La ministra degli Esteri islandese Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir replica a Benjamin Netanyahu e rovescia contro il premier israeliano l’accusa di essere “codardi morali” rivolta ai diplomatici che hanno abbandonato l’aula dell’Assemblea generale dell’Onu durante il suo discorso.
“Abbiamo sentito le parole ‘codardi morali’ da questa tribuna”, ha detto Gunnarsdóttir intervenendo alla 81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Per me, i codardi morali sono quei leader nel mondo che rifiutano di sedersi a negoziare una pace giusta e duratura”.
La ministra ha quindi indicato con maggiore precisione a chi, secondo lei, dovrebbe essere riferita quell’espressione: “Coloro che negano l’accesso agli aiuti umanitari alle persone che ne hanno disperatamente bisogno. E codardi morali sono quei leader nel mondo che ripetutamente vanno contro il diritto internazionale e lo disprezzano”.
La replica arriva a pochi giorni dal discorso di Netanyahu all’Onu, segnato da un massiccio abbandono della sala da parte di numerose delegazioni. Il premier israeliano aveva reagito all’uscita dei diplomatici definendoli “moral cowards”, sostenendo che il loro comportamento fosse una forma di vigliaccheria morale.
L’Islanda, tuttavia, non aveva partecipato al walkout. Il rappresentante islandese era rimasto al proprio posto durante il discorso di Netanyahu, mentre Gunnarsdóttir si trovava contemporaneamente a un incontro a sostegno dell’Unrwa.
Nel suo intervento, la ministra ha dedicato ampio spazio alla situazione palestinese. Ha denunciato la distruzione ripetuta di Gaza e ha affermato che non è possibile accettare che la Striscia venga continuamente distrutta e ricostruita senza affrontare le cause del conflitto.
“Le famiglie continuano a perdere le loro case. I genitori continuano a cercare di tenere in vita i propri figli. Ancora. E ancora. E ancora”, ha detto.
Gunnarsdóttir ha poi rivolto l’attenzione alla Cisgiordania, denunciando la prosecuzione dell’espansione degli insediamenti israeliani e la violenza dei coloni contro i palestinesi, che nel suo discorso ha collegato a impunità, retorica incendiaria e politiche permissive.
La ministra ha ricordato inoltre che all’inizio di settembre l’Islanda si è unita ad altri undici Paesi nell’affrontare le restrizioni commerciali relative ai beni provenienti dagli insediamenti israeliani considerati illegali dal diritto internazionale. Ha ribadito come obiettivo una soluzione fondata sulla creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele, con “entrambi i popoli” in grado di vivere “in sicurezza, dignità e pace”.
Il riferimento ai “codardi morali” è dunque arrivato all’interno di un intervento più ampio dedicato alla difesa delle regole internazionali e alla necessità di non trasformare la guerra in Medio Oriente nell’unica crisi visibile al mondo. “Non dobbiamo permettere che gli orrori del Medio Oriente rendano invisibili altre crisi”, ha avvertito la ministra.
Una risposta diplomatica, ma inequivocabile, alle parole pronunciate pochi giorni prima da Netanyahu dalla stessa tribuna dell’Onu.
