Trump torna a minacciare la ripresa della guerra con l'Iran: il mondo appeso ai capricci di un megalomane
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Trump torna a minacciare la ripresa della guerra con l'Iran: il mondo appeso ai capricci di un megalomane

Diversi esponenti delle forze armate statunitensi e della comunità dell’intelligence hanno annullato ferie e spostamenti in previsione di possibili operazioni contro Teheran.

Trump torna a minacciare la ripresa della guerra con l'Iran: il mondo appeso ai capricci di un megalomane
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23 Maggio 2026 - 11.43


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Donald Trump prepara la minaccia militare mentre la diplomazia resta appesa a un filo sottilissimo. Secondo fonti direttamente coinvolte nella pianificazione, venerdì l’amministrazione americana stava lavorando a una nuova possibile ondata di attacchi contro l’Iran, anche se nel pomeriggio non era ancora arrivata la decisione finale.

Il clima, però, è quello di una crisi che potrebbe riesplodere da un momento all’altro.

Trump ha cancellato i programmi previsti per il weekend del Memorial Day nel suo golf club del New Jersey e tornerà alla Casa Bianca. Sui social ha parlato genericamente di «circostanze legate agli affari di governo», spiegando così anche la sua assenza dal matrimonio del figlio Donald Trump Jr. Dietro quella formula burocratica, però, si muove una macchina militare che si sta rimettendo in moto.

Diversi esponenti delle forze armate statunitensi e della comunità dell’intelligence hanno annullato ferie e spostamenti in previsione di possibili operazioni contro Teheran. Nel frattempo il Pentagono sta aggiornando le liste di richiamo per le basi americane all’estero, mentre parte del personale militare in Medio Oriente viene ridislocato nel timore di una rappresaglia iraniana.

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Da aprile, dopo una fragile tregua informale, Washington e Teheran avevano evitato di colpirsi direttamente. Una pausa che aveva aperto uno spazio negoziale e rallentato, almeno temporaneamente, la spirale di escalation. Ma quella finestra diplomatica sembra ora restringersi rapidamente.

La Casa Bianca continua a usare il linguaggio dell’ultimatum. La portavoce Anna Kelly ha ribadito che Trump considera invalicabile una sola linea rossa: l’Iran «non può mai possedere un’arma nucleare» e non può mantenere il proprio uranio arricchito.

Dietro le dichiarazioni ufficiali, il messaggio è molto più duro: l’opzione militare resta pronta.

«Il presidente mantiene sempre tutte le opzioni sul tavolo», ha detto Kelly, precisando che il Pentagono deve essere pronto a eseguire qualsiasi ordine del comandante in capo. Tradotto: la diplomazia continua, ma sotto la costante ombra dei bombardamenti.

Anche da Teheran il tono è diventato sempre più minaccioso. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno avvertito che eventuali nuovi attacchi americani o israeliani potrebbero allargare il conflitto ben oltre il Medio Oriente, promettendo «colpi devastanti» in luoghi «che non potete nemmeno immaginare».

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Nel frattempo il governo iraniano sta esaminando l’ultima proposta americana per mettere fine a una guerra che dura ormai da quasi tre mesi e che ha avuto effetti pesantissimi sui mercati energetici mondiali, facendo impennare il prezzo dei carburanti e aumentando la tensione globale.

Secondo CBS News, l’offerta recapitata mercoledì a Teheran sarebbe stata accompagnata da un messaggio estremamente esplicito: se l’Iran rifiuterà quella che Washington considera l’“offerta finale”, gli attacchi militari riprenderanno.

Trump, venerdì, ha cercato di alternare pressione e apertura. «L’Iran vuole disperatamente un accordo», ha detto ai giornalisti. «Vedremo cosa succederà».

Poche ore prima aveva spiegato di essere disposto a concedere a Teheran «un paio di giorni» per rispondere. Ha perfino elogiato i negoziatori iraniani, definiti «impressionanti», salvo poi precisare che gli Stati Uniti pretendono garanzie tali da impedire una nuova esplosione del conflitto.

La risposta iraniana dovrebbe arrivare a breve attraverso il Pakistan, diventato in queste settimane il principale canale informale di comunicazione tra Washington e Teheran.

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Prima di partire per l’India, il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che la Casa Bianca continua a privilegiare la strada diplomatica, pur lasciando intendere che la pazienza americana è vicina al limite.

Rubio ha anche evocato apertamente uno scenario alternativo: colloqui con membri della Nato su un possibile intervento militare per riaprire lo Stretto di Hormuz nel caso in cui l’Iran decidesse di bloccarlo. Un “Piano B” che mostra quanto la crisi rischi di trasformarsi non soltanto in un conflitto regionale, ma in uno scontro capace di travolgere rotte energetiche strategiche e mercati mondiali.

Nel frattempo, a Washington, perfino il Congresso appare paralizzato. I repubblicani della Camera hanno rinunciato al tentativo di limitare i poteri di Trump sulle operazioni militari contro l’Iran, dopo aver capito di non avere i voti necessari.

E così, mentre la diplomazia prova ancora a sopravvivere, la sensazione è che tutto dipenda ormai da pochi giorni. O forse da poche ore.

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