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I “riformisti” che applaudono in Parlamento la presidente del Consiglio di un governo di destra-destra. Vale la pena tornarci su. A spingerci a farlo è un “illuminante” articolo su Il Foglio a firma di una brava giornalista di politica: Marianna Rizzini.
Ne riportiamo il titolo e il sommario esplicativo.
Titolo: Prodi, Veltroni, Gentiloni. Simboli dietro l’applauso dei riformisti dem a Meloni
Sommario: Sensi, Zampa e Verini hanno espresso la loro approvazione per le parole della premier su Kyiv, in perfetta corrispondenza con il pensiero dei leader che fanno parte della loro storia politica e che tengono alta la bandiera dell’Occidente.
La collega del giornale diretto da Claudio Cerasa ha fatto uno scoop: ecco chi sono i “simboli” che hanno guidato quell’applauso. Ora, non sappiamo quanto i tre in questione abbiano gradito questo additamento. Di solito, i “simboli” sono persone di tempi che furono, magari passati ad altra vita (Prodi, Veltroni e Gentiloni godono di buona salute ma qualsiasi gesto scaramantico è più che lecito). Ma il punto su cui riflettere, esercizio alquanto difficili in tempi dove su giornali e talkshow televisivi imperversano battutisti, urlatori, tuttologi sempre della stessa compagnia di giro. Ma proviamo a riflettere. Dunque, stando alle argomentazioni bene esposte da Rizzini, i tre “simboli”, i tre leader (manca solo definirli i “tre tenori” del centrosinistra, sarebbero quelli che tengono alta, fieri e indomiti, addirittura “la bandiera dell’Occidente”
Ma di quale Occidente si vagheggia? E chi nel mondo lo rappresenta? Ditelo alla collega Rizzini: l’Occidente è morto. Esiste come luogo della memoria, non in una dimensione politica.
L’Occidente di cui Prodi, Veltroni, Gentiloni sarebbero i portabandiera, è una entità, essa sì, “simbolica”, che fa riferimento a quei princìpi, valori, ideali sui quali l’Occidente avrebbe fondato il suo essere. Valori liberali, princìpi legati allo stato di diritto universale, ideali di libertà e di emancipazione. Lasciamo agli storici, quelli bravi, argomentare in proposito, cioè se l’Occidente sia stato davvero coerente con valori, princìpi e ideali che ne avrebbero caratterizzato l’essere e l’agire. A chi scrive, vengono molti dubbi in proposito. Perché nella storia del liberale, democratico, emancipatore Occidente, c’è il colonialismo euro-americano, segnato dallo sfruttamento e dalla sottomissione di popoli e Paesi; c’è la schiavitù, la rapina delle ricchezze naturali. C’è il sostegno a regime dittatoriali, liberticidi, sanguinari che certo nulla avevano e hanno a che fare, perché questo andazzo continua, con l’Occidente idealizzato.
Ora, la categoria di “Occidente” viene usata e abusata, mi consentano i tre “simboli”, per dare un respiro ideale al sostegno dell’Occidente – inteso come Stati Uniti ed Europa – all’Ucraina.
Lo schema è quello classico. Narrare la guerra russo-ucraina come lo scontro tra democrazia e autarchia, varabile di quello “scontro di civiltà” di cui scrisse Hungtinton, e che fu usato a man bassa dai neocon americani per dare una patina idealistica alla guerra, tutt’altro che idealistica, all’Iraq di Saddam Hussein.
Insomma, armando Kiyv, l’Occidente difende se stesso, le proprie libertà, i propri valori, oltreché le sue “zone di interesse”. Lo stesso schema è stato utilizzato non solo dai due facitori della guerra all’Iran – Donald Trump e Benjamin Netanyahu – ma dai loro sponsor mediatici di casa nostra, per nobilitare le bombe che avrebbero dovuto spazzare via il sanguinario, oscurantista, misogino regime teocratico-militare, e condurre alla liberazione dell’oppresso popolo iraniano che finalmente, dopo il regime change, avrebbe potuto finalmente abbracciare i valori e i modelli di vita “occidentali”.
Orbene, tra questi valori dovrebbe esserci anche quello del pieno rispetto dei diritti umani. Non fosse che per i due “liberatori” occidentali – Trump e Netanyahu – i diritti umani contano zero a casa loro, pensa nel barbaro mondo arabo-islamico. Tant’è che in Iran il regime continua ad arrestare e condannare a morte giovani oppositori (600 sono state le pene capitali eseguite dall’inizio dell’anno) ma dell’Iran ai leader dell’Occidente interessa solo il blocco dello Stretto di Hormuz con relativo effetto moltiplicatore della nostra bolletta energetica. Dei diritti umani, delle giovani impiccate per un post “blasfemo” o per essersi rifiutate di indossare il velo, nada de nada.
Nel mondo, l’Occidente è campione assoluto di “doppiopesismo”. Un esempio? Si sanziona a ripetizione la Russia di Putin per l’aggressione all’Ucraina, mentre si lascia, tranne rare eccezioni, che certo non riguardano l’Italia meloniana, mano libera al criminale di guerra che governa Israele per portare a termine la soluzione finale della questione palestinese.
Qui si tocca il vertice dell’ipocrisia. Ora si condannano non solo i leader ma il “popolo di sinistra” perché, udite udite, condannano Israele (sigh) mentre tacciono sull’Ucraina. Il doppiopesismo rovesciato. Il popolo di sinistra parte integrante di quell’universo di “pacifinti”, antisionisti, dunque antisemiti, e pro-Putin. Con il “riformista” e “occidentale” senatore Sensi (Pd) che proclama: se andiamo noi al governo le armi all’Ucraina le manderemo davvero! Della serie: il tafazzismo, malattia incurabile del centrosinistra.
Un altro esempio? C’è chi in “Occidente” invoca ancora l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Lasciamo da parte, in questo frangente dialettico, se questo (improbabile) ingresso aggraverebbe, come i più seri analisti geopolitici e militari argomentano, lo scenario russo-ucraino con il rischio di una europeizzazione del conflitto. Restiamo allo schema democrazia versus autarchia, nel quale la Nato sarebbe parte. La parte dei “buoni”, dei democratici. Lasciamo stare che di questi buoni e democratici farebbe parte, e che parte, Donald Trump, l’amico di Putin e di Netanyahu, ma della “occidentale” e democratica Alleanza fa parte, e che parte, il “sultano di Ankara”, Recep Tayyp Erdogan, un autocrate tra i peggiori, che ha riempito le patrie galere di oppositori politici, attivisti e avvocati dei diritti umani, giornalisti indipendenti, parlamentari liberamente eletti pur in elezioni pesantemente condizionate dal regime.
Altro esempio? È “Occidente”, l’America che sta strangolando il popolo cubano nel silenzio complice degli altri leader occidentali?
Ecco, è anche questo l’Occidente di cui farsi fieri? Di cui alzare il vessillo? Non lo chiediamo alla collega Rizzini, perché ciò che pensa lo ha scritto con chiarezza nel suo articolo. Ci piacerebbe, invece, conoscere in merito il pensiero di Prodi, Veltroni, Gentiloni.