Gioco online, la vera tutela è la legalità: intervista a Claudio Poggi (iGaming.com)
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Gioco online, la vera tutela è la legalità: intervista a Claudio Poggi (iGaming.com)

Tra siti regolari e piattaforme illegali il confine non è sempre chiaro per chi gioca. Ne abbiamo parlato con un esperto del settore, per capire come orientarsi e cosa cambia davvero quando si sceglie un operatore autorizzato.

Gioco online, la vera tutela è la legalità: intervista a Claudio Poggi (iGaming.com)
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18 Giugno 2026 - 15.15


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di Virginia Lori

Oggi ai nostri microfoni c’è Claudio Poggi, redattore ed esperto di casinò per iGaming.com, che da anni analizza il mercato del gioco a distanza in Italia. Partiamo dalle basi. Quando parliamo di gioco online “legale” e “illegale”, cosa distingue concretamente le due cose?

Sulla carta è una differenza enorme, anche se davanti allo schermo un giocatore spesso non la coglie. Un sito legale ha una concessione dell’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, quella che prima chiamavamo AAMS. Dietro quel numero c’è un percorso preciso, fatto di controlli tecnici, requisiti economici, giochi certificati e soldi dei clienti tenuti separati da quelli della società. Un sito illegale tutto questo non lo ha, e non deve renderne conto a nessuno. In pratica, chi ci versa del denaro non ha nessuno a cui chiederlo indietro se qualcosa va storto.

Come fa una persona qualunque, senza competenze tecniche, a riconoscere un operatore autorizzato?

Per fortuna non serve essere tecnici. Io guardo sempre tre cose, e le può controllare chiunque in poco tempo. Parto dal numero di concessione ADM, che per legge deve essere scritto in chiaro, di solito in fondo alla pagina. Poi il dominio, perché i siti autorizzati in Italia finiscono in punto-it e sono intestati alla società concessionaria. Infine cerco i simboli del gioco responsabile e il divieto ai minori. Quando uno di questi tasselli manca, per me è già un buon motivo per chiudere la pagina. È lo stesso lavoro che facciamo quando mettiamo a confronto i migliori casinò online su iGaming.com, dove la prima riga di ogni scheda è sempre la licenza.

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Nel 2018 il Decreto Dignità ha vietato la pubblicità del gioco. Che effetto ha avuto sul settore?

Ha cambiato il modo di comunicare. La promozione diretta è sparita, e il baricentro si è spostato dall’invito a giocare all’informazione su come farlo in sicurezza. Lo trovo giusto, perché toglie pressione a chi è più fragile. C’è però un effetto collaterale. Senza canali ufficiali, molte persone cercano informazioni un po’ a caso, e a volte vanno a sbattere proprio contro i siti che la legge vorrebbe tenere lontani. Ecco perché oggi un’informazione fatta bene, da chi le regole le conosce, pesa più di prima.

Cosa rischia davvero chi gioca su una piattaforma non autorizzata?

Più di quanto immagina. Il rischio più ovvio è quello dei soldi, perché se l’operatore non paga una vincita non c’è un’autorità a cui rivolgersi. Poi ci sono i dati personali, documenti e coordinate bancarie lasciati a gente di cui non si sa nulla. Ma la cosa che mi preoccupa di più è il versante della dipendenza. Un sito illegale non ti mette limiti di deposito, non ti dà strumenti per fermarti e non ha alcun interesse a farlo. Le regole servono proprio a mettere un argine lì dove, da soli, è complicato metterlo.

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A proposito di freni. Quali strumenti di protezione esistono per chi gioca legalmente?

Sono parecchi, ed è uno degli aspetti del gioco legale che andrebbe raccontato di più. Si possono fissare limiti di deposito giornalieri, settimanali e mensili, darsi un tetto di tempo, mettere in pausa il conto per un periodo. Esiste poi il Registro Unico delle Autoesclusioni, che con una sola richiesta ti esclude da tutti i siti autorizzati e non da uno soltanto. Il mio consiglio è semplice, impostare questi limiti prima di iniziare, a mente fredda. Farlo dopo, quando si è già presi dal gioco, è molto più difficile.

Si parla spesso di RTP. Può spiegarlo a chi non è del mestiere?

RTP sta per “return to player”. È la parte delle somme giocate che, sul lungo periodo, torna in media ai giocatori. Se una slot ha un RTP del 96 per cento, vuol dire che su grandissimi numeri restituisce intorno a 96 euro ogni 100 giocati. Qui però si fa spesso confusione. È una media calcolata su milioni di giocate, non una promessa su come andrà la sua serata. E aggiungo una cosa per me importante. Sui siti legali quel valore è verificato e dichiarato, su quelli illegali nessuno garantisce che il gioco sia davvero equo.

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Il gioco resta comunque un’attività con un margine a sfavore di chi punta. Come lo si racconta in modo onesto?

Dicendo le cose come stanno. Sul lungo periodo il banco è in vantaggio, sempre, e non c’è sistema che ribalti questa matematica. Io lo ripeto a tutti, il gioco va vissuto come una spesa per divertirsi, con un budget deciso prima e che ci si può permettere di perdere. Il momento in cui si inizia a giocare per rifarsi dei soldi già persi è il momento in cui il divertimento è finito, e di solito i guai partono da lì.

Un’ultima domanda. In prospettiva, su cosa dovrebbe puntare la regolamentazione italiana?

Sulla strada già tracciata, rendendola più solida. Più controlli sugli operatori, tempi rapidi per oscurare i siti illegali e, soprattutto, educazione. Le regole ci sono e funzionano. Quello che ancora manca è la consapevolezza diffusa tra i giocatori. Tanti vivono la scelta del sito legale come una limitazione, mentre è esattamente ciò che li mette al riparo quando qualcosa si complica. Se posso lasciare un pensiero ai lettori è questo. Prima di iscriversi da qualunque parte, conviene prendersi due minuti per controllare la licenza. Sono i due minuti più utili in assoluto, perché la sicurezza dei soldi e la tranquillità con cui si gioca dipendono tutte da quella verifica iniziale.

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