Liberata dopo due anni di cella la dissidente russa Daria Kozyreva: condannata per una poesia ucraina
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Liberata dopo due anni di cella la dissidente russa Daria Kozyreva: condannata per una poesia ucraina

Era finita in carcere per aver pubblicato i versi di una poesia. Imperdonabile che il poeta fosse ucraino.

Liberata dopo due anni di cella la dissidente russa Daria Kozyreva: condannata per una poesia ucraina
Daria Kozyreva
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18 Marzo 2026 - 19.13


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Era finita in carcere per aver pubblicato i versi di una poesia. Imperdonabile che il poeta fosse ucraino. Oggi, la “detenuta politica” Daria Kozyreva è stata rilasciata. A riferirlo, il corrispondente di “SZ”, che si è recato all’IC-3, il carcere dove la dissidente era detenuta, a Kineshma, al mattino, sperando di incontrare Daria all’uscita della colonia penale. All’ingresso, i giornalisti sono stati accolti da un uomo in abiti civili, che ha mostrato un documento di identità del personale del Servizio penitenziario federale. L’uomo ha detto che la ragazza era già stata prelevata dalla madre, di primo mattino.

Poco dopo, la strada per la colonia è stata chiusa ad ogni accesso.

Daria è di San Pietroburgo, ha 20 anni, è stata rilasciata  dopo due lunghi di detenzione.

La ragazza era stata condannata a 2 anni e 8 mesi di reclusione, ma nel computo della pena è stato incluso il tempo trascorso nel centro di detenzione preventiva e sotto il regime di “divieto di determinati comportamenti”, così si chiama. Kozyreva è stata condannata per l’articolo sulla “discreditazione dell’esercito” introdotto dal regime di Mosca dopo l’inizio della guerra all’Ucraina, con l’intento di zittire ogni dissenso, ogni minima opposizione alla guerra di Putin. Il motivo del procedimento penale – come detto –  è stato un poster con versi del poeta ucraino del XIX secolo Taras Shevchenko ed anche per un’intervista rilasciata da Daria a “Radio Liberty”.

Daria Kozyreva già era stata oggetto di diversi procedimenti amministrativi politici ed era stata espulsa dalla facoltà di medicina dell’Università statale di San Pietroburgo. Il motivo di uno dei procedimenti è stata l’ultima parola da lei pronunciata nel processo penale che la vedeva alla sbarra. Anche in questo caso, la polizia ci aveva letto una “discreditazione dell’esercito”.

Per non farsi mancare proprio nulla, contro l’attivista è stato avviato anche un procedimento penale per vandalismo; reato successivamente riconvertito in danneggiamento della proprietà. In questo caso non si è mai arrivati a giudizio. Accusa, questa, avanzata nel 2022 per aver scritto “Assassini, l’avete bombardata!”, riferendosi alle bombe su Mariupol, città gemellata a San Pietroburgo.

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