#25nov: la storia di Speranza
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#25nov: la storia di Speranza

Antonella Casula con estrema delicatezza ci racconta la storia di Speranza, una storia terribile di violenza ma anche di riscatto.

#25nov: la storia di Speranza
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25 Novembre 2013 - 12.41


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di Antonella Casula

A volte un viaggio in treno può essere piacevole, altre può essere utile, altre ancora può rivelarti le storie di persone sconosciute che lasciano un ricordo.

Non rivelerò il giorno, il tragitto e neanche il nome della persona che ho incontrato per caso su quel treno, mi piace chiamarla Speranza, perché la signora che ho incontrato su quel treno, ha trascorso una vita, non facile, ma sempre rivolta ad un futuro carico di speranza.
Arrivo al binario all’ultimo secondo utile, salgo sul treno e mentre decido dove andare a sedermi, noto una bella signora, elegante, sui 70 anni, che mi sorride e quasi mi fa cenno di andare a sedermi vicino a lei. Il suo sguardo agisce quasi come una calamita, decido di seguire l’istinto, saluto e mi siedo nel sedile di fronte a lei. Lo scompartimento è deserto, ci siamo io e lei. Dopo le prime battute sul caldo, sul treno stranamente semi deserto, mi accorgo che la signora ha voglia di parlare, io inizialmente ho quasi la tentazione di inforcare gli occhiali e dormire, ma qualcosa mi dice di non farlo. È lei che inizia a farmi un sacco di domande, dove vado, quanti anni ho, se sono già in vacanza, che lavoro faccio. Io rispondo sempre più coinvolta dal fare incalzante delle sue domande e ad un certo punto mi chiede se ho voglia di ascoltare la sua storia. Sono una persona curiosa, chi mi conosce lo sa, ma qualcosa nel suo sguardo penetrante mi ha ammutolita, annuisco e così la signora Speranza inizia a raccontarmi la sua storia.

È figlia unica di una famiglia benestante, nata in una grande città del centro Italia, dove non le è mai mancato nulla di materiale, neanche in tempo di guerra, ma fino a pochi anni fa, ha subito la privazione più grande che un essere umano possa subire, la mancanza di amore. Mentre lei racconta, inizio a visualizzare i volti delle persone di cui mi parla, la madre, il padre, i nonni, le persone che lavorano nella sua famiglia, finchè arriva a parlare di uno zio che vive con loro, con il quale non ci sono legami di sangue, personaggio che incute tanto timore e rispetto all’interno di questa famiglia. Mi racconta che fin da quando aveva 12 anni, lo zio le rivolgeva delle attenzioni “particolari”, attenzioni che lei definisce “sconcerie” e che queste vanno avanti per anni senza che nessuno si accorga di nulla. Intanto cresce e diventa una bellissima ragazza, a scuola è la più corteggiata e anche nelle feste che si svolgono nella loro casa, i ragazzi fanno la fila per poter ballare con lei. Inizia a capire durante gli anni dell’adolescenza cosa sia l’amore, l’affetto, il valore di un bacio o di un abbraccio sincero, tutte cose che le vengono regalate da tutti, fuorchè dai suoi familiari. Tranne lo zio, lui nei loro incontri le dedica attenzioni che lei definisce particolari, ma che hanno un sapore diverso rispetto a quelle che riceve a scuola o durante le feste, ancora purtroppo non si accorge delle differenze. Finchè si innamora di un bellissimo ragazzo e allora capisce il vero significato della parola amore. Un giorno durante una pranzo di famiglia, lo zio comunica a tutti di volerla prendere in moglie, la reazione dei familiari è di grande gioia, tutti si congratulano con i futuri sposi, nessuno si accorge del terrore che l’aveva invasa. La ragazza si confida la sera con la mamma, dicendo di essere innamorata di un altro ragazzo, ma la mamma le dice che ancora non conosce il significato della parola amore e che dall’indomani sarebbero iniziati i preparativi delle nozze.

