Bella Ciao non è divisiva: semmai divide i fascisti nostalgici della dittatura dai democratici amanti della Costituzione
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Bella Ciao non è divisiva: semmai divide i fascisti nostalgici della dittatura dai democratici amanti della Costituzione

Bella ciao è considerata in ogni parte del mondo un canto di liberazione, perciò non ha nulla di divisivo. In Italia evoca la liberazione dal nazifascismo

Bella Ciao non è divisiva: semmai divide i fascisti nostalgici della dittatura dai democratici amanti della Costituzione
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Giovanna Musilli Modifica articolo

27 Aprile 2026 - 18.17


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Bella ciao è considerata in ogni parte del mondo un canto di liberazione, perciò non ha nulla di divisivo. In Italia evoca la liberazione dal nazifascismo, evento che dovrebbe appartenere alla memoria collettiva del nostro paese da ottantun anni. La festa del 25 aprile in effetti dovrebbe essere celebrata in un clima di condivisione di valori capace di accomunare tutte le forze politiche e tutti i cittadini. È l’unico giorno dell’anno in cui tutti dovremmo coltivare un sano e profondo sentimento patriottico. 

Invece, non è così. 

A questo proposito, alle recenti intemerate del presidente del senato Ignazio La Russa che ritiene giusto rendere omaggio ai caduti della Repubblica sociale italiana tanto quanto ai partigiani, si è aggiunta l’indecorosa iniziativa del sindaco leghista di Monterosso Grana, un paesino in provincia di Cuneo – tale Stefano Isaia –  che lo scorso 25 aprile, in spregio al senso del ridicolo e della vergogna, ha vietato ai bambini di alcune scuole primarie di cantare Bella Ciao davanti al monumento per i caduti della Resistenza. La scusa è stata la solita: Bella Ciao è una canzone divisiva. Il tutto tra le proteste di alunni e maestre.

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Che oltre Fratelli d’Italia, a pensarla così sia anche la Lega di Matteo Salvini, per non parlare della nuova formazione del generale Vannacci, è ormai cosa stranota. 

Due anni fa, in occasione di una bagarre scoppiata alla camera in merito al dibattito sull’autonomia differenziata, durante la quale alcuni deputati leghisti avevano mimato il gesto della Decima mas mentre il M5S intonava Bella ciao, quel raffinato intellettuale di Andrea Crippa, vicesegretario della Lega, aveva dichiarato: “Se il gesto della Decima è un gestaccio? Per me è più un gestaccio cantare Bella ciao, perché richiama al comunismo e il comunismo ha fatto dei morti ha portato a milioni di morti”.

Secondo la Lega quindi cantare Bella ciao equivale al gesto che evoca la Decima mas, cioè l’unità speciale della marina italiana che dal ‘43 al ’45, sotto il comando del principe Junio Valerio Borghese, combatté a fianco dei nazisti e dei fascisti contro i partigiani e gli alleati. 

Ora, al netto del fatto che in Italia il Partito Comunista Italiano non si rese affatto responsabile di milioni di morti, in ogni caso Bella ciao non è una canzone comunista, ma è l’inno di liberazione dall’oppressione violenta e criminale perpetrata prima dal fascismo e poi dal nazifascismo. Del resto, la Resistenza non fu animata solo dai comunisti, al contrario di ciò che pensa l’improvvido Crippa, ma raccolse tutte le forze democratiche e antifasciste del paese, dai liberali ai cattolici, dagli azionisti ai monarchici.

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Dalla liberazione è nata la repubblica fondata sulla Costituzione, patrimonio storico e morale di tutti gli italiani, perciò, considerare Bella ciao una canzone divisiva è assai bizzarro, se non inspiegabile. A meno che non si rimpianga il fascismo, o il nazifascismo. Tertium non datur

Con buona pace di Crippa, ma anche di La Russa, di tanti altri esponenti della maggioranza di governo, e di Italo Bocchino che pochi giorni fa in un programma televisivo, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, ha rifiutato di definirsi antifascista, preferendo l’espressione “a-fascista”. Qualunque cosa voglia dire. 

Insomma, ha ragione Sergio Berardo, il musicista che aveva preparato le celebrazioni del 25 aprile insieme alle scuole del cuneese e che ha sintetizzato l’accaduto così: “Certo che Bella ciao è divisiva: lo è tra chi rifiuta un’ideologia criminale come il fascismo e chi la giustifica”. 

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