Quattro arresti per l’attentato a Sigfrido Ranucci
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Quattro arresti per l’attentato a Sigfrido Ranucci

L’efficace lavoro degli inquirenti smantella il commando campano che colpì l’abitazione del giornalista, ma la caccia ai mandanti resta aperta con l’aggravante delle modalità mafiose.

Quattro arresti per l’attentato a Sigfrido Ranucci
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30 Giugno 2026 - 11.22 Culture


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La notte in cui la violenza ha tentato di silenziare il giornalismo d’inchiesta sembra trovare oggi una prima, decisa risposta istituzionale. Le indagini sulla grave intimidazione subita da Sigfrido Ranucci nell’autunno del 2025 hanno registrato una svolta cruciale grazie a un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Nelle province di Napoli e Avellino, i carabinieri hanno fatto scattare le manette per quattro persone, tre destinate al carcere e una ai domiciliari, ponendo un punto fermo sulla ricostruzione dei fatti legati all’esplosione che devastò l’ingresso della residenza laziale del conduttore di Report, distruggendo i suoi veicoli e danneggiando le strutture perimetrali.

L’azione investigativa ha svelato una trama complessa e inquietante. Gli indagati, soggetti già noti alle forze dell’ordine e di età compresa tra i ventidue e i cinquantatré anni, si sarebbero mossi come un vero e proprio gruppo criminale prezzolato. La precisione scientifica con cui è stato analizzato il materiale esplosivo ha rivelato l’impiego di gelatina da cava, un composto dal potenziale distruttivo notevole, la cui provenienza tradisce l’esistenza di canali di approvvigionamento clandestini ben radicati. Fondamentale per incastrare il gruppo è stato l’incrocio dei dati tecnologici: i tracciati delle celle telefoniche e i video di sorveglianza stradale hanno immortalato gli spostamenti di un’auto a noleggio, documentando non solo i momenti immediatamente successivi alla deflagrazione, ma anche un meticoloso sopralluogo effettuato quasi una settimana prima dell’azione criminale.

A rendere lo scenario ancora più fosco è la contestazione del metodo mafioso. Gli elementi raccolti suggeriscono che la manovalanza criminale abbia agito su commissione, ricevendo un compenso economico di svariate migliaia di euro e potendo contare su una rete di protezione logistica, legale e finanziaria fornita da figure rimaste finora nell’ombra. Nonostante i ripetuti tentativi da parte degli indagati di eludere le indagini attraverso la distruzione di schede telefoniche, bonifiche alla ricerca di cimici e una rigida condotta omertosa, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la filiera esecutiva.

Il quadro, tuttavia, resta parziale e le perquisizioni ancora in corso mirano a individuare chi si nasconda dietro questa pesante intimidazione. Lo stesso giornalista ha voluto commentare gli sviluppi ringraziando pubblicamente le autorità: “Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”. Ranucci ha poi aggiunto una riflessione su quanto emerso finora: “Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il vertice di Viale Mazzini, diffondendo una nota ufficiale in cui viene espresso il proprio posizionamento: “L’arresto dei presunti responsabili dell’attentato dinamitardo ai danni del collega Sigfrido Ranucci è un risultato significativo e rappresenta un passo fondamentale nell’accertamento della verità e nell’affermazione della legalità. La Rai rinnova la piena vicinanza a Sigfrido Ranucci e confida che il prosieguo delle indagini consenta di individuare anche gli eventuali mandanti di un gesto tanto grave e intimidatorio”.

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