Guerra alle Ong, ora vogliono colpirle anche in cielo
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Guerra alle Ong, ora vogliono colpirle anche in cielo

Notizia da cerchiare in rosso: esistono ancora giornalisti dalla schiena dritta. Fuori dal coro della comunicazione mainstream, quella da Istituto Luce 2.0.

Guerra alle Ong, ora vogliono colpirle anche in cielo
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

9 Giugno 2024 - 19.26


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Notizia da cerchiare in rosso: esistono ancora giornalisti dalla schiena dritta. Fuori dal coro della comunicazione mainstream, quella da Istituto Luce 2.0. Colleghe e colleghi che fanno onore a questa bistrattata (speso a ragione) categoria, che rischiano querele milionarie, potente arma di ricatto di tanti che hanno tanto da nascondere, che indagano e tirano fuori verità scomode. Tra i giornalisti dalla schiena dritta, un posto in prima fila, o linea, lo merita Sergio Scandura, corrispondente di Radio Radicale sul fronte migranti. 

Attacco in cielo

Da un report dell’Agi: “”Chiunque effettua attività in ambito Search and Rescue al di fuori delle previsioni del quadro normativo vigente è punito con le sanzioni di cui al Codice della navigazione, nonché’ con l’adozione di ulteriori misure sanzionatorie quali il fermo amministrativo dell’aeromobile”: cosi’ recita una serie di ordinanze dell’Enac, il cui obiettivo la “Interdizione all’operatività dei velivoli e delle imbarcazioni delle Ong sullo scenario del Mare Mediterraneo centrale”. “I voli – spiega Sergio Scandura, giornalista di Radio Radicale che monitora i tracciati di navi e voli aerei nel contesto delle migrazioni – possono essere negati solo con un avviso Notam se un’esercitazione militare è in corso oppure se è stata stabilita una no fly zone per un conflitto. Tra l’altro, questa ordinanza potrebbe creare problemi anche al diportismo sportivo e se difendiamo la libertà di navigazione nel Mar Rosso, perché’ in questo caso si fa il contrario. In realtà siamo in presenza di una trasposizione per via amministrativa, questa volta sui voli aerei, del decreto Piantedosi sul soccorso in mare: non è la prima volta che l’Enac tenta questa strada, ma ha perso già ricorsi al Tar intentati dalle ong. Questo provvedimento, esteso a tutti gli aeroporti della Sicilia – prosegue il giornalista – ha l’obiettivo ancora una volta di evitare che qualcuno veda le azioni criminali della cosiddetta guardia costiera libica o di quella tunisina oppure i respingimenti illegali. Inoltre, le immagini delle ong sono state prove a discarico delle ong rispetto ad accuse fatte nei porti nei loro confronti. Non escluderei che questa mossa sia fatta anche in funzione del protocollo Albania: c’è il rischio che alcune imbarcazioni rifiutino di essere soccorse perché’ vogliono entrare all’interno delle 12 miglia marittime e in quel caso potrebbe verificarsi un incidente, come accadde nello Stretto di Otranto nel 1997: si vuole evitare che velivoli Ong possano riprendere quanto potrebbe accadere”.

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L’Europa da combattere…anche col voto

E’ l’Europa raccontata da Giovanni Maria Del Re, in un documentato articolo del 24 maggio per Avvenire: “Prelevati per strada in pieno giorno, scaraventati in un furgone e poi a bordo di autobus nella notte portati in mezzo al deserto e lì abbandonati. Con i soldi e i mezzi forniti dall’Ue e dai suoi Stati membri (Italia inclusa), consapevole di queste pratiche barbare da parte delle autorità di Tunisia, Marocco e Mauritania. È un’accusa durissima quella lanciata da un’inchiesta condotta da un consorzio cui hanno partecipato il sito di indagini giornalistiche IrpiMedia con Lighthouse Report insieme a grandi testate internazionali (tra cui il Washington PostDer SpiegelLe MondeEl Pais, il canale pubblico tv tedesco Ard). Il titolo la dice tutta: «Desert Dumps», «scaricamenti nel deserto». Un’indagine condotta anche sul campo e intervistando una cinquantina di sopravvissuti.

