La Fifa inginocchiata a Trump revoca la squalifica al calciatore Usa e la Uefa protesta: "Passata la linea rossa"
Top

La Fifa inginocchiata a Trump revoca la squalifica al calciatore Usa e la Uefa protesta: "Passata la linea rossa"

La Fifa ha deciso di revocare la squalifica dell’attaccante statunitense, espulso con cartellino rosso diretto per un fallo ai danni del serbo Muharemovic nei sedicesimi di finale.

La Fifa inginocchiata a Trump revoca la squalifica al calciatore Usa e la Uefa protesta: "Passata la linea rossa"
Preroll

globalist Modifica articolo

6 Luglio 2026 - 17.35


ATF

Ai Mondiali è esploso un caso attorno a Folarin Balogun. La Fifa ha deciso di revocare la squalifica dell’attaccante statunitense, espulso con cartellino rosso diretto per un fallo ai danni del serbo Muharemovic nei sedicesimi di finale. Il giocatore sarà quindi regolarmente in campo negli ottavi contro il Belgio. La decisione ha scatenato forti polemiche, con l’ipotesi che dietro ci siano pressioni politiche, in particolare da parte di Donald Trump nei confronti del presidente Fifa Gianni Infantino, circostanza che ha provocato reazioni a catena in ambito politico e sportivo.

Secondo il commissario europeo allo Sport Glenn Micallef, la vicenda solleva questioni di principio:

“Le decisioni sulle regole sportive e sulle questioni sportive spettano agli organismi sportivi, non ai politici. Influenzare le decisioni sportive minerebbe l’autonomia dello sport”. Lo ha affermato Glenn Micallef, il commissario europeo per lo Sport, la Cultura e i Giovani, in un post su X, ex Twitter, in riferimento al caso della squalifica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun, poi annullato su pressioni del presidente Usa Trump sulla Fifa, ai mondiali di calcio. “Molti tifosi di calcio, inclusi ex giocatori, hanno già espresso la loro opinione sulla squalifica di Balogun. Come tifoso, anch’io ritengo che sia stata una decisione sbagliata”, aggiunge Micallef. E conclude: “Il nostro focus dovrebbe invece essere sulle vere sfide di governance che affronta lo sport, inclusa la politicizzazione dello sport per scopi politici”.

Leggi anche:  Mondiali 2026: con la coppia Trump-Infantino c'è anche il telefono rosso del Var

Una posizione più prudente è arrivata dalla Commissione europea. La portavoce Eva Hrncirova ha chiarito:

“Non commento su questo caso individuale, ma posso parlare in generale: noi rispettiamo l’autonomia dello sport; rispettiamo i diritti delle federazioni sportive di decidere i criteri sulla base dei quali i partecipanti competono”. “Qualunque decisione – ha detto a questo punto la portavoce – dovrebbe ovviamente essere presa sulla base di criteri obiettivi e trasparenti. Più in generale – ha concluso Hrncirova – sostentiamo il principio del fair play e della trasparenza nelle competizioni”.

Durissima invece la reazione della Uefa, che accusa la Fifa di aver oltrepassato un limite:

“La Fifa “ha passato una linea rossa” sospendendo il cartellino rosso per lo statunitense Falorin Balogun durante i Mondiali del 2026. Lo ha affermato in una nota la Uefa, denunciando una decisione “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”. “Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte, le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso, non è così”, ha continuato l’organo di governo europeo in una dichiarazione di insolita severità. “Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è in pericolo e la credibilità di una competizione viene minata”, ha concluso la Uefa.

Leggi anche:  Mondiali 2026: con la coppia Trump-Infantino c'è anche il telefono rosso del Var

Anche il Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti, ha reagito tramite il vice primo ministro e ministro degli Esteri Maxime Prévot:

“Se davvero una telefonata avesse portato a questa decisione incomprensibile, ciò equivarrebbe a minare le regole più elementari del calcio e dello sport”. Inoltre, ha aggiunto: “In qualità di ex arbitro di calcio, mi sono sempre impegnato a far rispettare le regole e a garantire decisioni eque. Questa decisione solleva chiaramente molti interrogativi”.

Infine, il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha definito il caso in termini molto critici:

“Strana storia, mi è sembrata un’assurdità. Ho guardato questo articolo 27 di cui si parla, che non è replicabile, menomale, nei campionati nazionali altrimenti sarebbe l’Armageddon. È inutile che ce lo raccontiamo, è una decisione che ha un evidente sapore politico”. “È un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. – ha concluso – Io sono un fautore di questo Mondiale con stadi pieni e tanto entusiasmo, ma quando vedi una decisione così perde la meritocrazia che è alla base del calcio”.

Native

Articoli correlati