Militari israeliani e coloni hanno fatto ricorso alle violenze sessuali per spingere i palestinesi ad andare via
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Militari israeliani e coloni hanno fatto ricorso alle violenze sessuali per spingere i palestinesi ad andare via

L’indagine, basata su 83 testimonianze raccolte tra il 2023 e il 2025, documenta almeno 16 casi di violenza sessuale diretta, ma sottolinea come il numero reale possa essere significativamente più alto a causa dello stigma sociale e del timore di ritorsioni che spesso impediscono alle vittime di denunciare.

Militari israeliani e coloni hanno fatto ricorso alle violenze sessuali per spingere i palestinesi ad andare via
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21 Aprile 2026 - 13.35


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Un rapporto di organizzazioni per i diritti umani accusa soldati israeliani e coloni di aver utilizzato violenze sessuali e abusi a sfondo di genere come strumento di coercizione per spingere i palestinesi ad abbandonare le loro case nella Cisgiordania occupata, delineando un quadro che gli autori definiscono sistemico e inserito in una più ampia dinamica di pressione e sfollamento.

L’indagine, basata su 83 testimonianze raccolte tra il 2023 e il 2025, documenta almeno 16 casi di violenza sessuale diretta, ma sottolinea come il numero reale possa essere significativamente più alto a causa dello stigma sociale e del timore di ritorsioni che spesso impediscono alle vittime di denunciare.

Le testimonianze descrivono perquisizioni corporali invasive e umilianti, minacce di stupro durante arresti e interrogatori, aggressioni fisiche a sfondo sessuale e un uso sistematico di insulti sessualizzati come forma di intimidazione psicologica, pratiche che avrebbero colpito uomini, donne e anche minori, spesso in contesti pubblici o davanti ai familiari.

Secondo gli autori del rapporto, le conseguenze si riflettono ben oltre i singoli episodi, incidendo profondamente sul tessuto sociale delle comunità palestinesi, dove la paura di abusi contribuisce a spingere intere famiglie a trasferirsi, porta alcune ragazze ad abbandonare la scuola per evitare checkpoint o contatti con i militari e alimenta dinamiche come l’aumento dei matrimoni precoci percepiti come forma di protezione. Le organizzazioni coinvolte, tra cui il Women’s Centre for Legal Aid and Counselling e Physicians for Human Rights – Israel, parlano di un modello ricorrente che si sviluppa in un contesto di crescente violenza in Cisgiordania, caratterizzato da raid militari più frequenti e da un’espansione delle attività dei coloni. Centrale nel rapporto è anche il tema dell’impunità, con gli autori che denunciano come, anche nei casi più gravi e documentati, raramente si arrivi a indagini efficaci o a procedimenti giudiziari, un fattore che contribuirebbe a normalizzare gli abusi e a favorirne la ripetizione.

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Le forze armate israeliane non hanno fornito una risposta dettagliata alle accuse specifiche contenute nel documento, mentre in precedenza Israele ha respinto le accuse di abusi sistematici sostenendo che eventuali violazioni vengono esaminate caso per caso. Alla luce della gravità delle testimonianze raccolte, diversi esperti e attivisti chiedono ora l’avvio di indagini indipendenti a livello internazionale, ritenendo che le dinamiche descritte non possano essere affrontate esclusivamente attraverso i meccanismi interni.

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