Perché l'Olocausto non fu fermato
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Perché l'Olocausto non fu fermato

Europa e America di fronte all'orrore nazista.

Perché l'Olocausto non fu fermato
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Beatrice Sarzi Amade Modifica articolo

9 Agosto 2026 - 19.10


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Ammetto che le 468 pagine di questo libro non sono facili da affrontare; si rischia di centellinare la lettura diluendola nel tempo.

Peraltro, non aiuta affatto la tendenza dell’autore a ripetere i concetti e ad essere prolisso nei discorsi; ciò tradisce il taglio accademico del testo, anche se questo non inficia nel complesso la struttura narrativa.

Quindi.

L’antisemitismo non nasce improvvisamente ed incredibilmente in Germania negli anni ’20 del secolo scorso e nemmeno per opera di Hitler.

Nietzsche e Wagner non ne sono la sua fonte di ispirazione, come vorrebbero lasciar intendere nel loro “Il mito nazi” Lacoue-Labarthe e Nancy.

E in realtà già nella sua Breve storia degli Ebrei e dell’Antisemitismo Eugenio Saracini dava atto della atavica avversione al popolo ebraico nel mondo Occidentale.

Ciò almeno fino al ‘700.

Con l’illuminismo ci si illuse che le cose sarebbero cambiate; in realtà la nascita dei nazionalismi nell’800 ridiede impulso all’intolleranza, si pensi al caso Dreyfus in Francia, e spinse verso la fine del secolo anche se a una sia pur sparuta parte degli ebrei ad organizzarsi per fondare una propria patria: 

nasceva il sionismo.

Tornando al libro di Hamerow, scopriamo, o riscopriamo, come già precedentemente all’avvento del nazismo in Germania, vi fosse in occidente quantomeno avversione verso gli ebrei.

Il dato emerge chiaro allorché le iniziali politiche tedesche che miravano alla loro espulsione dal territorio si scontrarono con restrizioni al loro ingresso da parte di tutte le altre nazioni.

Quando poi, a guerra iniziata, parte il programma di sterminio dettato dalle direttive stabilite alla conferenza di Wannsee nel 1942, resa necessaria dall’enorme numero di ebrei che si trovavano ad est e la cui soppressione andava gestita non in modo anarchico ma con metodo, 

la ritrosia del mondo occidentale anche solo a condannare il genocidio in atto, trova la sua giustificazione nel timore che nell’opinione pubblica montasse di nuovo qualche forma di antisemitismo fondata sull’assunto secondo il quale la guerra veniva fatta non per combattere il male in sé ma per tutelare solo gli interessi degli ebrei.

Andava quindi perseguita una politica di non enfatizzazione della tragedia per evitare sconfitte elettorali, nel 1944, anno cruciale per la guerra, vi furono le presidenziali in America, con probabili e deleteri cambi di strategia; 

l’occidente stava vincendo, ma non aveva vinto. 

Roosevelt era determinato a proseguire la guerra ma un altro presidente avrebbe potuto pensarla diversamente.

A guerra finita, ai tanti profughi che nel frattempo erano stati accolti in occidente, fu fatto chiaramente capire che dovevano tornare da dove erano venuti.

Tranne gli Stati Uniti, le altre nazioni ritenevano questo un fatto naturale.

Tutti avevano poco e quel poco non intendevano dividerlo con degli stranieri.

Ma gli ebrei non erano ben accolti nemmeno nei loro paesi di origine, dove i propri beni erano stati trafugati durante la guerra e qualcuno avrebbe dovuto restituirglieli, poiché il loro arrivo avrebbe innestato una serie di problemi di convivenza con chi era rimasto; 

ma neppure gli ebrei erano tanto propensi a tornare lì dove tutti i loro dolori erano iniziati..,un ottimo affresco di questo stato d’animo ci viene offerto da Fred Uhlman in L’ amico ritrovato.

D’obbligo, quindi, divenne l’emigrazione verso gli Stati Uniti, che comunque, malgrado qualche riserva, accoglievano, oppure verso la Palestina, dove poter fondare un proprio paese, come auspicato dal sionismo.

L’eredità del nazismo, quindi, è stato plurimo: 

innanzitutto ha svuotato l’Europa da una parte cospicua della sua popolazione, riducendo se non eliminandone il prezioso apporto intellettuale e professionale alla crescita del continente; 

la perdita ingente di vite umane ma anche di beni decentralizzó l’Europa spostando il baricentro del mondo verso altri lidi, finí l’epoca coloniale e tanti Stati ottennero la loro indipendenza grazie alla debolezza europea; 

dalla crisi di allora l’Europa ancora oggi non si è ripresa, visto lo strisciante revanscismo in politica estera e il diffuso e redivivo antisemitismo che la attanaglia, entrambi indici di debolezza intrinseca.

Da leggere, secondo me, non solo per capire perché vi fu l’Olocausto e perché fu di tali dimensioni ma anche per comprendere l’oggi alla luce degli avvenimenti di ieri.

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