"Medeae… da Euripide in poi", il mito di Medea rivive tra le colonne del Tempio di Nettuno a Paestum
Top

"Medeae… da Euripide in poi", il mito di Medea rivive tra le colonne del Tempio di Nettuno a Paestum

Mercoledì 12 agosto alle 21.30, nel Parco Archeologico di Paestum, lo spettacolo ideato e diretto da Sarah Falanga attraversa Euripide, Seneca, Grillparzer, Alvaro, Pasolini e Christa Wolf.

"Medeae… da Euripide in poi", il mito di Medea rivive tra le colonne del Tempio di Nettuno a Paestum
Preroll

globalist Modifica articolo

11 Agosto 2026 - 17.51


ATF

mito di Medea torna a vivere nel luogo che più di ogni altro sembra poter restituire alla tragedia la sua dimensione originaria. Mercoledì 12 agosto, alle 21.30, il Tempio di Nettuno nel Parco Archeologico di Paestum ospiterà “Medeae… da Euripide in poi”, spettacolo ideato, scritto e diretto da Sarah Falanga e realizzato su concessione del Ministero della Cultura – Parchi Archeologici di Paestum e Velia.

Non un semplice spettacolo ambientato in un sito archeologico, ma una messinscena concepita per quel luogo e costruita in rapporto diretto con il monumento. Il Tempio di Nettuno diventa così parte della drammaturgia, senza palcoscenici o strutture sceniche invasive. Gli attori e gli spettatori condividono lo stesso spazio, in una rappresentazione che elimina la tradizionale distanza tra scena e platea.

Medea attraverso i secoli

Il titolo richiama il genitivo latino “Medeae”, cioè “di Medea”, per indicare non soltanto la vicenda narrata da Euripide, ma tutto ciò che la letteratura occidentale ha depositato nel tempo intorno a questa figura.

Il percorso drammaturgico attraversa infatti opere e interpretazioni molto diverse: da Euripide a Seneca, da Franz Grillparzer a Corrado Alvaro, fino a Pier Paolo Pasolini e Christa Wolf. Autori separati da epoche, culture e linguaggi differenti che hanno continuato a interrogarsi sul personaggio di Medea, sulla sua condizione e sulle ragioni del suo gesto estremo.

Nella lettura di Sarah Falanga, Medea è condannata a rivivere continuamente la propria storia. Quando una nuova rappresentazione sta per cominciare e nuovi spettatori prendono posto, il personaggio comprende di dover raccontare ancora una volta il tradimento di Giasone, il dolore, l’esilio e l’infanticidio.

Il teatro diventa così una sorta di eterno ritorno. Medea non può smettere di raccontare e, attraverso il suo racconto, conserva anche la memoria di altre donne, delle loro sofferenze e delle loro battaglie.

Il pubblico dentro la scena

La rappresentazione si sviluppa come un grande ring teatrale intorno agli spettatori, superando quella che tradizionalmente viene definita “quarta parete”. Il pubblico non assiste semplicemente alla vicenda, ma viene immerso nell’azione e coinvolto nello spazio degli interpreti.

È una scelta che caratterizza il lavoro di Teatrinedito AMG, che unisce la pratica del metateatro alle tecniche del Metodo Strasberg applicate alla drammaturgia classica. L’obiettivo è riportare il mito fuori dalla dimensione della semplice rappresentazione e trasformarlo in un’esperienza contemporanea, nella quale le emozioni del personaggio possano entrare in rapporto diretto con quelle degli spettatori.

“Il pubblico non vuole bugie, ma verità”, sostiene Sarah Falanga, secondo la quale il teatro deve “risvegliare emozioni” e “far vibrare le coscienze”. Da qui l’idea di un lavoro attoriale fondato sull’autenticità e sulla capacità dell’interprete di mettersi profondamente in gioco.

In una società sempre più dominata dalla virtualità, aggiunge Falanga, “l’umanità ha bisogno di ritrovare umanità”. Il teatro assume quindi anche una funzione civile e sociale, come spazio nel quale tornare a confrontarsi con le emozioni e con le grandi domande dell’esistenza.

Una Medea ancora contemporanea

La Medea che emerge dallo spettacolo è una figura insieme libera, magica e orgogliosa, ma soprattutto una donna costretta a confrontarsi con il dolore, la perdita, l’esilio e la propria dignità.

La vicenda attraversa così non soltanto la tragedia antica, ma questioni ancora presenti nel mondo contemporaneo: il rapporto tra amore e tradimento, la condizione della donna, la libertà, l’emarginazione e la possibilità di scegliere il proprio destino.

In scena saranno coinvolti nove attori, due musicisti, corifei e danzatori. Parola, musica e movimento contribuiranno a costruire un’esperienza immersiva nella quale il patrimonio archeologico di Paestum non farà da semplice sfondo, ma diventerà parte integrante del racconto.

E quando la tragedia sembrerà arrivare nuovamente alla sua conclusione, il pubblico comprenderà che la storia non è davvero finita. L’arrivo di nuovi spettatori lascia intravedere l’inizio di un altro ciclo: Medea dovrà tornare ancora una volta a raccontare la propria storia.

È il destino del personaggio, ma anche quello del teatro: continuare a interrogare il presente attraverso i miti che il tempo non è riuscito a cancellare.

Native

Articoli correlati