Una cosa li accomuna: sono tutti neri. Presi per strada da agenti in borghese senza neppure la possibilità di spiegarsi, tanto che ad incappare in questa procedura c’è persino un cittadino Usa afroamericano, Timothy Hucks di 33 anni, insegnante d’inglese, fermato in pieno giorno a Rabat, dove risiede. Lui mostra la patente di guida Usa, chiede di poter prendere il passaporto a casa, ma niente da fare. Lo scaraventano in una prigione, chiedendogli se è un terrorista, con una quarantina di altri prigionieri, tutti neri, e poi portati in una località nel deserto a 200 chilometri a sud di Rabat e lì abbandonato. O c’è il caso di una giovane donna della Guinea, Bella, 27 anni, che aveva cercato di raggiungere le Canarie su un barcone, bloccata dalla guardia costiera della Mauritania e scaricata poi al confine con il Mali, un Paese con forte presenza jihadista e di miliziani russi Wagner. O ancora François, musicista di 38 anni del Camerun, intercettato in mare verso l’Italia dalla guardia costiera tunisina a bordo di un barcone sovraffollato, riportato a terra e poi a bordo di un pullman a sud, in mezzo al deserto al confine con l’Algeria, in preda alle allucinazioni per la mancanza d’acqua.

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Solo tre esempi ampiamente documentati con video di cellulari, tracciamenti satellitari, sopralluoghi sul posto. I cronisti hanno inoltre potuto identificare che, ad esempio, alcuni mezzi utilizzati dalle autorità tunisine per portare i migranti nel Sahara erano gli stessi forniti dall’Italia e dalla Germania.

A questo punto si rafforzano i pesanti interrogativi sulla cooperazione dell’Ue con questi tre Paesi nordafricani nel tentativo di fermare i flussi verso l’Europa. Basti ricordare che l’EU Trust Fund finanzia per un totale di circa 400 milioni di euro i tre Paesi in questione per la gestione della migrazione. Il che vuol dire infrastrutture detentive, controllo delle frontiere, veicoli, addestramento delle guardie di frontiera e costiere. «Sappiamo – dice una portavoce della Commissione – che la situazione costituisce una sfida per alcuni Paesi partner dell’Ue e restiamo impegnati alla collaborazione». Tuttavia, «il rispetto per i migranti è fondamentali, l’Ue si aspetta che i partner rispettino questi diritti, compreso il principio di non respingimento». Quello che fa l’Ue è piuttosto finanziare i rimpatri volontari con l’ausilio di Oim e Acnur verso i Paesi di origine.

Su una cosa, però, la Commissione non risponde: è o no al corrente delle “deportazioni”? L’inchiesta cita vari documenti. Uno è di Frontex (l’agenzia delle frontiere esterne Ue) del 2 febbraio 2024, in cui si cita un rapporto Onu sulla discriminazione, la violenza eccessiva, la deportazione forzata nel deserto di migranti irregolari da parte del Marocco. Anche un documento della Commissione del 19 dicembre 2019 parla di una «campagna di repressione lanciata nel 2019 contro migliaia di migranti» in Marocco. E pure il rapporto di una delegazione europarlamentare dopo una visita in Mauritania del dicembre 2023 conferma le deportazioni. Accusa molto grave nei confronti della Spagna: le autorità mauritane e funzionari spagnoli concorderebbero le liste dei migranti da deportare. La Commissione Europea dovrà trovare risposte più convincenti”.

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Cimitero Mediterraneo

Ancora morti nel Mediterraneo. Undici cadaveri sono stati avvistati dall’aereo Seabird, dalle Sea-Watch, al largo delle coste della Libia. A renderlo noto è stata la stessa Ong sottolineando di non sapere se quei corpi abbandonati in mare “siano tutti parte dello stesso naufragiofantasma”. “Questo è ciò che accade nel Mediterraneo, anche quando nessuno lo vede”, ricorda Sea-Watch.

L’organizzazione umanitaria, impegnata nella ricerca e al soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale, fa sapere di avere “provato a contattare una motovedetta libica, in inglese e in arabo via radio, affinché recuperasse” quei corpi senza vita, ma dalla Libia non è arrivata alcuna risposta. “Per loro e per l’Ue queste persone non valgono nulla neanche da morte. Il nostro pensiero va ai loro cari e chi vive nell’incertezza di non sapere se parenti e amici siano vivi o morti”, conclude Sea-Watch nel suo post.

Qui il cerchio si chiude. Non solo i securitari al governo, e i loro complici in Europa, hanno dichiarato guerra in mare alle navi salvavita delle Ong. Ora vogliono anche impedire che si alzino in volo aerei come Seabird. Non vogliono testimoni scomodi dei crimini che l’Europa copre e spesso finanzia. 

Nell’illegalità, come bene ha argomentato Scandura. Ma state certi che di questo non avrete cenno nei Tg, radio e giornali di regime. Una notizia che non piace a Giorgia detta Giorgia deve sparire, non esiste. Da “affogare”. Come migliaia di esseri umani.

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