Momenti di tensione durante l’audizione al Senato del segretario alla Difesa Pete Hegseth, mentre prosegue il confronto politico sulla guerra all’Iran.
Durante le dichiarazioni iniziali, alcuni manifestanti hanno interrotto l’intervento, venendo poi allontanati dalla sicurezza. Uno di loro ha gridato: «È vergognoso, il popolo americano non voleva entrare in questa guerra».
Il presidente della commissione, Roger Wicker, ha richiamato all’ordine: «Apprezziamo il diritto degli americani, sancito dal Primo Emendamento, di esprimersi, ma le interruzioni di questa audizione non saranno tollerate», invitando poi Hegseth a proseguire. Un manifestante esponeva uno striscione con la scritta “no war on Iran”.
L’audizione si inserisce in un clima politico fortemente polarizzato: i Repubblicani sostengono in larga parte il presidente, il segretario alla Difesa e l’intervento militare, mentre i Democratici mettono in discussione le motivazioni, la gestione del conflitto e le sue prospettive.
Il senatore Jack Reed, principale esponente democratico nella commissione Forze armate, ha sferrato un attacco diretto. Secondo Reed, Hegseth e Donald Trump hanno «imprudentemente» trascinato gli Stati Uniti in guerra contro l’Iran, lasciando il Paese in una posizione strategica peggiore, con lo stretto di Hormuz chiuso, 13 militari statunitensi uccisi e molti altri feriti, oltre a gravi perdite di equipaggiamento.
«Le famiglie americane stanno pagando il prezzo di una guerra che non volevano e dalla quale non hanno ottenuto nulla», ha dichiarato.
Reed ha inoltre citato dati non classificati secondo cui l’Iran conserverebbe ancora il 40% della propria capacità nei droni e il 60% di quella nei missili balistici. Hegseth ha evitato di entrare nei dettagli, sostenendo che la questione verrà affrontata in sede riservata, ma ha ribadito che gli Stati Uniti ritengono di aver «devastato» la base industriale militare iraniana, impedendo una produzione su larga scala di missili e droni.
Se confermati, tuttavia, questi numeri metterebbero in dubbio gli obiettivi dichiarati dall’amministrazione, che fin dall’inizio del conflitto puntava a distruggere il programma missilistico e le forze armate iraniane. Una parte significativa dell’arsenale ancora intatta renderebbe più difficile rivendicare una vittoria.
Reed ha poi accusato Hegseth di fornire al presidente «ciò che vuole sentirsi dire, invece di ciò che ha bisogno di sapere», denunciando dichiarazioni «pericolose e controproducenti», inclusi ordini che «costituirebbero crimini di guerra».
Critiche anche sulla gestione interna delle forze armate, tra riforme del sistema meritocratico e licenziamenti di alti ufficiali: «Numerosi membri delle forze armate si dicono confusi e turbati dalle sue azioni», ha affermato.
Il senatore ha concluso con un monito netto: «La fiducia del popolo americano nelle proprie forze armate ha richiesto 250 anni per essere costruita. Lei la sta smantellando in una frazione di quel tempo».
