Si intensifica la pressione militare israeliana nel sud del Libano, dove nelle ultime ore si è registrata una nuova escalation fatta di bombardamenti aerei, colpi di artiglieria e demolizioni di abitazioni nelle aree ancora occupate dall’esercito israeliano.
Secondo fonti locali, la giornata è stata segnata da una sequenza costante di attacchi israeliani, mentre proseguono anche le azioni di Hezbollah contro le truppe israeliane dispiegate nel sud del Paese e oltre confine, attraverso droni esplosivi e lanci di razzi.
Dopo il fuoco di Hezbollah contro le aree israeliane di Menara, Margaliot e Misgav Am, Israele ha risposto con una campagna di bombardamenti prolungati. Diversi raid hanno colpito località a nord di Bint Jbeil: uno degli attacchi avrebbe ucciso due persone e ferito altre 17.
Poche ore dopo, una nuova ondata di artiglieria ha investito città e villaggi nei pressi di Tiro, con colpi segnalati ogni sette-otto secondi. I bombardamenti hanno raggiunto zone situate a nord di quella che Israele definisce “Yellow Line”, o linea avanzata di difesa: la fascia del Libano meridionale che Tel Aviv tenta di controllare colpendo qualsiasi movimento umano o veicolare.
Nel frattempo, un attacco aereo israeliano sulla cittadina di Safad al-Batikh, nel distretto di Bint Jbeil, ha ferito almeno 12 persone. Secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese, tra i feriti vi sono anche donne e bambini.
Il ministero della Salute libanese ha aggiornato il bilancio complessivo delle vittime degli attacchi israeliani dal 2 marzo: almeno 2.496 morti e 7.719 feriti. Numeri che restituiscono la misura di una guerra sempre più larga, combattuta ormai senza tregua e con i civili intrappolati sulla linea del fuoco.