La stoccata che il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi ha riservato al presidente del senato Ignazio La Russa è emblematica del livello di elaborazione concettuale di cui sono capaci i rappresentanti della classe dirigente meloniana.
L’ignaro Ignazio si era premurato di dire la sua sul cambiamento climatico e con la raffinatezza intellettuale che da sempre lo contraddistingue aveva sentenziato “Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo”.
Insomma, un’affermazione da far tremare le vene ai polsi, se si pensa che a pronunciarla non è stato l’avventore del bar sotto casa dopo il tramonto, ma la seconda carica dello stato.
Parisi, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell’evento “Energia, Democrazia, Pace” organizzato da Alleanza Verdi-Sinistra, ha liquidato La Russa con una battuta fra il sarcastico e il tragico: “Ci si può abituare al caldo? Sì, se uno sta al camposanto, sotto un metro di terra, non sente tanto caldo”.
Evidentemente La Russa non sa che l’OMS ha lanciato l’allarme associando il caldo a una vera e propria emergenza sanitaria che, negli ultimi anni, ha provocato oltre 200 mila decessi solo in Europa. Dati alla mano, soltanto nel 2024 le vittime del caldo sono state circa 63 mila.
Numeri da capogiro per chiunque li conosca. Non il presidente del senato evidentemente.
Per non parlare delle conseguenze che l’innalzamento delle temperature comporta sull’agricoltura, sulle infrastrutture, perfino sulle reti elettriche. Già, perché il calore eccessivo dell’asfalto provoca il surriscaldamento dei cavi elettrici, infatti si sono registrati cali di tensione e interruzioni di corrente a Torino, a Bergamo, in alcuni comuni della Brianza, fino a Jesolo e a Pescara, dove sono state interrotte le operazioni di depurazione delle acque fognarie. A Napoli, blackout ripetuti hanno indotto l’università Federico II a disporre lo smart working per i dipendenti delle sedi nel centro storico.
È vero che gli abitanti dei Caraibi in generale non muoiono, ma appunto ai Caraibi. Se il caldo caraibico si impossessa dell’Europa, la situazione è ben diversa, come sa chiunque abbia mai letto un solo articolo serio relativo al cambiamento climatico.
In realtà, tutte le estreme destre mondiali da anni minimizzano la gravità del riscaldamento globale, da Trump a Milei, da Abascal a Meloni e questo dovrebbe preoccupare enormemente tutti i cittadini perché significa che la loro vita sarà sempre più a rischio.
Basti citare l’ineffabile trovata di Giorgia Meloni per affrontare la crisi energetica, cioè il ritorno al nucleare, peraltro già bocciato dagli Italiani in un referendum del 1987 e in uno del 2011, che Giorgio Parisi ha definito “una soluzione obsoleta”.
Come se ciò non bastasse, il ministero dell’Ambiente, in mano all’improbabile Gilberto Pichetto Fratin, ha comunicato significativi tagli di fondi a danno di Aree Marine Protette, Parchi Nazionali e Riserve statali, per effetto della Legge di Bilancio 2026.
Le organizzazioni Blue Marine Foundation, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, ProNatura, WWF Italia e Worldrise, già sul piede di guerra per via della completa deregolamentazione venatoria contenuta del disegno di legge sulla caccia recentemente approvato dal Senato, hanno avviato iniziative di protesta accusando il governo di politiche ambientali contrarie allo spirito costituzionale. L’articolo 9 della Costituzione, infatti, prescrive la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.
In aggiunta a tutto questo, la Legge di Bilancio ha previsto fino al 2028 un taglio del 75% dei fondi nazionali destinati al miglioramento della qualità dell’aria in Val Padana, a danno di circa 25 milioni di cittadini.
Allora, con buona pace di Ignazio La Russa, sarebbe il caso che gli elettori cominciassero a considerare il cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente non tanto questioni teoriche di cui i tanto odiati radical chic disquisiscono in terrazza davanti a uno spritz, ma problemi urgenti e gravissimi che minacciano la vita di tutti.