Radicondoli, quarant'anni di teatro
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Radicondoli, quarant'anni di teatro

Dal 18 al 31 luglio 2026 la quarantesima edizione del festival senese: 27 titoli e 8 prime nazionali, da Paolini a Pitagora, con lo spettacolo-manifesto sui versi di Margherita Guidacci diretto da Massimo Luconi nel bosco del Pianetto.

Radicondoli, quarant'anni di teatro
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17 Luglio 2026 - 16.25 Culture


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Il Festival di Radicondoli compie quarant’anni, con la 40ª edizione che si aprirà il 18 luglio 2026 e proseguirà fino al 31. Ventisette i titoli in programma, con 8 prime nazionali e 17 compagnie tra teatro e musica, il tutto in un borgo dove a oggi vivono poche centinaia di abitanti. Il tema di quest’anno arriva da un verso di Margherita Guidacci, “Lascia sia il vento“, che diventa anche spettacolo-manifesto il 29 luglio nel Boschetto al Pianetto grazie alla voce di Sandra Bedino, alla tromba di Mirio Cosottini, alla chitarra di Francesco Santoro e a un coro di voci bianche; la regia è del direttore artistico Massimo Luconi. Il silenzio utilizzato come materia acustica, il bosco come scena immersiva.

Il cartellone raccoglie nomi noti e nuova drammaturgia. Il 21 luglio Marco Paolini porta in Piazza della Collegiata “Antenati (The Grave Party)“, racconto dell’evoluzione umana come riunione di famiglia di ottomila generazioni. Il 22 i Marcido Marcidoris e Famosa Mimosa ripropongono “Studio per le Serve” da Genet, a quarant’anni dal debutto. Il 23 “Resto qui“, dal romanzo di Marco Balzano, con Arianna Scommegna e Mattia Fabris. Il 25 doppio appuntamento: “Corpo felice” di Dacia Maraini con Federica Di Martino e “Solo andata” di Erri De Luca, con Flo e le dieci voci del KORE Choir. Il 26 Laura Marinoni è “Una madre coraggio“, da Brecht riscritto da Michele Santeramo. Il 28, in prima nazionale, Paola Pitagora mette in scena “Vai pure“, l’autocoscienza di coppia registrata nel 1980 da Carla Lonzi e Pietro Consagra. Il 29 Mariangela D’Abbraccio è Billie Holiday in “Lady Day“, testo scritto per lei da Maurizio De Giovanni. Apertura il 18 con Maria Cassi e “Avanzi di balera“, chiusura il 31 con il Giulia Bertasi Trio a Belforte.

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Il festival nasce nel 1986 dall’incontro tra il musicologo Giancarlo Calamai, allora presidente del Teatro Metastasio di Prato, e il sindaco Ivo Dei. Calamai voleva salvare dall’abbandono il Convento dell’Osservanza e propose una rassegna estiva sul modello del Cantiere di Montepulciano e di Santarcangelo. Il borgo aveva già una vocazione: il compositore Luciano Berio vi aveva dimorato e lavorato. Dopo Calamai, dal 1997 al 2009, la direzione di Nico Garrone, critico di Repubblica, che aprì il festival al teatro di ricerca e lo fece conoscere fuori dall’Italia. Il triennio di Gabriele Rizza e Anna Giannelli traghettò la rassegna fino al 2012, quando arrivò Massimo Luconi, presente già alla prima edizione. La sua ricetta: bilanci in ordine, allestimenti essenziali adattati alle architetture esistenti, maestranze locali, tirocini universitari, spettacoli portati in boschi, radure e pievi con l’utilizzo di tecnologie a basso impatto.

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