso l’isola caraibica già alle prese con una grave crisi energetica e umanitaria.

Parlando dallo Studio Ovale accanto al vicepresidente JD Vance, Trump ha descritto Cuba come una “nazione estremamente indebolita”, affermando di aspettarsi “l’onore” di “prenderla in qualche forma”. Alla richiesta di chiarire se si riferisse a un’azione diplomatica o militare, il presidente ha evitato dettagli, limitandosi a dichiarare di ritenere che gli Stati Uniti possano “fare ciò che vogliono” rispetto al futuro dell’isola.

Le parole riflettono un tono sempre più assertivo in un momento di particolare vulnerabilità per Cuba. Lunedì, l’intera rete elettrica nazionale è collassata, lasciando milioni di persone senza energia e paralizzando infrastrutture essenziali. La crisi è stata aggravata dalla riduzione delle forniture di petrolio, in un contesto in cui Washington ha intensificato la pressione sulle esportazioni energetiche verso L’Avana, in particolare quelle provenienti dal Venezuela.

La carenza di carburante ha contribuito a bloccare ampi settori dell’economia, alimentando una crisi che osservatori internazionali descrivono come una delle più gravi degli ultimi decenni. Interruzioni nei trasporti, produzione industriale ridotta e difficoltà nell’accesso ai servizi di base stanno aumentando il malcontento interno e la fragilità del sistema.

Le dichiarazioni di Trump arrivano inoltre in apparente contrasto con recenti segnali di apertura diplomatica. Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ha confermato nei giorni scorsi l’esistenza di contatti diretti con Washington per tentare di allentare la pressione economica. Tuttavia, secondo fonti informate, l’amministrazione statunitense avrebbe posto condizioni stringenti, tra cui un possibile cambio di leadership a L’Avana, complicando ulteriormente qualsiasi progresso negoziale.

Nel frattempo, l’attenzione della Casa Bianca resta divisa tra diversi fronti internazionali. Trump ha recentemente indicato che le priorità strategiche degli Stati Uniti includono anche il confronto con l’Iran, suggerendo una sequenza di crisi che potrebbe ridurre lo spazio per un impegno diretto su Cuba, pur mantenendo alta la pressione politica.

Alcuni analisti vedono nelle dichiarazioni del presidente un richiamo implicito alla Dottrina Monroe, storicamente utilizzata per giustificare l’influenza statunitense nell’emisfero occidentale. La retorica attuale, talvolta definita in modo informale “Dottrina Donroe”, suggerisce per questi osservatori un possibile ritorno a una visione più interventista nella regione.

Resta tuttavia incerto se le affermazioni di Trump rappresentino un’intenzione concreta o una strategia di pressione volta a favorire un cambiamento politico interno a Cuba. Gli accordi raggiunti dopo la Crisi dei missili di Cuba includevano impegni statunitensi a non invadere l’isola, e l’assenza di un quadro legale o multilaterale rende al momento ipotetica qualsiasi opzione di intervento diretto.

Per ora, la comunità internazionale osserva con cautela, mentre la combinazione di crisi economica, pressione esterna e incertezza politica continua a spingere Cuba verso una fase sempre più instabile.

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