Mentre le guerre si moltiplicano, Leone XIV richiama i potenti: serve una pace giusta, non l’equilibrio delle armi
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Mentre le guerre si moltiplicano, Leone XIV richiama i potenti: serve una pace giusta, non l’equilibrio delle armi

Mentre dall'Ucraina a Gaza, dal Medio Oriente ad altri scenari di crisi, la guerra continua a dominare l'agenda internazionale, Papa Leone XIV torna a rivolgere un appello che ha un destinatario preciso: chi esercita il potere politico e militare.

Mentre le guerre si moltiplicano, Leone XIV richiama i potenti: serve una pace giusta, non l’equilibrio delle armi
Papa Leone XIV
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31 Maggio 2026 - 18.53


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Mentre dall’Ucraina a Gaza, dal Medio Oriente ad altri scenari di crisi, la guerra continua a dominare l’agenda internazionale, Papa Leone XIV torna a rivolgere un appello che ha un destinatario preciso: chi esercita il potere politico e militare.

Dopo il Rosario celebrato ieri sera alla Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani, al quale hanno partecipato circa duemila fedeli e oltre duecento santuari mariani collegati nel mondo, il Pontefice ha rilanciato oggi il suo messaggio durante l’Angelus in Piazza San Pietro, davanti a più di ventimila persone.

Non un generico invito alla concordia, ma una richiesta rivolta alle classi dirigenti affinché interrompano la spirale di conflitti che continua a travolgere popolazioni civili, alimentare emergenze umanitarie e aggravare le divisioni internazionali.

«Nel mese di maggio da tutta la Chiesa si è levata una corale invocazione di pace. Specialmente attraverso la preghiera del Rosario, come una catena ininterrotta ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura».

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Il riferimento a chi “ha autorità” rappresenta il passaggio più significativo del messaggio papale. In una fase storica in cui la corsa al riarmo è tornata a essere considerata da molti governi una risposta inevitabile alle tensioni internazionali, Leone XIV ripropone una visione diversa: la pace non come semplice assenza di combattimenti né come risultato di rapporti di forza, ma come obiettivo politico fondato sulla giustizia e sulla tutela dei diritti dei popoli.

Il Papa non indica responsabilità specifiche né cita singoli conflitti, ma il richiamo ai “popoli martoriati dalla guerra” assume inevitabilmente il valore di una denuncia morale contro una comunità internazionale che appare sempre più incapace di prevenire o fermare le tragedie in corso.

La cura come risposta alla cultura dello scarto

Nel corso dell’Angelus Leone XIV ha poi ricordato la 25ª Giornata nazionale del sollievo, dedicata quest’anno al tema “Io mi prendo cura”.

«Sono vicino alle persone malate e a quanti se ne prendono cura; ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della prossimità e della cura».

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Un richiamo che si inserisce nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa, contrapponendo la logica della cura a quella dell’indifferenza. Un messaggio rivolto non soltanto al mondo sanitario e al volontariato, ma a una società che spesso tende a marginalizzare la sofferenza, la fragilità e la non autosufficienza.

Dalla Polonia un segno di partecipazione popolare

Tra i saluti finali, il Pontefice ha rivolto un pensiero ai partecipanti del tradizionale pellegrinaggio al santuario mariano di Piekary, in Polonia, dove Maria è venerata come Madre della Giustizia Sociale.

Un riferimento che richiama una delle dimensioni più significative del cattolicesimo polacco: il legame tra fede popolare, partecipazione comunitaria e attenzione ai temi della giustizia sociale.

Ma anche in questo caso il filo rosso resta quello che attraversa ormai ogni intervento di Leone XIV. Di fronte a un mondo che sembra considerare la guerra una componente permanente degli equilibri internazionali, il Papa continua a chiedere che la politica recuperi il suo compito più alto: costruire la pace prima che siano le armi a decidere il destino dei popoli.

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