Pioggia di raid sul Libano: continua l'offensiva israeliana, oltre 3.500 morti dall'inizio dell'escalation
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Pioggia di raid sul Libano: continua l'offensiva israeliana, oltre 3.500 morti dall'inizio dell'escalation

Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute libanese, almeno 3.526 persone sono state uccise e altre 10.733 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani condotti nel Paese a partire dal 2 marzo.

Pioggia di raid sul Libano: continua l'offensiva israeliana, oltre 3.500 morti dall'inizio dell'escalation
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4 Giugno 2026 - 21.30


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Non si fermano gli attacchi israeliani sul Libano, mentre il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi giorno dopo giorno. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute libanese, almeno 3.526 persone sono state uccise e altre 10.733 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani condotti nel Paese a partire dal 2 marzo.

Nelle ultime ore una nuova ondata di bombardamenti ha colpito il Libano meridionale. L’agenzia di stampa statale NNA ha riferito che quattro cittadini stranieri — due siriani e due bengalesi — sono rimasti feriti in un raid aereo israeliano nella zona di al-Mashal, a Wata Abba, tra le località di Abba e al-Duwair, nel distretto di Nabatieh.

Secondo la stessa agenzia, un caccia israeliano ha effettuato un attacco in due fasi contro l’area, provocando il ferimento dei quattro lavoratori stranieri.

Altri bombardamenti hanno interessato le località di Jebchit e Arnoun, anch’esse nel distretto di Nabatieh, una delle aree più colpite dalla campagna militare israeliana. Le autorità libanesi denunciano una prosecuzione pressoché quotidiana dei raid e delle operazioni militari, nonostante i ripetuti appelli internazionali a una de-escalation.

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L’intensificarsi degli attacchi conferma la persistente instabilità lungo il fronte libanese e alimenta i timori di un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria in un Paese già segnato da una profonda crisi economica e istituzionale. Mentre il numero delle vittime continua a crescere, restano lontane prospettive concrete di una cessazione duratura delle ostilità.

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