Meloni nuovo decreto sicurezza: norme liberticide e repressione del dissenso con la scusa dell’ordine
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Meloni nuovo decreto sicurezza: norme liberticide e repressione del dissenso con la scusa dell’ordine

Giorgia Meloni apre la settimana a Palazzo Chigi con un vertice di governo che, dietro la formula anodina delle “minacce all’ordine pubblico”, prepara l’ennesima torsione autoritaria dell’ordinamento democratico.

Meloni nuovo decreto sicurezza: norme liberticide e repressione del dissenso con la scusa dell’ordine
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2 Febbraio 2026 - 11.24


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Giorgia Meloni apre la settimana a Palazzo Chigi con un vertice di governo che, dietro la formula anodina delle “minacce all’ordine pubblico”, prepara l’ennesima torsione autoritaria dell’ordinamento democratico. Al centro della riunione c’è infatti il cosiddetto decreto sicurezza: un pacchetto di norme che punta a comprimere diritti fondamentali e a ridefinire in senso repressivo il rapporto tra Stato e cittadinanza.

Dal vertice dovrebbe uscire un insieme di misure destinate a confluire in un decreto legge da portare in Consiglio dei ministri mercoledì pomeriggio. Matteo Salvini, come sempre in prima linea quando si tratta di restringere spazi di libertà, non nasconde l’obiettivo: un intervento “corposo” che preveda tutele speciali per le forze dell’ordine — fino a evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati — e strumenti di polizia preventiva contro il dissenso, come il fermo anticipato dei manifestanti “sospetti” prima dei cortei, fino a 48 ore. Una misura che, di fatto, introduce una forma di detenzione preventiva sganciata da reati accertati e fondata sul sospetto politico.

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Si accelera sul pacchetto sicurezza

L’attualità, invocata come alibi permanente, viene usata dall’esecutivo per accelerare su un impianto securitario studiato da settimane, in un continuo braccio di ferro con il Quirinale su norme che sollevano evidenti profili di incostituzionalità. Non a caso, alcune delle misure più controverse — come la stretta sul porto di coltelli, presentata come risposta alla violenza giovanile — sarebbero state dirottate dal decreto a un disegno di legge, nel tentativo di aggirare resistenze e rilievi istituzionali.

L’assetto finale dei due provvedimenti dovrebbe essere definito nella riunione convocata oggi, lunedì 2 febbraio, alle 11:15, con la partecipazione dei vicepremier Tajani e Salvini, del ministro dell’Interno Piantedosi, del guardasigilli Nordio e dei sottosegretari Mantovano e Fazzolari. Un tavolo ristretto, tutto politico, che si appresta a riscrivere le regole del vivere civile in nome della sicurezza, sacrificando garanzie, presunzione d’innocenza e diritto di manifestare. Ancora una volta, il dissenso viene trattato come una minaccia e la repressione come una soluzione.

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