Narni Città Teatro, l’umanità alla prova tra colpa, scelta e fragilità
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Narni Città Teatro, l’umanità alla prova tra colpa, scelta e fragilità

Dall’11 al 13 settembre la settima edizione del festival diretto da Davide Sacco e Francesco Montanari attraversa teatro, circo, musica e arte contemporanea. Da L’ostaggio con Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia a Pablo Trincia e Ambra Angiolini

Dieci modi per morire felici - Narni Città Teatro - Narni - dal'11 al 13 settembre 2026
Dieci modi per morire felici - Narni Città Teatro - Narni - dal'11 al 13 settembre 2026
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

27 Agosto 2026 - 17.44


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La colpa che tiene prigionieri del passato. Una decisione capace di cambiare il futuro. Cinque bambini in preghiera, ingranditi fino ad assumere dimensioni monumentali. A Narni, dall’11 al 13 settembre, il teatro e l’arte provano a raccontare l’essere umano senza cercarne una definizione rassicurante.

Stati di Umanità è il titolo della settima edizione di Narni Città Teatro, il festival diretto da Davide Sacco e Francesco Montanari che per tre giorni attraverserà teatri, chiostri, piazze e spazi pubblici della città umbra. Prosa, circo contemporaneo, musica, performance e arti visive compongono un programma nel quale l’umanità viene osservata soprattutto quando è costretta a scegliere, quando sbaglia o tenta di cambiare.

Il nodo più scoperto arriva venerdì 11 settembre con l’anteprima nazionale de L’ostaggio, scritto e diretto da Valentina Esposito e interpretato da Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia. In uno spazio che sembra non avere vie d’uscita, un uomo racconta un’esistenza segnata dalla criminalità, dal denaro e dalla violenza. Ma la prigione più difficile da lasciare è quella costruita dal proprio passato.

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Lo spettacolo nasce nell’esperienza di Fort Apache Cinema Teatro, realtà che da anni lavora sul teatro dentro e oltre il carcere. La domanda, dunque, non riguarda soltanto la possibilità della redenzione, ma lo sguardo che la società continua a rivolgere su chi ha scontato una pena: quando un uomo smette di coincidere con ciò che ha fatto?

Nella stessa giornata Francesco Piccolo porta al Chiostro di Sant’Agostino Il Gattopardo. Una storia incredibile, mentre il Teatro Manini ospita il concerto benefico della Banda dell’Esercito Italiano a favore di Una Sola Vita Onlus. Nel programma anche la compagnia francese di circo contemporaneo Hors Surface e la cantautrice Giulia Mei.

Sabato 12 settembre la responsabilità passa dal personaggio allo spettatore. In Dieci modi per morire felici, ideato e diretto da Emanuele Aldrovandi, dieci persone estratte dal pubblico ricevono la possibilità di ricominciare una vita da zero. Ogni decisione modifica il corso dello spettacolo: cooperare oppure salvarsi da soli, rispettare la legge o barare, affidarsi al destino oppure al calcolo.

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Il teatro diventa così un gioco soltanto in apparenza. Le scelte non restano astratte, producono conseguenze e costringono chi guarda a rinunciare alla posizione comoda del testimone. Nella stessa giornata arrivano alla Loggia dei Priori Raissa Avilés con Maybe a Concert e al Teatro Manini Ambra Angiolini con La misteriosa scomparsa di W.

Domenica 13 settembre comincia alle 6.30, all’Ala Diruta, con il racconto all’alba di Pablo Trincia. Nel pomeriggio Mamadou Diakité porta alla Loggia dei Priori il suo Racconto personale, mentre Ketty Di Porto ed Enzo Saponara sono protagonisti de Il valore affettivo del pesce, viaggio tra memoria familiare, cura e separazione.

La giornata prosegue con Uno spettacolo di Leonardo Manzan, autore che lavora sul confine instabile tra teatro, performance e arte contemporanea, e si chiude al Teatro Manini con Minotauro, dal racconto di Friedrich Dürrenmatt: il mito viene rovesciato, la creatura diventa vittima e il labirinto uno spazio nel quale l’identità si moltiplica e si perde.

Le arti visive non fanno da semplice cornice. La sezione curata da Antonella Liuzzi ha come protagonista Valerio Berruti con Figli degli uomini, una nuova installazione diffusa nei luoghi pubblici di Narni. Cinque bambini, colti in differenti atteggiamenti di preghiera, diventano sculture monumentali in alluminio. La fragilità dell’infanzia acquista peso e volume, occupa lo spazio degli adulti e mette in relazione vulnerabilità, forza e spiritualità.

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Al progetto si affianca una selezione di video che ripercorre oltre vent’anni di ricerca dell’artista, da Golgota del 2005 a Come il vento tra i salici e La giostra di Nina, con musiche, tra gli altri, di Gianmaria Testa e Ludovico Einaudi.

Narni Città Teatro non propone una risposta alla domanda su che cosa significhi oggi essere umani. Preferisce mostrarne gli stati: colpevoli, vulnerabili, responsabili, smarriti. E lascia al pubblico il compito meno comodo, quello di riconoscersi.

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