L’Avana ha lanciato un appello urgente alle Nazioni Unite, chiedendo intervento diplomatico immediato per scongiurare quella che definisce una possibile escalation militare da parte degli Stati Uniti di Donald Trump, evocando il rischio di un “bagno di sangue” nella regione caraibica.
Il governo cubano descrive un quadro di crescente pressione da parte di Washington, accusata di aver riattivato una strategia di isolamento politico ed economico che, secondo L’Avana, starebbe rapidamente degenerando in una dinamica di confronto aperto. Le nuove misure restrittive e il linguaggio sempre più aggressivo attribuito all’amministrazione Trump vengono letti a Cuba come segnali di una possibile deriva militare.
In questo contesto, le autorità cubane hanno chiesto al segretario generale dell’Onu António Guterres di attivare con urgenza i meccanismi multilaterali per la prevenzione dei conflitti, sottolineando che la situazione rischia di sfuggire al controllo diplomatico.
Le Nazioni Unite, dal canto loro, hanno ribadito la necessità di evitare ogni escalation e hanno richiamato le parti al rispetto del diritto internazionale e al dialogo, mentre crescono le preoccupazioni per la stabilità dell’area caraibica e per le possibili ricadute umanitarie di un ulteriore deterioramento delle relazioni tra Washington e L’Avana.
Cuba insiste nel presentare la crisi come un punto di svolta per la sicurezza regionale, denunciando quella che considera una politica di pressione sistematica che potrebbe trasformarsi, in assenza di un intervento internazionale, in una crisi aperta dagli esiti imprevedibili.
