Solo per il 2027, anno delle elezioni, abolito il bollo auto per auto e moto sotto 80 kw
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Solo per il 2027, anno delle elezioni, abolito il bollo auto per auto e moto sotto 80 kw

“Tac. Promessa mantenuta”. Salvini così annuncia sui social l’eliminazione della tassa per le piccole auto e le moto, mentre la sinistra litiga sull’Ucraina e Vannacci combatte il femminismo.

Solo per il 2027, anno delle elezioni, abolito il bollo auto per auto e moto sotto 80 kw
Giorgia Meloni
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Marcello Cecconi Modifica articolo

16 Settembre 2026 - 18.51 Culture


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La politica italiana ha finalmente trovato il suo nuovo linguaggio sociale: il Tac. Matteo Salvini lo ha scandito sui social con quella formula che sembra uscita direttamente da uno spot: “promessa fatta, promessa mantenuta”. E stavolta, bisogna ammetterlo, il bersaglio è perfetto perché il bollo auto è una delle tasse più odiate dagli italiani.

Solo che il diavolo, come sempre, sta nei kilowatt. Per il 2027, e solo per il 2027, e guarda caso è l’anno delle elezioni, l’esenzione riguarderà le automobili fino a 80 kW e tutti i motocicli, per una solo auto a persona. Non significa dunque che sparisca il bollo per l’automobilista motorizzato in generale perché sopra gli 80 kW si continua a pagare. E non basta dire “Golf” o “non Golf” perché conta la potenza della singola versione.

Ma politicamente il messaggio è molto più grande della cilindrata. È semplice, comprensibile, immediato: una tassa in meno. E mentre il centrosinistra continua a discutere e dividersi sull’Ucraina e sulla politica della difesa, una frattura reale, soprattutto tra Pd e Movimento 5 Stelle, il centrodestra può mettere sul tavolo una cosa che l’elettore vede nel portafoglio. Dall’altro lato estremo della destra c’è invece Vannacci, che completa involontariamente il quadro con quella sua grammatica politica con femminismo da contestare, identità da riaffermare, e perfino l’AfD tedesca da guardare come modello di consenso popolare nei ceti più fragili.

Ed ecco il paradosso. A sinistra si discute di geopolitica. A destra si discute di identità. Salvini arriva con il bollo: “Tac.” Meloni e Tajani accompagnano: “Via una delle tasse più odiate”. E improvvisamente il centrodestra può provare a occupare anche quella casella che per decenni è stata considerata patrimonio naturale della sinistra. La politica delle cose concrete per chi ha meno.

Naturalmente non è tutto così scontato. L’operazione costa circa 2,3 miliardi e lo Stato dovrà trasferire risorse alle Regioni per compensare il minor gettito. Non è dunque magia fiscale perché qualcuno quei soldi deve pur metterli. Ma la propaganda, nel senso tecnico della comunicazione politica, non vive di note a piè di pagina. Vive di slogan. E “Tac. Promessa mantenuta” è uno slogan formidabile.

Ma il punto vero non è stabilire se Salvini sia diventato il nuovo campione del sociale o se con questa novità recupererà qualche punto nei sondaggi del prossimo lunedì al Tg di Mentana. Il punto più interessante e che se la sinistra lascia libera la parola “sociale”, qualcun altro prima o poi la raccoglie. Tac.

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