La decisione della Corte Suprema a maggioranza conservatrice segna un arretramento pesante nella tutela del diritto di voto delle minoranze negli Stati Uniti.
Nel dichiarare incostituzionali i rimedi che permettevano di correggere la diluizione del voto nei distretti elettorali, la Corte ha di fatto reso più difficile garantire una rappresentanza politica effettiva alle comunità afroamericane e, più in generale, alle minoranze.
Dietro il linguaggio della “neutralità razziale” si afferma una visione formalmente colorblind che però ignora la realtà concreta della discriminazione strutturale. Il risultato è che strumenti costruiti proprio per riequilibrare disuguaglianze storiche vengono progressivamente smantellati.
Le conseguenze non sono astratte: riguardano la possibilità reale, per milioni di cittadini, di vedere il proprio voto contare allo stesso modo degli altri.
