Cosa può nascondere un monitor in aeroporto?
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Cosa può nascondere un monitor in aeroporto?

Viaggiare è diventata un’esperienza sempre più individualistica. A convalidare questa tendenza già diffusa, una nuova funzionalità dei monitor all’aeroporto di Fiumicino che invitano a scansionare un QR Code per essere aggiornati sul proprio viaggio.

Cosa può nascondere un monitor in aeroporto?
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11 Agosto 2026 - 15.29 Culture


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di Giada Zona

“Smetti di guardare i monitor!”. Risuona come un imperativo morale, questa scritta apparsa su un monitor all’aeroporto di Roma Fiumicino. Mi ha portato a interrogarmi per tutto il viaggio, mentre casualmente sfogliavo il testo dell’antropologo Marc Augé, Nonluoghi

Nel monitor si leggono gli orari delle partenze e il numero del gate di riferimento, come di consueto. Poi la schermata si interrompe e appare “Smetti di guardare i monitor!”, seguito da un Qr Code da inquadrare per ricevere tutti gli aggiornamenti sul proprio volo e altre informazioni utili sull’aeroporto direttamente su Whatsapp. Qualcuno potrebbe elogiare l’innovazione tecnologica; qualcun’altro potrebbe criticare aspramente i nuovi strumenti. Non faremo niente di tutto questo. 

Le informazioni presenti sul monitor sono l’unico elemento visibile, che accomuna turisti e viaggiatori nella loro esperienza di viaggio, poiché sono già inseriti in un luogo reso individualizzato e tendenzialmente privo di condivisione, come sono gli aeroporti. Il piccolo esercizio etnografico che stavo svolgendo ha rivelato che la maggior parte dei presenti guardava lo smartphone, come di solito accade in aeroporto. Infatti quel monitor non ha inventato nulla di nuovo, non fa altro che aggiungere un tassello, per molti sicuramente trascurabile, a un quadro già frammentato. 

Mi sono chiesta innanzitutto come facessero le persone con poche (o nessuna) competenze digitali o prive di uno smartphone ad accedere a questo servizio. Qualcuno potrebbe obiettare che potevano comunque consultare le informazioni sul monitor, ma perché allora alimentare il senso di esclusione attraverso questo servizio? La possibilità di accedere a Internet, il possesso di competenze digitali e l’uso stesso che facciamo della rete non sono caratteristiche univoche, bensì il riflesso delle nostre condizioni socio-economiche e culturali, fenomeno noto come digital divide.

Infatti a sfruttare quella funzionalità saranno con ogni probabilità i viaggiatori benestanti e colti, mentre altri potrebbero non avere le abilità per utilizzarlo, oppure potrebbero anche rifiutarsi, attendendo la prossima schermata che indica le informazioni necessarie. Oltre all’individualismo, è come se suggerisse l’immediata necessità di essere aggiornati e ricevere notizie in tempo reale; i viaggiatori potrebbero d’altro canto utilizzare quel tempo per socializzare, per rilassarsi tra un viaggio e l’altro, o semplicemente godersi il dolce far niente.

Augé discute di “surmodernità”, un’epoca segnata dall’offerta illimitata di spazi e attività, in cui il tempo corre a una velocità sfrenata e dove le nostre esperienze vengono private dal carattere collettivo, rendendoci sempre più distanti l’uno dall’altro. Il monitor si faceva portavoce di questa rottura sociale, invitando i presenti a isolarsi esclusivamente nell’attuale condizione di viaggiatori. Il mio piccolo esercizio etnografico non poteva di certo ignorare il flusso di persone davanti a me, accorgendomi ben presto di come i concetti teorici stessero prendendo forma: viaggiatori che abitano temporaneamente lo stesso spazio e che vivono tuttavia un’esperienza del tutto frammentata.

Non si conoscono, non parlano, non condividono nulla, se non uno spazio architettonico. Stanno consumando quello spazio, tutti insieme, in mille modi diversi. Siamo di fronte a quelli che Marc Augé definisce nonluoghi, luoghi che si prestano esclusivamente al consumo, alla frammentazione identitaria, alla dissoluzione sociale. E’ stato un piccolo esercizio che probabilmente non aggiunge nulla di nuovo, ma offre uno stimolo particolarmente interessante, sul quale riflettere. Quella scritta sul monitor è l’espressione dell’individualismo in uno degli spazi più individualisti.

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