Israele ha sospeso le spedizioni di aiuti dell’Unicef verso la Striscia di Gaza provenienti dall’Egitto, citando un presunto tentativo di contrabbando di prodotti a base di nicotina.
La decisione, presa dopo un’ispezione al valico di Kerem Shalom, viene però contestata da più parti, che la considerano una misura sproporzionata rispetto all’episodio segnalato. Ed in effetti non si tratta che dell’ennesimo pretesto per ostacolare il lavoro delle agenzie dell’Onu e far soffrire ancora di più i palestinesi.
Secondo critici e operatori umanitari, il blocco rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo all’ingresso di aiuti essenziali, aggravando le condizioni già drammatiche della popolazione civile nella Striscia di Gaza.
In questo contesto, cresce il timore che provvedimenti di questo tipo possano essere utilizzati anche come leva politica nei confronti delle agenzie internazionali, inclusa l’ONU, con conseguenze dirette sui civili.
Dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023, Israele mantiene un controllo estremamente rigido sull’accesso di beni a Gaza, giustificandolo con ragioni di sicurezza e con il rischio che le risorse possano finire nelle mani di Hamas.