Vance da Orban alla vigilia del voto: l'interferenza trumpiana nel nome dell'estrema destra liberticida
Top

Vance da Orban alla vigilia del voto: l'interferenza trumpiana nel nome dell'estrema destra liberticida

L’amministrazione di Donald Trump interviene apertamente a sostegno di Viktor Orbán, inviando a Budapest il vicepresidente JD Vance il 7 e l’8 aprile, con l’obiettivo di incontrare il premier magiaro.

Vance da Orban alla vigilia del voto: l'interferenza trumpiana nel nome dell'estrema destra liberticida
Vance e Orban
Preroll

globalist Modifica articolo

3 Aprile 2026 - 13.29


ATF

L’amministrazione di Donald Trump interviene apertamente a sostegno di Viktor Orbán, inviando a Budapest il vicepresidente JD Vance il 7 e l’8 aprile, con l’obiettivo di incontrare il premier magiaro. La Casa Bianca ha annunciato che Vance “pronuncerà anche un discorso sulla solida partnership tra gli Stati Uniti e l’Ungheria” dopo un incontro bilaterale. Vance sarà accompagnato dalla second lady Usha.

Si tratta di un intervento politico esplicito e pubblico da parte dell’area trumpiana e dell’estrema destra americana nel contesto elettorale ungherese. Non è un caso isolato: in Germania lo stesso Vance aveva già sostenuto ambienti vicini ad Alternative für Deutschland, contribuendo a rafforzare i legami tra le destre sovraniste europee e il blocco politico legato a Trump.

Orbán, considerato il beniamino sia di Trump sia del presidente russo Vladimir Putin, affronta la sfida più difficile degli ultimi anni. Le recenti manifestazioni di piazza promosse dalle opposizioni segnalano una crescente pressione interna. Le elezioni del 12 aprile si preannunciano combattute: il leader dell’opposizione Peter Magyar è in leggero vantaggio tra gli elettori già decisi (41% contro 35% per Fidesz), ma quasi un quarto dell’elettorato resta indeciso.

Leggi anche:  JD Vance potrebbe guidare i colloqui di pace con l’Iran in caso di mediazione del Pakistan

A dieci giorni dal voto, a Budapest è tornato a riecheggiare lo storico slogan “Russians, go home!”, già sentito durante le barricate del 1956 contro l’Armata Rossa e nella transizione post-sovietica. Nel centro congressi di Duna Rendezvenyhaz, il fronte pro-Ue si è riunito sotto l’egida del Partito democratico europeo, scegliendo parole nette e programmatiche: libertà, democrazia, stato di diritto. Valori da difendere “contro ogni deriva autoritaria”, hanno sottolineato, sostenendo Magyar, che punta a consolidare il consenso soprattutto nelle aree rurali.

Sul piano geopolitico, le tensioni restano elevate. Il fronte pro-Ue denuncia interferenze esterne, puntando il dito verso Mosca. “Orban non è in grado di difendere gli ungheresi dall’influenza russa”, ha detto Peter Marki-Zay, esortando i cittadini a “lottare per la libertà”. Il Partito democratico europeo sottolinea che il voto “va oltre i confini nazionali” e rappresenta un test per l’Europa.

Intanto, l’Osce è già sul terreno per monitorare la regolarità del voto. Tuttavia, polemiche su una funzionaria con un passato legato al ministero degli Esteri russo hanno sollevato dubbi sull’imparzialità della missione. Parallelamente, il governo ungherese ha istituito un proprio sistema di osservatori, aumentando il rischio di letture divergenti dei risultati in un clima già fortemente polarizzato.

Native

Articoli correlati