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Non so se credere alla storia che Speranza mi sta raccontando, mi sembra quasi di essere entrata in uno di quei romanzi rosa che leggevo da adolescente, la signora capisce i miei dubbi e mi rassicura sulla veridicità della sua storia.
Speranza il giorno dopo racconta tutto al suo ragazzo che si dice pronto a parlare con il padre, ma a nulla valgono i suoi tentativi e arriva il giorno delle nozze. La sera Speranza confessa al suo sposo di essere innamorata di un altro e lui di rimando le dice che ogni volta che lei penserà all’altro sarà punita. Io sorrido per la presunzione dell’uomo, pensando che ognuno di noi, soprattutto in certe circostanze, sa come fingere, ma Speranza rivela che l’uomo ci riuscì e che le punizioni non tardarono a venire. Ogni volta che il marito pensava che lei stesse pensando all’altro, la obbligava a stare nuda tutta la notte dentro la vasca con l’acqua fredda, all’interno della quale l’uomo, in più riprese versava del ghiaccio. La mattina dopo, stremata e infreddolita doveva adempiere ai doveri coniugali senza ribellarsi, anche per delle ore, guardandolo sempre negli occhi, così che lui capisse che i suoi pensieri erano rivolti a lui e solo a lui. Io inizio ad agitarmi sul sedile pensando a come questa donna dovesse aver trascorso i suoi anni, Speranza mi dice che se il tutto si fosse risolto con una notte nel ghiaccio, forse oggi non sarebbe su quel treno. Incuriosita la guardo, non so se voglio ancora sentire questa storia che ha dell’inverosimile, ma lei continua. Il marito stava spesso fuori per lavoro e una domestica, zia del ragazzo di cui lei era innamorata, durante le assenze del marito, riusciva a far venire il ragazzo in casa perché i due si incontrassero. Il marito lo scoprì e le punizioni successive furono agghiaccianti. Ogni qual volta la donna rimaneva incinta, il marito aveva il sospetto che quel figlio non fosse suo e la picchiava fino a farla abortire. Speranza mi raccontò che lo fece per sette volte. Cercai di non far trasparire il mio disgusto per quell’uomo, ma era impossibile e Speranza mi raccontò cosa fece quando riuscì a ribellarsi. Il marito soffriva di attacchi di cuore e appena avvertiva i primi sintomi doveva prendere una pastiglia, una sera, lui la obbligò ad entrare nella vasca e a non muoversi, dopo un po’ si sentì chiamare dal marito in preda alla disperazione per i dolori, lei doveva obbedire ai suoi ordini, e seppur combattuta dal voler rispondere a quella richiesta di aiuto, si dichiarò sicura che se fosse uscita lui gliel’avrebbe fatta pagare e dopo aver passato tutta la notte dentro la vasca con l’acqua fredda a sentire il marito urlare, la mattina entrò in camera e trovò il marito morto sul pavimento. Speranza, mi ha raccontato che ancora oggi si sente in colpa, per non aver trasgredito l’ordine del marito ed essere uscita dalla vasca rischiando altre violenze, ma che negli anni è riuscita a capire che l’aver per tanti anni ubbidito agli ordini del marito è stata la sua salvezza in quella notte. È andata via dalla sua città, ha iniziato una nuova vita, sempre col terrore che se avesse pensato al suo amato si sarebbe materializzata quella vasca piena di acqua fredda e ghiaccio.

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Ma in tutte le storie c’è un lieto fine, o quasi, Speranza conclude la sua storia raccontandomi che pur avanti negli anni, oggi ha un compagno che la ama e la rispetta, a casa ha una doccia e non la vasca e anche se certe notti è convinta di sentire una voce che le chiede perdono a patto di ricevere le medicine, si dice convinta che la “speranza” di poter avere una vita migliore ha fatto si che la settimana prossima possa festeggiare un altro compleanno.
La prossima stazione è la sua, Speranza si prepara con movimenti lenti ed eleganti, mi guarda in faccia, mi sorride, io ho quasi soggezione di questa donna che tante ne ha passate, ma che è stata anche coraggiosa. La ringrazio per avermi regalato la sua storia, anche se intrisa di tanta violenza, mi blocca e mi dice che è lei a voler ringraziare me per averla ascoltata.

Non ho mai raccontato a nessuno questa storia, un po’ per riservatezza, un po’ per rispetto nei confronti di Speranza, oggi lo voglio condividere con voi perché spero di poter aiutare le tante Speranza che vivono queste brutte esperienze con la speranza e l’augurio che nessuno le viva MAI più.

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