Nino Migliori al Centro Saint-Bénin: in mostra 160 scatti del maestro della fotografia
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Nino Migliori al Centro Saint-Bénin: in mostra 160 scatti del maestro della fotografia

Ad Aosta un percorso tematico tra le più iconiche immagini degli anni Cinquanta per riscoprire la complessità dello sguardo anticipatore di uno dei grandi fotografi del Novecento

Nino Migliori al Centro Saint-Bénin: in mostra 160 scatti del maestro della fotografia
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31 Agosto 2026 - 18.32 Culture


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“Un’immagine dentro un’immagine” è la definizione che permette di capire bene quanto Nino Migliori sia stato un anticipatore di elementi che sarebbero stati studiati soltanto dagli anni Ottanta in poi, come scrive Samantha De Martin su Ansa.it. Con la mostra “La dialettica del reale”, in programma dal 10 ottobre al 7 marzo, verranno portate al Centro Saint-Bénin di Aosta 160 foto di uno dei maestri della fotografia italiana del Novecento.

Migliori, che compirà cento anni il 29 settembre, sarà raccontato attraverso alcune delle serie più iconiche realizzate negli anni Cinquanta. Il percorso tematico, organizzato dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta e curato da Mauro Zanchi, segue l’evoluzione di quella ricerca fino agli esiti più recenti.

Tra le immagini c’è “Una sera d’estate”, della serie “Gente dell’Emilia”, scattata nel 1953. Una facciata, una finestra aperta, la luce accesa e all’interno una famiglia che cena: un esempio perfetto della capacità di Migliori di anticipare, negli anni ‘50 ,il tema dell’immagine costruita dentro un’altra immagine, studiato a partire dagli anni Ottanta. Infatti lo stesso tema ritorna in “Parma”, del 1983, di Luigi Ghirri. La fotografia riporta una casupola dove è stato apposto il manifesto pubblicitario di una cucina, creando l’effetto di una grande finestra con un interno.

Un altro aspetto riguarda il rapporto con la pittura. Migliori gioca spesso su elementi che fondono presenza pittorica e immagine realistica. Aveva frequentato Giorgio Morandi, gli artisti informali bolognesi e Guggenheim. Nella fotografia “La padrona dell’osteria”, una donna è ritratta sull’uscio di una trattoria mentre un vetro riflette, fuori fuoco, un palazzo, quasi una presenza pittorica dentro l’immagine realistica. “Nonostante in mostra non vi siano le opere informali ho selezionato le fotografie realistiche dove in qualche modo emergono queste presenze”, specifica Zanchi.

Ma torniamo al 1948, quando Migliori inizia a fotografare. Dopo la Seconda guerra mondiale percorre le strade di Bologna, dell’Emilia, del Nord Italia, del Delta del Po e del Sud. Sono gli spostamenti che coincidono con le quattro serie intitolate “Gente”. La sua fotografia nasce dalla strada e da ciò che sta accadendo: negozi e abitudini del mondo rurale si trasformano a contatto con le comodità dell’universo capitalista. Anche i manifesti pubblicitari entrano nelle immagini dell’esposizione.

Nel Sud Italia degli anni Cinquanta, in un paesino della Basilicata, Migliori si aggira con la sua Rolleiflex, posizionando la macchina fotografica all’altezza del diaframma. All’inizio fotografa per finta, per entrare in un rapporto empatico con le persone ma dopo qualche ora ritorna per realizzare una fotografia più vera.

Il periodo compreso tra il 1950 e il 1959 coincide con l’apice del Neorealismo, ma anche con l’avvio di una ricerca destinata ad aprirsi a esiti sempre più sperimentali. La mostra sceglie però di concentrarsi sulle opere degli anni Cinquanta legate al realismo, lasciando fuori le sperimentazioni e i lavori off-camera realizzati parallelamente.

“La dialettica del reale” propone così una rilettura della fotografia italiana del dopoguerra, mettendo in confronto l’Italia ancora arcaica e quella in trasformazione sul linguaggio fotografico. La mostra “permetterà di capire quello che non era totalmente compreso negli anni Cinquanta”, continua Zanchi, restituendo la complessità dello sguardo di Migliori, riconoscendo nelle fotografie gli elementi anticipati dal fotografo.

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