Israele, la forca di Stato contro i palestinesi è il suo marchio d’infamia
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Israele, la forca di Stato contro i palestinesi è il suo marchio d’infamia

Israele è retto da un regime fascista e messianico. Che gode del consenso di una parte dell’opinione pubblica, quella per la quale l’unico palestinese buono è quello ammazzato, non importa se è solo un bambino. 

Israele, la forca di Stato contro i palestinesi è il suo marchio d’infamia
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

31 Marzo 2026 - 11.49


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Hanno esultato. Hanno gridato di “aver fatto la Storia”. Una storia che mette una pietra tombale sulla fu “unica democrazia in Medio Oriente.”

Ieri sera con 62 voti (su 120) la Knesset, il parlamento d’Israele, ha varato la legge che istituisce la pena di morte mediante impiccagione per i terroristi palestinesi colpevoli di aver attentato alla vita di ebrei. Una “forca selettiva” visto che non vale per i terroristi ebrei che uccidono civili israeliani né per quei militari che si macchiano dei crimini più efferati, a Gaza come in Cisgiordania.

“Il suicidio d’Israele”, per usare il titolo di un bellissimo e coraggioso libro di Anna Foa, sì è compiuto. Questo non lo ammetteranno mai i direttori di fogli e fogliacci in servizio effettivo permanente a difesa di quelli che, senza arrossire di vergogna, vengono ancora indicati come vittime di un mondo arabo e musulmano irrimediabilmente ostile. Vittime e non, come sono diventati, carnefici.

Israele è retto da un regime fascista e messianico. Che gode del consenso di una parte dell’opinione pubblica, quella per la quale l’unico palestinese buono è quello ammazzato, non importa se è solo un bambino. 

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Benjamin Netanyahu, Itamar Ben-Gvir e compagnia pessima, sono espressione di questo cambiamento genetico d’Israele. Non hanno fatto un golpe. Sono stati votati. E hanno usato il voto per suicidare la democrazia. 

La guerra perpetua è parte di questa narrazione. Dietro, c’è la disumanizzazione degli altri da sé. C’è la convinzione della superiorità del “popolo eletto” su persone alle quali non si riconosce neanche il diritto di essere considerati esseri umani. 

Il razzismo è anche questo. 

È un ministro che si fa un selfie con la forca da sfondo. È il militare che dopo aver sterminato una famiglia, madre, padre, figli piccoli, crivellando di colpi l’auto su cui viaggiavano in Cisgiordania, se ne esce dicendo: abbiamo ucciso dei cani.

Israele, le lettrici e i lettori di Globalist, lo sanno molto bene, è anche altro. È la resilienza di quanti, giornalisti, attivisti per i diritti umani, si batte con coraggio, ogni giorno, contro i fascisti al governo, e per questo sono additati come traditori, minacciati di morte.

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L’Israele di Netanyahu e soci conosce solo Nemici da abbattere, interni ed esterni.

Sono persone con la schiena dritta, i reporter di Haaretz o di +972, come lo sono le attiviste e gli attivisti di Peace Now, di B’Tselem, e i pacifisti che fanno scudo con il loro corpo ai pogrom dei coloni fascisti e dei militari che li supportano, in Cisgiordania.

Noi siamo a loro fianco. A fianco di una minoranza della minoranza. 

Perché il grosso dell’opinione pubblica la metamorfosi genetica l’ha portata a compimento. La forca di Stato contro i palestinesi è il suo marchio d’infamia. 

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