Netanyahu lancia un'ondata devastante di raid contro il Libano: centinaia di morti e la tregua salta subito

Israele ha scatenato una nuova ondata di bombardamenti sul Libano, una pioggia di fuoco che ha colpito oltre cento obiettivi in poche ore, lasciando dietro di sé città sventrate, interi quartieri ridotti in macerie e almeno 112 morti.

Netanyahu lancia un'ondata devastante di raid contro il Libano: centinaia di morti e la tregua salta subito
Bombardamenti su Beirut
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8 Aprile 2026 - 19.06


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Il destino della tregua di due settimane nel conflitto con l’Iran appariva già appeso a un filo mercoledì, mentre le versioni contrastanti sugli accordi si moltiplicavano e, sul terreno, la guerra continuava a divorare vite.

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Israele ha scatenato una nuova ondata di bombardamenti sul Libano, una pioggia di fuoco che ha colpito oltre cento obiettivi in poche ore, lasciando dietro di sé città sventrate, interi quartieri ridotti in macerie e almeno 112 morti. Un bilancio che si inserisce in un’escalation già devastante: nelle ultime settimane, i raid hanno causato centinaia di vittime e oltre un milione di sfollati, trasformando vaste aree del Paese in un territorio segnato da distruzione e fuga .

Le bombe non si sono limitate a obiettivi militari dichiarati, ma hanno investito zone abitate, infrastrutture civili, luoghi di vita quotidiana. Intere comunità sono state travolte nel giro di ore, mentre le sirene e il rumore degli aerei da guerra scandivano un’altra giornata di violenza senza tregua.

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In questo scenario, la tregua annunciata appare sempre più fragile, quasi irreale. Mentre la diplomazia prova a costruire un equilibrio, sul terreno si continua a morire. E la distanza tra le parole degli accordi e la realtà dei bombardamenti si misura nel numero crescente di vittime, nei corpi sotto le macerie, nelle città che scompaiono sotto i colpi.


Iran e Pakistan, mediatori dell’accordo raggiunto all’ultimo momento, hanno sostenuto entrambi che la tregua includesse anche il Libano. Di diverso avviso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: le forze israeliane hanno lanciato quello che viene descritto come l’attacco più pesante dall’inizio della guerra, colpendo oltre cento obiettivi e causando almeno 112 morti.

L’agenzia iraniana Fars ha riferito che le petroliere in transito nello stretto di Hormuz sono state fermate in risposta alla “violazione del cessate il fuoco” da parte di Israele. L’Iran avrebbe dovuto riaprire lo stretto durante le due settimane di tregua e, subito dopo l’annuncio, il prezzo del petrolio era sceso bruscamente sotto i 100 dollari al barile, alimentando un rimbalzo dei mercati globali.

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La notizia non ha però portato sollievo immediato alle centinaia di petroliere cariche bloccate nel Golfo, in attesa del via libera delle compagnie assicurative per riprendere la navigazione, mentre continuano a segnalare interferenze nei sistemi di navigazione satellitare.

Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che le loro difese aeree hanno intercettato 17 missili balistici e 35 droni, apparentemente lanciati dall’Iran nel corso della giornata successiva all’annuncio della tregua. Secondo alcune ricostruzioni, Teheran avrebbe inoltre colpito un oleodotto saudita diretto al Mar Rosso poche ore dopo l’accordo.

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro diversi obiettivi nella regione, tra cui strutture petrolifere di aziende statunitensi a Yanbu, porto saudita sul Mar Rosso e terminale strategico di oleodotti.

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Donald Trump ha fornito una versione diversa dell’accordo rispetto a quella presentata la sera precedente. In un primo momento aveva definito il piano in dieci punti dell’Iran una “base praticabile su cui negoziare”, concentrandosi soprattutto sulla riapertura dello stretto di Hormuz. Questa posizione ha suscitato sorpresa a Washington, poiché le richieste iraniane includono il diritto all’arricchimento dell’uranio, la revoca totale delle sanzioni, il pagamento di riparazioni di guerra e una gestione congiunta con l’Oman dello stretto.

Poche ore dopo, Trump ha invece sostenuto che la tregua si basasse su una proposta statunitense in quindici punti, affermando che molti di questi sarebbero già stati accettati. Ha ribadito che non ci sarà arricchimento dell’uranio e che Stati Uniti e Iran lavoreranno insieme per individuare le scorte iraniane di uranio altamente arricchito, pari a circa 440 chilogrammi, quantità sufficiente per una dozzina di testate nucleari.

Le parole di Trump, che aveva avvertito che “un’intera civiltà” sarebbe stata distrutta in assenza di un accordo entro una precisa scadenza, avevano suscitato indignazione a livello globale, venendo interpretate come una minaccia di possibili crimini di guerra.

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Anche l’Iran ha diffuso versioni differenti dell’intesa. Nella versione in farsi viene riconosciuto il diritto all’arricchimento dell’uranio, mentre in quella in inglese questo punto non compare. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato che lo stretto di Hormuz verrà riaperto durante la tregua, ma ha precisato che le navi dovranno richiedere un passaggio sicuro coordinandosi con le forze armate iraniane.

Lo stretto, chiuso dall’Iran in risposta all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio, resta di fatto sotto controllo militare. Teheran chiede ora circa due milioni di dollari per nave per consentire il passaggio e intende mantenere questo sistema anche durante la tregua, condividendone eventualmente i proventi con l’Oman.

Il Pakistan prevede di ospitare nuovi colloqui per consolidare la tregua in un accordo più stabile, ma la Casa Bianca non ha ancora confermato la propria partecipazione. Le distanze tra le parti restano ampie, forse persino più che nei negoziati precedenti alla guerra, svoltisi a Ginevra il 26 febbraio, quando i mediatori omaniti avevano segnalato progressi significativi.

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In visita in Ungheria, il vicepresidente statunitense JD Vance ha definito la situazione nel Golfo una tregua fragile, invitando l’Iran a negoziare in buona fede.

Dal Pentagono, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che, in assenza di un accordo sulle scorte di uranio altamente arricchito, gli Stati Uniti potrebbero intervenire per eliminarle. Un’operazione di questo tipo, considerata estremamente complessa e rischiosa, non era stata intrapresa durante le cinque settimane di guerra.

Il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine, ha dichiarato che le forze statunitensi restano pronte a riprendere le operazioni militari. Ha inoltre sostenuto che la campagna aerea avrebbe colpito oltre 13.000 obiettivi, distruggendo gran parte della marina iraniana e delle sue capacità operative.

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Secondo Hegseth, Stati Uniti e Israele avrebbero “completamente distrutto” la base industriale iraniana con una serie finale di 800 raid aerei. Ha inoltre elencato i leader iraniani uccisi nel conflitto, tra cui la guida suprema Ali Khamenei, affermando senza prove che il figlio Mojtaba sarebbe rimasto ferito. Ha anche sostenuto che l’Iran avrebbe “implorato” il cessate il fuoco.

Da parte sua, il governo iraniano ha presentato la tregua in termini altrettanto trionfalistici. Secondo il consigliere Ali Akbar Velayati, “gli Stati Uniti sono stati costretti ad accettare il cessate il fuoco” e, nella nuova configurazione globale, l’Iran sarebbe destinato a svolgere un ruolo centrale come polo del mondo islamico.

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