Il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, starebbe ancora recuperando da gravi ferite al volto e a una o entrambe le gambe, secondo fonti citate da Reuters. Nonostante ciò, le stesse fonti lo descrivono come mentalmente lucido e pienamente coinvolto nei processi decisionali sulle principali questioni di Stato, inclusi i negoziati per il cessate il fuoco con Washington.
Khamenei, 56 anni, non è più apparso in pubblico e non risulta presente in video o fotografie dall’attacco aereo USA-israeliano avvenuto nei primi giorni del conflitto, nel quale sarebbe morto il padre, la precedente guida suprema, Ali Khamenei, al potere dal 1989. Mojtaba sarebbe stato designato leader supremo pochi giorni dopo gli attacchi.
Tutte e tre le fonti citate da Reuters riferiscono che Khamenei avrebbe riportato gravi ferite al volto e traumi alle gambe, in seguito all’attacco che avrebbe ucciso anche membri della sua famiglia, tra cui la moglie, il cognato e la cognata. Reuters precisa di non aver potuto verificare in modo indipendente queste informazioni.
Non vi sono dichiarazioni ufficiali iraniane sull’entità delle ferite. Tuttavia, un annunciatore della televisione di Stato lo ha definito “janbaz”, termine usato per indicare chi è gravemente ferito in guerra, poco dopo la sua nomina a guida suprema.
Secondo fonti statunitensi, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth e una fonte vicina alle valutazioni dell’intelligence, anche la Central Intelligence Agency ritiene che Khamenei sia rimasto ferito e probabilmente sfigurato, con la possibile perdita di una gamba.
Gli analisti osservano infine che Khamenei è considerato vicino alle posizioni più dure del regime, anche per i suoi legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, la Islamic Revolutionary Guard Corps, una delle principali strutture politico-militari del Paese.
