Educare al veganismo in un Paese onnivoro 
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Educare al veganismo in un Paese onnivoro 

Se nessuno mette in discussione i genitori che abituano i figli a mangiare carne, perché è solo l’educazione vegana a dover sempre giustificarsi? La nostra cultura dominante crea spazi e diffonde discorsi che privilegiano l’antropocentrismo, normalizzando l’industria della carne e relegando il veganismo ai margini.

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12 Settembre 2026 - 15.36 Culture


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di Giada Zona

Genitori che privilegiano un’alimentazione priva di carne e derivati anche per i figli vengono spesso criticati. Propongo un capovolgimento: perché, invece, nessuno mette in discussione i genitori che abituano i figli a mangiare carne? Un genitore onnivoro non deve mai spiegare la sua educazione alimentare, un genitore vegano è sempre chiamato a spiegarsi. E questo è il risultato della cultura dominante che ha normalizzato il consumo di carne, lasciando il veganismo fuori dal sistema. 

I più critici sostengono che i genitori non dovrebbero scegliere per i figli e che sarebbe più corretto lasciare che siano loro, da adulti, a decidere. Ma qualsiasi forma di educazione è la trasmissione di strumenti, di valori, di idee, e in questi rientra anche l’alimentazione. Un genitore che critica l’industria della carne ha motivo di trasmettere questa visione ai figli, spiegandogli perché non è giusto appoggiare un sistema che si basa sullo sfruttamento della specie animale. In una cultura che insegue l’antropocentrismo e il profitto, un’educazione alimentare vegana può allora diventare un atto di resistenza.

Altri critici spostano la discussione sul piano medico e salutare, sostenendo che un’alimentazione vegana o vegetariana per i bambini possa essere pericolosa. La società italiana di Pediatria raccomanda che l’alimentazione vegana sia accompagnata da una supervisione medica e nutrizionale, consigliando l’inizio intorno all’età scolare perché nei primi anni di vita il bambino è più vulnerabile, specialmente per la mancanza di alcuni nutrienti presenti nel latte vegetale rispetto al latte vaccino. Uno studio pubblicato su Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition suggerisce che la dieta vegana adottata dai bambini e adolescenti necessita un monitoraggio medico. Ciò non esclude la scelta di un percorso vegano o vegetariano, sebbene possa renderlo più arduo. Qualsiasi scelta alimentare richiede costanza e monitoraggio per essere considerata salutare per il nostro corpo.

Oltre alle questioni mediche, bambini e adolescenti devono sfidare il contesto sociale e il gruppo dei pari. In un Paese organizzato e pensato per onnivori, le alternative vegetali nelle mense scolastiche, nei bar o nei ristoranti sono pochissime, aumentando così la pressione sociale e lo stigma sociale verso chi ha prediletto un’alimentazione vegana. Pensiamo ad una ragazza di 14 anni vegetariana o vegana alla mensa della scuola: dovrà richiedere un pasto speciale e le sue amiche le chiederanno, molto probabilmente, perché non mangia la carne come loro. Un bambino onnivoro, al contrario, non deve mai spiegarsi. 

Normalizzare la carne è la causa e l’effetto di bracerie, ristoranti specializzati nella carne e nel pesce, banchi frigo dei supermercati esposti come vetrina. La continua esposizione visiva fin dalla tenera età rende il modello onnivoro come l’unico disponibile e possibile. L’egemonia culturale si insidia nella gestione degli spazi, nei discorsi, negli oggetti che vediamo ogni giorno. Se la mensa della scuola offre cibo principalmente onnivoro e pochi pasti vegetariani, il messaggio trasmesso è che i pasti vegetariani e vegani restano alternative, qualcosa al di fuori che non è necessario. 

Dietro l’industria della carne c’è un sistema fatto di allevamenti intensivi, morte e sfruttamento, basato sulla supremazia di una specie: quella umana. Scegliere di non nutrire questa macchina vuol dire collocarsi in uno spazio politico altro. E questa scelta è la stessa che un genitore vegano trasmette ai figli. Seguire un’alimentazione vegana ed educare al veganismo diventa un atto politico in un Paese costruito, pensato ed immaginato solamente per onnivori.

Essere vegani non è certamente uguale per tutti; ha un costo emotivo ed economico. Può richiedere più tempo per la preparazione dei pasti, talvolta spese aggiuntive per gli integratori nutrizionali, limitazioni nella vita sociale, la richiesta di un nutrizionista, sfidare stereotipi. Educare al veganismo è una scelta politica, anticapitalista e antispecista. Il problema è che il veganismo deve sempre giustificarsi, mentre il consumo di carne non si è mai dovuto spiegare.

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