Non siamo davanti a una normale crisi politica: a rischio c'è la nostra stessa democrazia Costituzionale
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Non siamo davanti a una normale crisi politica: a rischio c'è la nostra stessa democrazia Costituzionale

Il referendum sul governo della magistratura è stato un ottimo esempio di resistenza di idee e prassi autenticamente democratiche, con tanti e motivati incontri pubblici.

Non siamo davanti a una normale crisi politica: a rischio c'è la nostra stessa democrazia Costituzionale
Costituzione
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Rocco D'Ambrosio Modifica articolo

30 Agosto 2026 - 18.13


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Può colpire tutti. Tutti quelli che hanno un potere: genitori, educatori, pastori religiosi, docenti, politici, magistrati, militari, dirigenti d’azienda o di pubblica amministrazione, responsabili di una comunità di credenti, di un’associazione o di un organismo nazionale o internazionale, leader di una qualsivoglia comunità. L’ossessione per il consenso è una delle tante malattie del potere: fare di tutto perché gli altri mi approvino, mi manifestino consenso, mi votino, mi applaudano, mi osannino fino alle forme di “passione idolatra” (E. Fromm), cieca, deleteria per sé e per gli altri. L’ossessione per il consenso è la figlia maggiore dell’ossessione per il potere. Il potere può diventare un “grande narcotico” (M. Kets De Vries), se non si tutela il proprio equilibrio psicofisico, emotivo e non si accrescono le proprie competenze regolarmente. Quando il potere si ammala le ossessioni aumentano.  

Orbene le campagne elettorali sono tra le più grandi esibizioni della figlia – l’ossessione per il consenso – e un po’ meno della madre – l’ossessione per il potere – che comunque mantiene la scrittura del copione e la regia dello spettacolo. Se non fosse per la tremenda serietà della posta in gioco – le responsabilità su persone, gruppi, ambiente e scenari internazionali, da esercitare nella giustizia e nella pace – potremmo dire che lo spettacolo, non solo in Italia, non ha mai fine e costituisce un divertimento unico, messo in scena, come cantava Franco Battiato, da tante “squallide figure che attraversano il Paese” e che rendono la vita “misera negli abusi di potere”.

Come per ogni spettacolo ci sono anche degli spettatori. Siccome ogni testa può esprimere consenso o rifiuto, votare la compagine in scena o la sua concorrente, sarebbe molto utile, nei mesi futuri, prestare attenzione non solo allo spettacolo delle due compagnie ma anche alla platea, cercare di quali parole, quali gesti, quali programmi, quali strategie riempiono le teste di contenuti e le rendono meno stupide. Due dati sono allarmanti: il calo del numero dei votanti e gli attacchi continui alla stabilità democratica del nostro Paese (Costituzione, priorità del parlamento e divisione dei poteri, natura antifascista dell’Italia, assetti istituzionali ecc.). Se questi problemi non si affrontano seriamente rischiamo che la minoranza di una residua maggioranza parlamentare (e se passa la proposta di legge elettorale il rischio sarà maggiore) rafforzerà la sua posizione.

Non siamo davanti a una normale crisi politica, ma una crisi che è prima di tutto culturale e, poi, politica e istituzionale. Il referendum sul governo della magistratura è stato un ottimo esempio di resistenza di idee e prassi autenticamente democratiche, con tanti e motivati incontri pubblici. Li dobbiamo riprendere per evitare il peggio e salvare la nostra democrazia costituzionale. E il peggio non è una remota possibilità, ma è dietro l’angolo. Per questo motivo iniziamo dalle cose più essenziali: 

  • –              Ritornare a parlare di politica in famiglia, nell’associazionismo, in parrocchia, tra conoscenti e amici non per litigare come se fossimo di tifoserie diverse, ma per capire meglio cosa succede orientarsi, con cognizioni di causa, nel voto prossimo.
  • –              Non perdere tempo a seguire tutti i narcotizzati di consenso e potere.
  • –              Parlare con chi non vota più: dialogando su ragioni ed esperienze vissute.
  • –              Partecipare agli incontri dei partiti e chiedere lumi sui programmi proposti. 
  • –              Selezionare e verificare le proprie fonti informative, usare meno i social quando questi propongono solo spazzatura, falsità, offese e simili. 
  • –              Chiedere alle istituzioni educative (famiglie, scuola, università, Chiese e altre comunità di fede religiosa, associazioni, gruppi) di formare e informare sulla politica con itinerari seri e qualificati.

Tutto questo è indispensabile per comprendere quale tipo di politica vogliamo realizzare. Calvino direbbe, ne Le città invisibili: “Sì, l’impero è malato e, quel che è peggio, cerca di assuefarsi alle sue piaghe. Il fine delle mie esplorazioni è questo: scrutando le tracce di felicità che ancora s’intravedono, ne misuro la penuria. Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane”.

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